A proposito di “porti chiusi” e “autonomia regionale differenziata

QUANDO MUORE LA SOLIDARIETA

 di Emanuele Labanchi

Come non notare nell’addormentato paesaggio invernale del nostro Centro storico, alla via intitolata ad Alessandro Mandarini ed a quattro passi dalla gloriosa bandiera italiana e da quella europea sventolanti presso la Casa comunale, la comparsa di vessilli della Lega…?

E non della Lega navale italiana…ma proprio della Lega…Lega, quella con l’effige di Alberto da Giussano e la scritta “Salvini premier”, figlia erede della Lega nord, o meglio, della Lega nord per l’indipendenza della Padania, sbarcata al sud per un tentativo di pacifica ed indolore sua conquista.

Allo scopo ha ufficialmente accantonato lo slogan “prima il nord” con quello, piĚ ampiamente condivisibile, “prima gli italiani” che sembra, tuttavia, nascondere un seguito non detto e cioŹ “…ma sempre prima ancora i veneti e i lombardi”. Si spiega cosď perché silenziosamente, in una sorta di silenzio generale e quasi senza opposizione, dopo aver abbandonato l’idea della secessione della Padania, la Lega stia comunque portando avanti un vasto e radicale progetto antimeridionale indicato dolcemente come “autonomia regionale differenziata”.

Ciė in armonia con il saggio proverbio “il lupo perde il pelo ma non il vizio”.

Alle due regioni del nord, Lombardia e Veneto, e all’Emilia Romagna, i cui abitanti sarebbero considerati piĚ italiani degli altri, dovrebbe essere assicurata la maggior parte dei propri introiti fiscali e dovrebbe essere concessa la piena autonomia amministrativa su 23 materie. Si tratta, in parole povere, di ripartire la ricchezza fiscale in modo da rendere le regioni ricche sempre piĚ ricche e quelle povere sempre piĚ povere, con una sanitą di serie A ed una sanitą di serie B e cosď via in ogni altro campo. E, purtroppo, sembra proprio che ancora una volta il nostro Mezzogiorno, nell’agognare il propagandato reddito di cittadinanza con l’asserita abolizione della povertą, si lasci ingannare mentre, se con legge passerą l’autonomia regionale differenziata, peggioreranno in breve tempo le condizioni di tante aree del sud gią in stato di povertą e sulla strada della disperazione sociale (si pensi ai pastori sardi).

Occorre allora conoscere e contrastare un tal progetto, difendere l’unitą e la solidarietą nazionale e far trionfare la coesione e i diritti uguali per tutti con l’unitą giuridica ed economica del Paese. Occorre aprire i porti ed, in primis, aprire il cuore e la mente alla solidarietą umana perché si possa procedere insieme…

Altro che Lega, ex Lega nord, con Alberto di Giussano nel meridione d’Italia…!

Alé, Alé…Sveglia e forza Mezzogiorno!

E che Maratea, a partire da via Mandarini, comprenda…!

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