Raccolta

Manoscritti Storici

riguardante l’Universitą di Maratea

lasciati dal Molto Reverendo Parroco di S. Biagio

      D. Carmine Cav. Iannini     

ed accresciuti da altre notizie procurate dal suo discendente

      Sac. Biagio Ant. Cav. Iannini   

gią arciprete Curato di Cipollina Grisolia

e di poi arciprete di S. Nicola Arcella

 

fascicolo I


 

= DICHIARAZIONE =

Fonte copiosa ad autentica di memorie storiche locali sono gli atti degli antichi notari, perché nei secoli passati, uno a tutto il secolo XVIII, tutti i fatti piĚ importanti della vita pubblica erano accertati da atti notarili.

Or poiché trovandosi nel Comune i protocolli della maggior parte dei notari di Maratea, dal secolo XVI al XIX, stimai prendere notizia degli atti piĚ importanti riguardanti le Universitą, le Chiese ed Esuli morali del nostro Comune.

Speravo cosď, con l’aiuto di altre fonti, di fare un quadro completo della vita Municipale di Maratea; ma non mi fu possibile raggiungere l’intento.

Diversi protocolli mancavano, altri erano tanto sciupati che riusciva difficile e talvolta impossibile di leggerli. D’altra parte non potetti avere notizia delle schede di alcuni notari, i cui nomi avevo rilevati da altri, come Lombardi, Comes, Barlense, Brando, Perretta, Mordente, Santoro ed altri. Di questa schede non esiste traccia, e credo siano state disperse o distrutte.

Gli archivi delle Chiese sono stati pure dispersi. Negli ultimi tempi, mancando la Domus Curiae o Casa Comunale gli atti della Universitą conservati dai Sindaci, e con a poco a poco sono scomparsi. D’altra parte, anche prima, sebbene, vi fossero gli archivisti, il rigore per la custodia e la conservazione dei privilegi, era piĚ formale che effettivo, come vedrė da alcuni atti che trascriverė.

Soprattutto Ź da deplorare la perdita degli Statuta Universitatis approvati dai cittadini delle due Universitą verso la metą del secolo XVI, una copia dei quali, alcuni secoli dopo, venne depositata presso il notar Lombardi (delle cui schede perė, come ho detto non si ha traccia). Pure deplorevole Ź la scomparsa del Liber Magnus Parlamentorum che aveva ciascuna Universitą e conteneva i Parlamenti o Consigli, o Conclusioni dei notabili che concorrevano coi Sindaci e gli Eletti alla amministrazione della cosa pubblica.

Mi riserbano di riordinare alla meglio le notizie che venivo raccogliendo dagli atti notarili e da altre fonti sicure; ma distratto da altre occupazioni, avevo sempre rimandato di farlo, anche perché mi proponevo di fare ricerche negli Archivi di Stato, negli scrittori del tempo e altrove.

Ne ora mi riesce ordinare, sia pure sommariamente, il materiale raccolto e solo ho pensato di assicurare su fogli volanti. Manca perciė anche la coordinazione alla quale potrą supplirsi con note di richiamo a margine.

 

= SCHEDE NOTARILI ESAMINATE =

 

Giovanni Paolo Greco

vol.21

dal

1564

al 1602

 

Annibale Assafris

''

5

''

1565

'' 1575

 

Fulvio Assafris

''

4

''

1590

'' 1601

 

Giov. Antonio De Pace

''

11

''

1601

'' 1633

 

Giov. Giacomo Fiorillo

''

14

''

1613

'' 1652

 

Nicola Antonio Armenia

''

5

''

1632

'' 1657

 

Francesco Antonio Mangini

''

20

''

1626

'' 1654

 

Giuseppe Mangini

''

23

''

1658

'' 1697

 

Francesco Armenia

''

21

''

1663

'' 1724

 

Antonio Mangini

''

19

''

1698

'' 1738

 

Giov. Pietro D’Orlando

''

6

''

1700

'' 1745

 

Urbano Armenia

''

19

''

1730

'' 1773

 

Felice De Lieto

''

58

''

1747

'' 1809

 

Gaetano Siciliani

''

19

''

1800

'' 1820

 

 

= ANNUNZIATA =

Ingrandita nel tempo che si predicava D. Mariano Arciero, mandatoci dal Vescovo di Cassano D. Gennaro Fortunato.

Carmine Cav. Iannini -  Parroco di S. Biagio -


 

= ORIGINI E VICENDE =

Maratea suona greca parola, come notarono Mandelli (Lucania Sconosciuta) Lenormant (La Grand Grece) ed altri; ma nulla si puė sapere delle sue origini, perché il suo nome non si trova in alcuni degli antichi scrittori e nel suo territorio non vi sono avanzi di antichitą. Mandelli (Lucania Sconosciuta, manoscritto esistente nella Biblioteca Nazionale di Napoli); il Barone Antonini (Discorsi sulla Lucania, Napoli 1745); Pacichelli (Il Regno di Napoli in prospettiva, vol. I, p. 288) ed altri, fecero parola di Maratea, ma accennarono piĚ allo stato attuale che alle origini. Degli scrittori locali, il Dottore Paolo D’Alitto (Della vita e del martirio di S. Biagio, Napoli 1728) ed il Cav. Parroco e Cappellano Don Carmine Iannini (manoscritti esistenti presso gli eredi) raccolsero molte notizie senza perė pubblicarli e metterli a stampa.

In epoche diverse si rinvennero nel territorio di Maratea sepolcri, monete ed altri oggetto. Eseguendosi scavi in contrada San Basile si rinvennero dei piccoli vasi, verniciati un nero, ben conservati, di quelli soliti a collocarsi nei sepolcri. Ma ciė non ha importanza essendo noto che nelle provincie meridionali spesso si sono rinvenuti sepolcri senza alcuna relazione con la esistenza di antiche cittą.

L’Antonini riferisce che da uno dei sepolcri rinvenuti in Maratea egli ebbe una armatura che sarebbe stata pregevole se non fosse stata consumata dalla ruggine. Dice pure che il Dottore Paolo D’Alitto gli mostrė la seguente iscrizione rinvenuta in Maratea

D.     D.L. Aelio Pio

L. Aelius Serenus

Frati Optimo

Michele Lacava nella monografia “Del Sito di Blanda

Lao e Tebe Lucana” a pagina 14 dice che detta iscrizione esiste nel Museo Nazionale di Napoli, riportata dal Mommsen sotto il numero 2007 e “con sconcia impostura dell’Antonini attribuiti a Maratea.”

A me non sembra giusta questa censura dell’Antonini che Ź stato in Maratea (ove un figlio fu Governatore, come dalla lapide sulla edicola a Zia Pagana) dice di averla veduta, e ove non sia provato che al Museo pervenne da altra localitą, puė bene ritenersi che sia stata trovata in Maratea.

Si Ź disputato a lungo sulla situazione di Blanda, ritenendosi da alcuni che corrispondesse a Maratea o al suo territorio. Mancando perė tracce notevoli della antica cittą, e riducendosi, quello che se ne conosce, a brevi e poche menzioni negli antichi scrittori, le diverse opinioni vagano del campo delle ipotesi piĚ o meno verosimili e fondate, stimo inutile riferirle, potendosi leggere nel cennato opuscolo del Lacava, il quale conchiude per la ubicazione di Blanda al Timpone dei Pagliari in tenimento di Tortora. Vedi pure Tarantini “Blanda e Maratea”.

Secondo una incerta tradizione Paesana al tempo della traslazione in Maratea delle reliquie di San Biagio, venne miracolosamente additato il Castello come luogo scelto dal Santo per nuova dimora. Ora sia che sia fosse cominciato a sorgere ivi il nuovo aggregato di case che divenne poi Maratea Superiore, sia che le prime abitazioni fossero state costruite intorno alla Chiesa eretta per custodire le Sacre Reliquie, certo Maratea Superiore ebbe incremento o nascimento dalla traslazione delle reliquie di San Biagio. L’epoca di questa traslazione Ź incerta, ma si puė, con giusta ragione, assegnare tra il 7° ed il X secolo.

Il Mandelli (manoscritto citato) scrive che Maratea Superiore fu edificata dai terrazzani (abitanti di Maratea Inferiore o del territorio) per rifuggirvi in occasione di improvvisa invasione di corsari. Secondo altri, Maratea Superiore Ź piĚ antica, e la Cittą Inferiore edificata dai castellani per il bisogno di coltivare la valle. La ipotesi del Mandelli Ź ammissibile, ove al bisogno della piĚ efficace difesa, si aggiunga il culto e il Patrocinio di San Biagio. La seconda ipotesi avrebbe a sostegno la circostanza che un rione di Maratea Inferiore Ź appellato Casale e un altro Casaletto, e i Casali, Ź risaputo, erano abitati che si venivano formando nel territorio della Civitas o Castrum (vedi Rinaldi, dei primi feudi pag. 133). Ma Ź un indizio troppo debole e non si spigherebbe la scelta del sito orribile e senza sole, quando potevasi costruire verso il perimetro dell’attuale cittą. D’altra parte non vi memorie di preminenza di Maratea Superiore, che indubbiamente doveva trovarsi nel secoli posteriori se rappresentava il Castrum da cui si era distaccato il Casale o borgo. Invece trovasi sempre l’azione direttiva e preponderante di Maratea Inferiore, e la importanza di Maratea Superiore limitata, come al presente, al possesso delle Sacre Reliquie del Protettore.

L’origine comune delle due frazioni Ź perė indubitabile, sia per la promiscuitą del territorio, sia per la identitą del nome e dello stemma, sia per i comuni statuti.

La prima volta si incontra il nome di Maratea; per quanto si conosce, Ź nel 1079. Il Mandelli riferisce “Ancorché questa terra non avesse antichitą cosď grandi, non perė devesi credere moderna, ritrovandosi memoria circa ottocento anni dietro, nella bolla di Alfano, Arcivescovo di Salerno, che annoverando le Diocesi fra le terre segna Maratea”. Storicamente perė le prime notizie risalgono al tempo del Vespro Siciliano.

L’Amari riferisce tra diplomi, conservati nell’Archivio di Stato di Napoli (Registro 1283 e 1284, folii 163, 51, 52 a tergo). Sono datati da Brindisi, del Re Carlo 2° d’Angiė. Il primo Ź indirizzato a Riccardo di Lauria e ai cittadini di Maratea, ed Ź del 3 settembre, 13 indizione, 1284, dice: “Sapendo i danni e le molestie che gli abitanti soffrivano dai nemici, il Re esortava a tenere fermo, promettendo aiuti e compensi larghissimi, fidando nella sua possanza e virtĚ. Col secondo del 26 Ottobre dello stesso anno, si destinava un Capitano in Maratea, avendo i nemici occupato Scalea e i luoghi vicini. Col terzo del 14 Novembre Ź ordinato madarsi in Maratea cento salme di frumento, soffrendosi la penuria, oltre le scorrerie e gli insulti dei nemici.

In seguito Maratea ottenne non pochi privilegi e immunitą dai Re Angioini alla cui parte si mantenne costantemente fedele, e quando morto il Re Luigi in Cosenza nel 1434, divampė piĚ che mai la contesa tra il fratello Renato d’Angiė e Alfano d’Aragona, Maratea, come tutte le Calabrie, aderď al partito degli Angioini. Alfonso incaricė Francesco Sanseverino, Conte di Lauria, di renderla in obbedienza. Il Sanseverino vi pose l’assedio, delle cui fasi nessuna memoria Ź giunta sino a noi, meno che i patti della capitolazione seguita a 8 Novembre 1440, che si leggono nella ratifica sovrana concessa in Benevento il 4 Gennaio 1441. Il Re Alfonso, Ź noto, non uso rappresaglie in alcuna parte del regno e fu largo di incoraggiamenti e beneficii alle cittą e ai baroni che si sottomettevano. Fu cosď che approvė i patti consentiti dal Conte Sanseverino tra i quali ricordo la conferma dei privilegi gią conceduti dal Re Roberto, da Giovanna I, da Carlo, da Ladislao e da Giovanna II, meno quelli conceduti da Luigii e da Renato; la rimessione dei debiti verso la regia corte: il condono dei delitti; il mercato franco dal sabbato mattina alla Domenica; ed infine di conservare e di tenere sempre Maratea in demanio et dominio regiae coronae e di non alienarla mai in potere di chicchessia.

Questa immunitą dalla soggezione feudale che malgrado diversi tentativi contrarii perdurė sino alla abolizione della feudalitą, fu per la cittą nostra un beneficio di incalcolabile valore in quei tempi tristissimi, e che noi in tanta diversitą di costumi e di condizioni politiche, non sappiamo adeguatamente valutare. Ma i nostri progenitori seppero mantenersi liberi dal servaggio feudale, e quanti sacrifici costasse un tale beneficio lo sappiamo da quanto fecero altri comuni per rivendicarsi a libertą.

Re Alfonso perė, malgrado la promessa, fatta per ottenere la pacificazione del Regno, ottenuto l’intento, aveva fatto donazione al medesimo Conte Sanseverino di Lauria della terra la stella di Maratea. Come a quel tempo i nostri maggiori riuscissero a salvarsi non so, ma lo stesso Re Alfonso con diploma del 20 settembre 1444 non solo revocė la fatta donazione, ma promise di nuovo di non rendere, né donare, né pegnorare, né in in qualsivoglia altro modo alienare Maratea.

Nelle guerre tra Francesi e Spagnuoli, i Marateoti, che si erano imposti grandi sacrifici per mantenersi liberi, furono con gli Spagnuoli, che da tanto tempo tenevano il Regno. Alla battaglia di Cerignola del 28 Aprile 1503 la condotta eroica dei Marateoti ebbe grande importanza nella vittoria riportata dal gran Capitano Consalvo di Cordova, il quale volle compensarli con nuove concessioni con rescritto del 3 Luglio 1503 confermato da Ferdinando il Cattolico il 31 Luglio 1506. In questa notifica Ź detto: Nos autem considerantes grata, grandia, fructuosa et utilia servitia per eomdem Universitatem et nomine Majestati nostrae fideliter praestita et impensa, de quibus non sumus immemores, attendentesque devotionem et amni fidelitatem ipsius Universitatis et hominum; volentesque cum eisdem benigne agere, cum majora de nobis promereantur, tenore praesentium etc. et cet.

Intanto le continua guerre avevano impoverito l’erario e l’Imperatore Carlo V aveva incaricato il Cardinale Colonna, pro luogotenente nel regno di Napoli, di vendere cittą e castelli. Non poteva sfuggire Maratea a tanta ruina, ed il Conte di Policastro Pietro Antonio Carafa acquistė i diritti feudali su Maratea per il prezzo di ducati diecimila, dei quali gią erano stati sborsati 3000. Da Maratea partď allora una Commissione di notabili, e propriamente il magnifico Nicola Parnello, dottore in diritto, il nobile Gregorio De Lieto e Antonello Migliolo, i quali, ottennero di far rescindere il contratto, mediante il pagamento di ducati 6000, dei quali ducati 3000 per l’acquisto di annui ducati 3000 di pesi fiscali, e ducati 3000 per la concessione del demanio, come da istrumento del sei ottobre 1530 del Notaio Sebastiano Canoro, ratificato dall’Imperatore Carlo V con diploma dato a Bruxelles il 19 Marzo 1531 e nuovamente confermato con altro diploma del 18 Marzo 1536.

Un secolo piĚ tardi vi fu nuovo allarme che si volesse recedere Maratea e negli atti del notaio Francesco Ant. Mangini trovasi una procura del 10 Marzo 1643 che i Sindaci fanno a Francesco Sanseverino e a Muzio Greco, dottore in diritto, per rappresentare l’Universo davanti al VicerŹ e suo Collaterale Consiglio alla Gran Corte della Sommaria, specie nella voluta alienazione di Maratea, facendo valere i privilegi di esenzione ottenuti dal Re. Sullo stesso oggetto vi erano state due Conclusione a 19 Marzo e a 6 Aprile detto anno 1643 e quindi a mezzo detto stesso notaio Mangini in data 18 Aprile si fece altra procura a Giovanni Battista, Giovanni Antonio e Muzio Greco, al reverendo Giovanni Battista Armenia e al notaio Nicola Antonio Armenia per prendere a mutuo tutte le somme occorrenti per far valere il diritto di esenzione da ogni vendita, ovvero per transigere col fisco o in fine per avvalersi della prelazione che de iure spetta in caso di alienazione. Nella conclusione Ź detto: “che si vogliano vendere tutti i beni demaniali, sopra i quali la Universitą ha il dominio, e imponersi tutte e qualsivogliano altre gabelle e qualsivoglia angaria, e che tutti i cittadini siano tenuti vendere li loro argenti, oro, rame, pannamenti ed altri qualsivogliano loro beni, sin tanto che si ascenderą alla somma che bisognerą per la ricompra della patria.”

Non so quale fondamento potesse avere la voce, ma Ź manifestato come i nostri antenati vigilassero per mantenere la immunitą dalla soggezione feudale.

 

= LE DUE UNIVERSITA’ =

Sino al 1806 Maratea fu divisa in due frazioni principali, l’attuale cittą, detta propriamente, e il Castello. Nel linguaggio curiale erano dette Maratea Superiore e Maratea Inferiore, e questa denominazione quanto alla circoscrizione ecclesiastica, Ź durata sino agli ultimi perché Maratea Superiore corrisponde alla Parrocchia di San Biagio, e Maratea Inferiore alla Parrocchia di S. Maria Maggiore.

Le due frazioni costituivano due Universitą, e ciascuna aveva i sindaci, gli Eletti, egli altri officiali soliti dei Comuni o Universitą, il proprio bilangio, con proprie entrate e proprie spese, e si amministravano separatamente dall’altro.

I Francesi, nel 1806, dopo vinta la resistenza opposta in M. S. dai Borboniani, capitanati dall’Illustre concittadino Alessandro Mandarini, le tolsero ogni autonomia. A quel tempo perė M. S. era ridotta ad un numero di abitanti di poco superiore a quello attuale, essendosi a poco a poco trasferiti nelle borgate di Massa, Brefaro, Santa Caterina e in M. I.

Le due frazioni perė non costituivano due diverse comunitą, nel senso proprio della parola, ma erano due parti di una stessa comunitą, che si amministravano separatamente.

Ciė risulta:

1° dal nome di Maratea comune alle due Universitą. In alcune scritture, anzi, invece della denominazione di M. S. e M. I. si legge: in hac terra superiori Marathea, in hac terra vel civitate inferiori Marathea.

2° Dal Santo Protettore comune alle due Universitą e ai Casali (Acquafredda e Cersuta)

3° Dell’uso di unico stemma, che si trova a ricordare i monumenti piĚ antichi, ora esistenti, sulla Cappella di San Biagio al Castello, restaurata nel 1619; e sulle fosse dietro l’altare maggiore della Chiesa del Rosario con la data del 1575. Anche il sigillo delle Universitą aveva lo stesso Stemma. Quello di Maratea Sup. portava la scritta: Arma Marathea Superioris, quella di Maratea Inferiore: “Questo Ź lo sigillo di Maratea

4° Dal trovarsi nelle Grazie, Privilegi ed altri Diplomi del Governo Centrale indicata Maratea senz’altra aggiunta

5° ť principalmente dalla promiscuitą del territorio.

 

= RELAZIONI TRA LE DUE UNIVERSITA’ =

Gli Statuta Universitatis scritti e giurati dai cittadini delle due Universitą verso il 1550 sono scomparsi, e non se ne consce neppure il contenuto, se non si limitavano alla relazioni tra le Universitą o se contenevano pure le consuetudini di Maratea. ť probabile che contenessero una cosa e l’altra, confondendosi a quel tempo le norme del diritto privato con quelle del diritto comunale o universale.

Tale scomparsa Ź di grave pregiudizio a chi volesse tentare l’opera gią da me vagheggiata della esposizione della vita municipale di Maratea nei secoli passati.

Riferisco quello che mi Ź riuscito di rinvenire circa le relazioni tra le due Universitą:

1° In un Diploma del Re Carlo VIII del 12 Aprile 1495 Ź detto che i Capitani e Commissarii rispetto agli uomini di M. S. debbono recarsi amministrare giustizia in quella Terra senza citarli nella Inferiore.

2° Con atto del notaio Pace del 29 Marzo 1626; Sindaci di M. S. ricevono dai sindaci di M. I. ducati 150 “ex causa computorum et expensarum comunitu factarum vigore literarum significatorialium expeditarum per rationales electos super visione liberarum provisionalium R. Camerae Summariae

3° Con atto 25 Gennaio 1643 (Notar Francesco Ant. Mancini) le rappresentanze di M. S. e di M.

I. affittano la foresta del Carroso e la Gabella della fida per annui ducati 490 e per sette anni, da pagarsi per 5/6 alla Universitą Inferiore per 1/6 alla Superiore.

4° In un atto del 29 Aprle 1757 (Felice De Lieto) vi Ź convenzione tra Carlo Maria De Lieto e le due Universitą per una occupazione di demaniale alla contrada Gangema, vi sono conclusioni delle due Universitą e il territorio Ź dichiarato promiscuo.

5° In altro atto del 17 Ottobre 1794 (N. Carmine Di Lieto) Nicola Schettino detto Colacello figlio di Giuseppe, Sindaco di M. Sup. dichiara non essere stato mai suo proposito affittare la foresta del Carroso, corpo redditizio appartenente a M. I. ed attualmente affiatata a Pasquale Ferola.

6° Nel 1691 l’Universitą Inferiore concedeva a Giov. Cesare D’Alitto due tomolate di terra alla Marina in corrispettivo di un diritto di acqua per la fontana di Molopiccolo. Alla concessione dette l’assenso M. S. perché aveva il godimento del sesto del territorio demaniale. L’atto fu stipulato il 18 Maggio 1691 dal notaio Perretta.

7° In un atto del notaio Biagio Miraglia del 28 Aprile 1771 il Sindaco di M. I. presta consenso ad alcuni cittadini di pagare le tasse in M. S. benché per alcuni anni avesse pagato in M. I. Quei cittadini avevano sostenuto una lita con M. I. alla quale appartenevano, ed erano rimasti soccombenti davanti la R. Camera della Sommaria. Il Sindaco qualifica di ingiusta la lite.

8° Entrambe le Universitą sostenuto la lite contro il Barone di Castrocucco D. Nicola Labanchi per la difesa del territorio di Valle d’Acqua. Furono esaminati gli atti, del 1705, tra le carte lasciate dal Barone Labanchi.

9° Nei Parlamenti o Adunanze Generali, convocati in Napoli, dei Baroni, Cittą, Castelli e luoghi demaniali, le due Universitą si facevano rappresentare separatamente. Cosď nel Parlamento adunato in San Lorenzo M. I. fu rappresentata dal reggente di Cancelleria Annibale Moles con procura del 19 Dicembre 1594: Maratea Superiore nel 23 Maggio 1734 (N. Antonio Mangini) faceva procura al patrizio ed avvocato D. Francesco Ventapane per essere rappresentato al giuramento di fedeltą a R. Carlo di Borbone.

10° Atto del notaio Giuseppe Mangini del 29 Gennaio 1670. Dichiarazione fatta nella piazza di M.

I. da Giuseppe Iaselli Sindaco, Girolamo Deodati e Biagio Rizzo eletti: “qualmente questa predetta Universitą con l’Universitą Superiore fanno una Maratea ed uno territorio per essere promiscuo; osservano e fanno una legge municipale, chiamata Statuta Universitatis quali furono stipulati per il quondam notaro Giovanni Ginnaro, circa nello anno 1546 in 1547 quali statuti ogni anno sono stati confirmati nelli generali parlamenti fatti soliti nel mese di Agosto. Nel quale territorio vi sono due antichissime difese, seu foreste, una chiama la Serra della Botte, nella quale sempre, da che non si ha memoria d’uomo in contrario Ź stato solito pascolarci l’animali di qualunque specie di persone, conforme per lo passato hanno pascolato, per essere questa la maggior parte del territorio atto al pascolo, ma solamente proibiscono il pascolo agli animali dei forestieri, come in detto statuto. L’altare difesa seu foresta detta del Carroso ab antiquo e stato solito rendersi della Universitą Superiore, cosď l’erbaggio, come le ghiande; la quale Ź stata osservata indifferentemente da tutti e per il territorio promiscuo hanno dato a questa Universitą Superiore la sesta parte del prezzo di questa, come anche la sesta parte della fida di detto territorio e gabella di Dogana; lo che provengano per ragione di detta promiscuitą; et circa reliqua nel modo di vivere fa governo separato dalla Inferiore. Quam quidem fidem etc. etc.”

11° Atto del notaio Antonio Mangini 24 Febbraio 1727 col quale alcuni cittadini di Maratea Superiore attestano “che li corrieri che vengono con ordini regii in questa cittą Superiore sono soddisfatti del loro pedatico dalli magnifici del reggimento di detta, con forme in questo corrente anno ne sono venuti tre, alli quali dal magnifico Giov. Battista Perretta, odierno sindaco di detta cittą se li pagė il loro pedatico; e similmente da detta cittą e suoi magnifici del reggimento pro tempore per difesa e mantenimento del territorio hanno tenuto il loro avvocato nella cittą di Napoli, come avergli assegnata la provvigione di ducati dodici per ciascun anno. Anzi Biase Fiorillo (uno dei dichiaranti) attesta con giuramento, tacis scripturis, qualmente in tempo del suo indicato sborsė e pagė ducati quaranta di proprio denaro di essa Universitą per la difesa del territorio di Valle d’Acqua, oltre di molte altre spese alle quali ha soggiaciuto essa Universitą per la difesa dei territorii quanto Ź accorso.

Dichiarano ed attestano inoltre dette prenominati cittadino qualmente detta Universitą di M. S. non ha giammai avuto bisogni de’ servirsi delli carceri di M. I. tenendo detta Universitą S. le carceri separate dentro la propria cittą Superiore, siccome attualmente le tiene, delle quali ne paga ogni anno il solito affitto il che Ź cosa pubblica e manifesta. E questo Ź quanto dichiarando ec. ec.”

 

= NATURA DEI RAPPORTI =

= TRA LE DUE UNIVERSITA’ =

Volendo in queste notizie stabilire la natura dei rapporti tra le due Universitą Ź a ricordare che quando nel territorio di una Colonia o Municipio si formava una specie di villaggio o comunello rustico, questo si costituiva il suo particolare patrimonio con una certa autonomia, e si amministrava indipendentemente dalla Colonia o Municipio di cui faceva parte. Ciė dava luogo a rapporti di comunione di diritti e di promiscuitą del territorio. Scrive il Tapia: «Communio adquiritur non solum praescriptione immemorabili et privilegio regis, sed etiam filiazione ut ita dicam veluti si ex aliquo oppido vel urbe recedentes cives ad alium locum civitatis se conferant inique oppidum vel villam construant.” Si puė perciė dire che Maratea fu sempre un solo corpo politico (civica, municipium, oppidum, terra) e perciė in tutti i secoli nei rapporti col Governo Centrale si parla sempre di Maratea senz’altra aggiunto circa le due Universitą Costituitasi una frazione importante, si costituď quella comunione di rapporti, con la promiscuitą del territorio, della quale parla il Tapia, tra la cittą e la nuova frazione, e questa ebbe vita e personalitą propria e si amministrė da se, ma politicamente, non avendo un territorio proprio, faceva parte della Universitas Principalis. Cosď spiegansi la promiscuitą del territorio, le spese comuni, la difesa in comune della terre demaniali, e cosď spiegasi pure come scomparendo la frazione piĚ piccola (Castello) o meglio cessandone la autonomia amministrativa, il dominio si consolidasse nella Universitas principalis e venisse meno ogni maniera di smembramento e divisione di uso.

 

= QUAL ERA LA UNIVERSITAS PRINCIPALIS =

Occorre ora esaminare il quesito storico se la Universitą piĚ antica, nel cui territorio si formė l’altra, sia stata la S. o la I. Ma Ź difficile, per non dire impossibile, dare una risposta soddisfacente, mancando elementi probabili di giudizio, ed essendo incerti e vaghi i diversi indizi.

La denominazione di Casale e Casaletto a due rioni di M. I. Ź l’appellativo di Borgo dato qualche volta al rione inferiore, non bastano a far supporre che l’antica Universitą sia stato il Castello perché non vi Ź traccia di preminenza di M. S. e di essersi la cittą Inferiore considerata come un casale. Il nuovo aggregato poteva chiamarsi Casale o Castello secondo la localitą in cui sorgeva e la forma o aspetto speciale che veniva a prendere. Se la comunitą piĚ antica e madre fosse stata M. S. avremmo certamente trovato negli ultimi quattro o cinque secoli, dei quali abbiamo notizia sicura, qualche affermazione della sua matricitą rispetto alla nuova Comunitą che da quella aveva avuto origine. Invece di questa matricitą non esisteva neppure il ricordo o la tradizione quando proprio Maratea Superiore faceva le pubbliche dichiarazioni davanti al notaio Giuseppe Mangini il 29 Gennaio 1670 (vedi a pagina 11) e davanti al notaio Antonio Mangini a 24 Febbraio 1727 (vedi pag. 12).

In contrario troviamo:

1° Che il territorio promiscuo Ź stato sempre amministrato dalle due Universitą o solo da quella inferiore. Questa anzi ne disponeva come di cosa propria e poi chiedeva l’assenso di M. S. in ragione del godimento del sesto. Ciė Ź chiaro nella concessione fatta a D’Alitto (v. pag. 10 numero 6). Anche la foresta del Carroso era affittata da M. I. che poi corrispondeva il sesto a M. S.

2° Che M. S. aveva una piccola parte del godimento del territorio (sesto) mentre se fosse stata la Universitas Principalis avrebbe certamente riserbato a sé quota maggiore.

3° Che ecclesiasticamente la giurisdizione esclusiva del Parroco di San Biagio era limitata intra moenia Maratheae Superioris, mentre quella del Parroco di S. Maria Maggiore si estendeva a tutto il territorio promiscuo e mentre sono accertati diversi casi di esercizio di ministero del Parroco di S. Maria Maggiore nel territorio piĚ promiscuo al Castello, non si ha memoria che il Parroco di S. Biagio abbia mai esercitato giurisdizione o cura di Anime nel territorio promiscuo a M. I. Ciė si vedrą meglio quando si parlerą della contestazione tra i due Parrochi. Si aggiunge che mentre il Parroco di S. Maria Maggiore ha avuto sempre il titolo di Arciprete Parroco, quello di S. Biagio ha il titolo di Rettore Curato (della Chiesa e del Castello e Cappellano della Cappella di S. Biagio).

La minore circoscrizione della Parrocchia e la minore dignitą dello investito (in ciė che riguarda il titolo) mostrano che un tempo la giurisdizione spirituale e la cura di anime di tutto il territorio doveva appartenere al Parroco di M. I.

4° Che anche i governatori della Cappella di S. Biagio erano nominati quattro dalla M. I. e due dalla M. S.

5° Che i diplomi e privilegi indirizzati a Maratea senz’altra aggiunta, come n’Ź detto a p. 9 numero 4, e perciė comuni alla due Universitą erano custoditi nell’Archivio di M. I.

6° Dallo stemma comune delle due Universitą formato, come Ź noto, dalle tre torri civiche che sono le tre torri di M. I, quella D’Alitto che conserva ancora la forma di torre; quella incorporata alla casa Passeri gią Visconti; e quella che ora forma il Coro della Chiesa Parrocchiale. Non si conosce se questo stemma deriva da concessione sovrana o da scelta ed uno da parte delle Universitą. Verosimilmente queste si formarono lo stemma, mettendovi la caratteristica delle tre torri; e poi ottennero dal sovrano o si arrogarono senz’altro l’aggiunta dell’aquila bicipite. Ora se M. S. fosse stata la Universitatis Principalis e M. I. una derivazione, non si comprende come quella abbia potuto consentire alla scelta o adozione di uno stemma che si riferisce unicamente a Maratea Inferiore.

 

= PRIVILEGI =

Erano custodi dal Sindaco e dagli Archivisti dalla Universitą Superiore.

Con atto del notaio Giov. Paolo Greco del 23 Gennaio 1591 il nuovo Sindaco Biagio Ferraro riceve dal Sindaco uscente Giov. Battista Santoro ventisei privilegi della Universitą, un pergamena, e un libro contenente il sunto dei privilegi. ť menzionato che il sindaco pure aveva avuto consegna dei privilegi con atto notarile.

Un secolo e mezzo dopo erano gli Archivisti della Universitą Giuseppe Lombardi e Raffaele Desanctis che consegnavano al Sindaco D. Gioacchino Salemme i privilegi della franchigia di Dogana per farli valere presso il governo, e di tale consegna fu compilato atto dal Notaio Giovanni Ruggiero a 25 Novembre 1753.

L’Archivio era nella Sacristia (ora non piĚ esistente) della Cappella o Confraternita del Santissimo nella Chiesa Parrocchiale di S. M. Maggiore. Perė se i privilegi almeno nei primi tempi, quando avevano valore giuridico, erano custoditi con diligenza, come apparisce dagli atti succitati, in seguito ne cominciė la dispersione. Dall’istrumento del notaio Felice Di Lieto, 8 Maggio 1759, si rileva che per la trascuragine degli antecessori lo stipo era vuoto e senza chiave, e le pergamene trovavansi in Napoli presso l’avvocato, nostro concittadino, Don Giulio Sifanni, che restituite dal Sifanni e riconsegnati agli archivisti, furono riposte in una cassetta con le effige di San Biagio, si San Francesco e della Madonna, chiusa con tre chiavi da conservarsi rispettivamente dal Sindaco e dai due Archiviari. Dopo non molto tempo perė in una dichiarazione firmata dai nuovi Priori della Confraternita del SS.mo addď 3 Settembre 1792 (che conservasi) Ź detto: Scritture in uno cassettino dentro uno stipo grande della Sacrestia della medesima, senza chiave, date a tenuta, per sicurtą da questa Universitą. Intanto i privilegi se avevano perduto ogni valore giuridico avevano acquistato grande valore storico, e se ne abbiamo lo elenco nel citato istrumento del notaro Felice Di Lieto ci manca la maggior parte il testo autentico.

 

= ATTO DEL NOTAIO FELICE DI LIETO =

= 8 MAGGIO 1759 =

Die octavo menis Maii, septimae Indictionis, millesimo septingentesimo quinquagesimo nono, Maratheae et proprie in pubblica platea.

Costituiti personalmente avanti di noi li magnifici Rinaldo Ursomando e Don Paolo Maria D’Alitti, sindaci, nec non li dottori signori Don Raffaele De Santis e Don Giuseppe Lombardi, archivarii di questa cittą di Maratea, li quali avanti di noi qualmente essendo stati nel prossimo passato Agosto del caduto anno 1758 eletti per rispettivi Sindaci ed Archivarii di detta cittą, quale Archivio sta risposto nella Sacristia della Confraternita del SS.mo Sacramento eretta entro la venerabile Madrice Chiesa delle stessa, ed Ź come fusse uno stipo, nel quale per la trascuragine degli antecessori non si tenno né scritture, né chiavi o altro, perloché detti signori Sindaci sono stati nell’obbligo farci tre differenti serratura, colle di loro chiavi, delle quali una se ne conserva da detto Don Paolo come Sindaco, ed altri due da detti signori Don Raffaele e Don Giuseppe, li quali unitamente con me predetto notaio, reverendo Cappellano Don Giacomo Sifanni, magnifico notar Francescantonio Greco ed altri, sonosi portati in detta sacristia, ed avendo preso le di loro differenti chiavi hanno lo stesso archivio aperto, quale si Ź ritrovato vuoto e senza scrittura alcuna, di qualunque maniera si fusse, cosď nel ridetto Archivio come nei taraturi vi sono. Essendosi nuovamente serrati si sono portati in questa pubblica piazza per riceversi dal detto signor Cappellano Sifanni alcuni privilegi mandati dall’avvocato Giulio Sifanni, di lui fratello da Napoli, quali erano in detta cittą e si rattrovavano in suo potere da piĚ anni, perloché a futura cautela di detto Don Giulio e di chi spetta vonno fare il presente istrumento di dichiarazione e ricevo delli sotto notati privilegi, quali ricevono ed hanno presentemente dal riferito Don Giacomo in nome di detto Don Giulio, vedutisi ed osservati dalli stessi nella presenza nostra, riporti in una cassettina nella quale vi sono le effigie di San Biase, San Francesco e la Madonna

SS.        con le imprese del regnante di quel tempo e della nostra cittą e detti privilegi sono come seguono.

1° A Venti Luglio 1404 il Re Ladisalo riduce il demanio o territorio di Maratea burgensatico.

2° A due Settembre 1414 la Regina Giovanna seconda conferma alla Universitą di Maratea le grazie e le immunitą concedute alla medesima dalli predecessori regnanti e precise dal Re Ladislao.

3° A 4 Marzo 1419 la Regina Giovanna 2° concede privilegi ai cittadini di Maratea di poter distornare le querele annche tre fiorni dopo la data fuori la citazione, in ogni giudizio e cause, eccetto quelle alle quali si dovesse imponere la pena di morte civile o naturale scissione di membro.

4° A 4 Gennaio 1441 Alfonso d’Aragona conferma li privilegi alla Universitą suddetta dal suo R. Commissario Signor Conte di Lauria Sanseverino, li quali erano in somma di conservarla sempre in demanio o dominio reale era obbligata in quel tempo l’Universitą verso la Regia Corte, e la ratifica in fine dei privilegi del Re Noberto, Regina Giovanna I, Re Carlo, Re Ladislao, Regina Giovanna 2° ed in ultimo concede il mercato franco dal sabato mattino per tutta la Domenica seguente ad ogni persona che comprasse e vendesse.

5° A 20 Settembre 1444 Alfonso d’Aragona concede privilegio alla Universitą predetta col quale revocando la donazione della terra e Castello fatta al Conte di Lauria Sanseverino, di nuovo promette non venderla, né pignorarla, né in qualsivoglia altro modo alienarla.

6° A 16 Ottobre 1469 Ferdinando d’Aragona concede alla Universitą ed uomini di Maratea privilegio di non dovere essere riconosciuti nelle prime cause civili, criminali, o miste se non dalli ufficiali di detta terra, né esser tratti ad altro tribunale sive ratione, loci, sive ratione delicti, sive ratione contractus, e nel suo caso di essere coventuo altrove possono in virtĚ del privilegio di mandare la scissione della causa.

7° A 12 Aprile 1495 Carlo VIII concede privilegio alla Universitą che li Capitani e Commissarii debbono andare a ministrare giustizia nella Terra superiore rispetto alli uomini di quella. Inoltre concede la remissione della cause prima, civili, criminali e miste, secondo si Ź detto di sopra, e confirma li privilegi antichi ed infine che per li mulini, battendieri e paraturi fossero stati tratti li cittadini come erano in possesso.

8° A 3 Settembre 1496 Federico D’Aragona il quale concede privilegio all’Universitą di Maratea col quale parimenti rilascia li residui che si dovevano alla Regia Corte; in secondo luogo concede indulto a quelli che fossero stati della fazione Angioina. 3° che le barche da pescare siano franche da decima. 4° che li animali, possono andare a pascolare nelle terre convicine per quindici miglia intorno senza pagamento alcuno, dummodo le terre fossero della R. Corte. 5° che quelli che portano vettovaglie in Maratea non siano tenuti siano tenuti pagar passo di Lauria. 6° che non sia tenta alloggiar uomini d’arma ne fanti a piedi. 7° concede la bagliva. 8° la franchigia di dogana ed altre gabelle delle robe che comprassero e vendessero.

9° A 3 Luglio 1503 il Gran Capitano in nome del Re Ferdinando il Cattolico concede alli uomini di Maratea di poter andare armati in qualsivoglia parte del regno eccetto che per detta terra; oltre a ciė la franchigia di poter pascere senza pagamento alcuno di esser franchi di falangaggio per tutti li mari del Regno, quoad demanialia tantum. Conferma tutti li antichi privilegi della casa di Aragona.

10° A 31 Gennaio 1506 il Re Cattolico conferma il privilegio conceduto dal Gran Capitano.

11° A 6 Aprile 1530, il Cardinale Colonna, viceré del regno, in nome dell’Imperatore Carlo V conferma li privilegi, immunitą, franchigia e grazie concedute all’Universitą suddetta dalli serenissimi regnanti della casa D’Aragona, da Sua Maestą Cattolica, e dalli Viceré pro tempore del Regno delle quali l’Universitą era in possesso sino al tempo della invasione del Regno.

12° A 9 Marzo 1531 Carlo V imperatore e la Regina Giovanna sua madre confermano la vendita del demanio fatta al Cardinale Colonna per ducati 3000 a beneficio di detta terra.

13° A 17 Marzo 1536 l’Imperatore Carlo V con la Regina Giovanna, sua madre conferma alla Universitą di Maratea il dominio e la vanitą di annui ducati 300 sopra li pagamenti fiscali di detta terra, fatta dal Cardinale Colonna conferma ancora tutti i privilegi di detta Universitą e vuole che sia osservato ad unquam l’istrumento di detta vendita di fiscali, non ostante che in alcuna maniera fosse stata interrotta a perturbata la Universitą per la osservanza di essa.

14° A 15 settembre 1605 Filippo III confermė tutti i privilegi, grazie e capitali concessi alla Universitą ed uomini di Maratea per quanto ne erano stati in passato dei medesimi.

15° A Settembre 1707 il Viceré Martinez ferma li privilegi alla Universitą in quanto ne era in possesso.

16° Istrumento di compra di Pietro Antonio Carafa, Conte di Policastro, del ius di nominare il Governatore di questa cittą per ducati 250 con molte altre obbligazioni di detto Conte.

17° Exequatum al privilegio primo di Carlo V a 2 Luglio 1533.

Quali privilegi ed altro sopra notati, sonosi messi nella detta scatola e riposti in detto archivio dalli detti signori Sindaci ed Archivari, li quali avendoli ricevuti ed avuti per mano del detto signor Don Giacomo Cappellano Sifanni, in nome e parte di detto Don Giulio, perciė spontaneamente, non per forza, dolo ecc. ma per ogni miglior via, ne quietano, liberano ad assolvono lo stesso Don Giulio assente e per esso detto signor Cappellano ecc. della quale dichiarazione e ricevuta detti signori Sindaci ed Archivarii hanno richiesto noi ec. ec.

 

= OSSERVANZA DEI PRIVILEGI =

Come ho accennato a pagina 43, nel 1753 il Sindaco Don Gioacchino Salemme ritirė dagli Archivarii il privilegio della franchigia di Dogana per farlo valere presso il Governo.

Era l’epoca  delle  riforme  attuate  dal  Re  Carlo III di Borbone e i privilegi erano ormai incompatibili coi nuovi ordinamenti; ma in ogni modo i nostri antenati portarono la quistione davanti alla R. Camera. Esiste un esemplare a stampa della relazione del Razionale Don Antonio Taro, e la trascrivo per assicurarne la conservazione: la decisione fu sfavorevole ma ho smarrito le carte relative; reputo perė interessante la relazione Taro che trascrivo:

Relazione fatta per ordine del Tribunale della R. Camera, precedenza istanza fiscale, del magnifico Razionale D. Antonio Taro, per li privilegi che godono li naturali della cittą di Maratea, dei quali richiedesi la osservazione dei medesimi.

Copia etc.

Die 5 Mensio Maii 1758 praesentata per magnificum U. J. D. Vincentium Ginnari C. P. Maltellonus

Aet.  All’Ill.  Marchese  signor  D.  Antonio  Palumbo

Presidente della R. Camera a Commisiario.

Con decreto di V. S. dei 14 Febraio del corrente anno, precedente istanza del R. Fisco, mi viene commesso che riconosciute le scritture opportune fatto avessi relazione di quanto occorre in ordine alla dimanda dei cittadini privilegiati di Maratea, che esponendo tutti i privilegi conceduti a quei naturali si dall’anno 1496 dal R. Federico II e confirmati dai precessori monarchi, cercano la manutenzione nelli medesimi, quali verificati soddisfarsi all’informo ordinato su di questo assunto dalla Maestą del Re nostro Signore (fol. 2 e 3) col suo real dispaino dei 22 Agosto del caduto anno 1757, (ut hic fol. 15 a 16 a ter).

Adempiendo io intanto all’incaricatomi coll’espressato Decreto, devo riferire ad V. S. che nell’anno 1496 dai cittadini ed Universitą di Maratea si umiliė supplica alla Maestą Federico II, allora regnante, chiedendo la conferma di tutti i privilegi per l’addietro goduti e la rinnovazione e nuova concessione di altri che in dodici capi esposero: su di questi si appoggiarono le particolari determinazioni delle quali piacque aggraziare quel Pubblico, e poi furono espressamente inserito in un privilegio spedito sotto li 3 Dicembre 1496, primo anno di regno dell’espressato monarca e sottoscritto in bergamena nella Real Piazza di Gaeta.

Copia di tal privilegio vi Ź in questi atti presentata (fol. 4 ad 8) ma come Ź copia ricacciata da altra copia, ho voluto riscontrarla col proprio originale in bergamena. Il privilegio originale trovasi dal tempo logorato, e poco intellegibile, perė con matura riflessione fattaci l’ho ritrovato uniforme alla copia suddetta, motivo per cui viene a rimanere comprovata per appoggio della presente relazione.

Varie furono le grazie concedute e confirmate dal Re Federico II alli naturali di Marateea, ma di presente dimandano soltanto la manutenzione della franchigia dei diritti: su di ciė si fa parola nel Capo 12 di detta cessioni, nel quale si dice degnarsi concedere che gli uomini di Maratea siano franchi di ogni pagamento di Dogana e Gabella di tutte le robe, comprassero e vendessero in ogni parte e luoghi del Regno e fu di questa dimanda decretato: Placet regiae Majestati, ut hic. Fol 6.


L’espressato privilegio fu inde confermat dai successori monarchi, rilevandosi la varii altri privilegi ottenuti e trascritti in pergamena che mi sono stati esibiti; e tra di essi quello spedito a favore della Universitą predetta di Maratea della Maestą di Carlo V della data in Napoli sotto li 17 Marzo 1536. Da questo privilegio si rileva che essendosi dalla Universitą suddetta pagati alla R. Corte ducati seimila, con strumento stipulato in nome della prefata Maestą dall’Eminentissimo Cardinale Colonna, per mano di Notar Sebastiano Canoro di Napoli, sotto li sei Ottobre 1530, si vendita a beneficio di essa Universitą di annui ducati trecento di fiscali feudali sopra di essa cittą, per il capitale di ducati tremila, soggettandoli al servizio feudale e pagamento d’adoa, e relevi; e per gli altri ducati tremila la se li ratificė la concessione del demanio, con che perė in virtĚ di questo contratto se li ratificassero e quantenus opus di nuovo concedessero tutte le grazie e privilegi antecedentemente ottenuti e tutte le immunitą sino allora godute, ancorché fussero stati in qualche tempo interrotti; come in effetto con espressato privilegio fu ratificato lo strumento suddetto, con la conferma dei privilegi che l’Universitą suddetta rappresentava giusto l’original privilegio da me riconosciuto, copia del quale in questi atti folio 17 ad 22. Per dimostrazione poi che l’immunitą e franchigia come sopra concedute ai naturali di Maratea abbiamo avuto la di loro osservanza, si Ź in questi atti prodotta copia estratta dall’attuario Nicola Mastellone di fede, precedente ordine, fatta da Don Gennaro Mirenglia credenzero di mare della R. Dogona di Napoli, sotto li 23 luglio 1756 da me riscontrata col suo originale esistente negli atti per il magnifico Don Giovanni Battista Ginnari, colli Piazzeri della terra di Senise presso detto Ottuario, colla quale attesta che dai libri ove sono assentati li privilegi delle persone napolitane, si rileva che vi siano registrate anche li privilegi di diversi cittadini Marateoti, che in quella, e siccome nelle cartelle di spedizioni si pone il nome e cognome del negoziante con dirsi di Napoli, cosď in quelle dei Marateoti si pratica lo stesso, con dirsi di Maratea, venendo essi a godere quello che godono li privilegiati Napolitani, ut hic fol. 9.

Su l’appoggio dei suddetti privilegi et signanter del capo 12 delle grazie di sopra espresse, come altresď della osservanza per l’addietro tenta, si dice dai ricorrenti, che sempre sono stati trattati franchi quei naturali, che in virtĚ dei privilegi spediti dalla R. Camera hanno dimostrato esser cittadini di Maratea, ed un caso di inosservanza dal Tribunale della Regia Camera se li sono rilasciati gli ordini per la puntata ed esatta osservanza dei privilegi suddetti.

Per contesto di che hanno esibito copia dei decreti lati dal Tribunale nella causa agitata tra il negoziante Don Giov. Battista Ginnari di Maratea, con l’Universitą di Senise e suoi Piazzeri (hic fol. 10 et 11) quali benché stati da me incontrati con l’originale negli atti suddetti. Da detti documenti si rileva che ritrovandosi il magnifico Don Giov. Battista Ginnari spedito privilegio di cittadino di Maratea fu con provisione della R. Camera dei 2 Settembre 1752, presso l’Attuario Mastellone ordinario a tutti e qualsisiano Officiali, Doganieri, arrendatori, credenzieri, Gabelloti. Passaggieri, Piazzeri scafari ed altri che quanto volte occorresse all’espressato Ginnari o al suo procuratore, di comprare, vendere e contrattare merci o mercanzie debba essere trattato franco ed immune da tutti e qualsisia pagamento di Dogana , Gabella, Dazi, Passi, Piazze, Scagi, Ponti ed altri diritti, servata la forma delli sopra espressi privilegi, con avvertenza che resti tenuto a tutti li pagamenti spettanti alla regia Corte, ed al Ius Salmarum e l’esiture degli Ogli, ut fol. 13 a. t. Li appose indi a tali ordine l’Universitą di sempre ed in contradittorio su di ciė fu ordinato a 2 Settembre 1754 “Quod appositis pro parte Universitatis Senisii non obstantibus, proquo effectu tani supradictus Magn. D. Joanuis Baptista Ginnari, quam eius procurata hactenter immunes a solutione iury Platheae et omnes pecunia rum quantitatis exactae per dictam Universitatem a die quo ferit praesentatum privilegium sestituentuar ut hic fol. 10.

Di tali decisione gravassi l’Universitą, cosď che trattasi sinodalemente l’affare in Regia Camera con decreto dei 18 Giugno del caduto anno 1757 in grado di restituzione in integrum, si ordinė “non esse referendum postitae in integrum restitutioni pro parte Universitati terrae Senisii, ut supra fol. 11.” Li rileva dunque dal di sopra riferito che li cittadini di Maratea pretendono mantenerseli la franchigia ed immunitą dei diritti delle mercanzie che da essi si comprano e vendono, anche per procuratorem in virtĚ dei sopra detti privilegi e grazie ottenute; e che pretendono dimostrare il possesso ed osservanza di tale immunitą con la fede del credenziero della R. Doana di questa cittą di Napoli; e colle giudicature della Regina Camera di sopra rapportare colla quale si ordina di trattasi franchi di tutte li diritti di Dogana, Gabelle, Dazi, Passi, Piazze, Scale, Ponti ed altro a riserva dei pagamenti spettanti alla R. Corte e dello Ius Salmarum ed esiture dell’ogli. Onde su l’appogio di ciė potrą V. S. col Tribunale umiliare a S. M. quel tanto occorre su di questa dipendenza, in esecuzione del disposto del Reale Dispaccio di sopra enunciato (fol. 2 e 3) e per fine retto facendogli devotissima riverenza. Napoli li 5 Maggio 1758. Di V. S. Divotiss. ed Obbligatiss. servo il Razionale Antonio Taro. Die 5 Mensis Maii 1758. Dominio Fisei Patrono Palomba.

Die 27 Maii 1758 Iiscus relitti se iuxta relationem, Salvis etc.

 

= CHIESE =

La Chiesa piĚ antica di Maratea Ź senza dubbio quella di S. Biagio, anche a non voler accettare la ipotesi di coloro che vogliono M. S. piĚ antica e Marat. Inf. borgo di quella, Ź evidente che la Chiesa fu edificata nei primi secoli dopo la venuta di S. Biagio.

In Maratea Inf. una tradizione ritiene piĚ antiche le Chiese di S. Vito e di S. Anna, ma questa tradizione non Ź confermata né da iscrizioni né da menzione di antiche scritture. Fo notare la Chiesa di S. Vito dovette essere costruita o benedetta in sede vacante, perché nella Diocesi di Cassano Ionio, da cui allora dipendeva l’Universitą di Maratea, quando era sprovvista del proprio Vescovo e reggeva la diocesi il Vicario Capitolare, lo stemma del Vicario era una pecora con una bandiera sul dorso; e la chiesa di S. Vito ha proprio questo stemma dipinto sotto la volta sull’altare maggiore.

La Chiesa di S. M. Maggiore Ź da alcuni secoli la chiesa Madre Parrocchiale della cittą, non si hanno notizie della sua costruzione, ma in una Bolla vescovile del 19 Marzo 1585 Ź detto “Cum praedicta terra Maratheae unica tantum parochia in burgo inferiori ubernaretur.” Ciė da un lato mostra che in oppido cioŹ in M. S. vi era altra parrocchia dall’altra che da piĚ tempo doveva essere eretta in Chiesa Parrocchiale. Solo la Chiesa di S. Maria Maggiore ha avuto titolo di Chiesa Madre, Chiesa Capitolare, e il suo Capo di Arciprete e Parroco. Il Rettore di S. Biagio non ha ma avuto il titolo di Arciprete e neppure di Parroco.

Nella controversia per la morte di Mons. Paolo Palumbo vi fu controversia v. n. 217.

Ne 1565 troviamo la erezione della nuova parrocchia nella Chiesa della SS. Annunziata. Il nuovo Parroco D. Fabio Boreo ebbe il possesso a 24 Marzo 1585 (not. Paolo Greco) vedi atti relativi.

 

= S. ROCCO =

Da un atto n. Giov. Ant. De Pace del 12 Giugno 1621 si ha che il Chierico Giov. Nicola De Rosa, per nomina avuta dalla S. Sede il 15 Maggio 1621 prende possesso della abbazia di S. Maria di Loreto in Maratea fuori le mura, contrada S. Elia. Da altro atto di notar Nico: Ant. Armenia del 24 Ott. 1656 troviamo che Caterina Santoro dona alla cappella di S. Rocco, ove si dice la Madonna di Loreto; un oliveto alla Timpa di Castiglione; in questa contrada anche oggi una parte Ź chiamata S. Rocco (denominazione conservata nel catasto del 1817). Con atto per notar De Rosa del 24 Agosto 1615 Orazio Giordano, Giov. Camillo Greco e Fulvio Assafris, Franc. Greco e Rev. Gio. Gioc. Bengevenne detti in pubb. Consiglio dall’Universitą prepositi e maestri per la costruzione del Mon. Dei

P.P.         Capp. disposto da Giov. Ant. De Pino comprano da Don Anto. ed Ovidio Bono per Duc. 100 una vigna in contrada S. Maria di Loreto per la costruzione del Monas. Dei Capp. Ciė conferma che quelle tre cappelle, una delle quali intitolata S. Rocco, erano intitolate alla Madonna di Loreto, non della Libera come volgarmente si ritiene. (pag. 29bis)

Certificato del Sindaco D. Biase Dalitto e del Decurionato 7 Sett. 1815 che la Chiesa di S. Biagio Ź Parrocchiale ed ha anime 752 circa al Castello e nei quattro villaggi ed ha solo il Parroco ed il Cantore fatto pei chierici Pace e Rossi di Mormanno a 28-1-1868 il Vic. Foraneo D. Ottavio Rossi fece rapporto e sentď diversi testimoni tutti di M. S. i quali dichiararono che i sacramenti di ultima necessitą eransi sempre nei villaggi amministrati dal Parroco di M. S. e che molti per esimersi dai pesi catastali andavano a battezzare in M. Inf. che il Sindaco di sopra esercitava giurisdizione sino ai Muricelli.

Ragioni reciproche date da Dalitto a 18-2-1818 di risposta al Vic. Cap. e a 4 Marzo risponde Iannini.

Estratto.

Dalitto: il parroco di S. Biase manca di titolo per la cura esclusiva sui villaggi, mentre il Parroco inferiore ha il possesso secolare, di mille e piĚ anni. Risponde: ha il possesso dei Sacramenti di ultima necessitą la Chiesa i basso fu filiale e coaduitrice di M. S. sino al Concilio di Trento, allora ebbe il primo parroco indip. Maimone, che assunse il titolo di Arciprete indebitamente. Ma poi il titolo nel decreto della Curia 1723 e Real giurid. 1736.

2 – Il Parroco di S. Biase Ź rettore curato e Cappellano e non ha quindi fuori le mura del Castello.

Risposta – Invece ha amministrato sacramenti e esatto le decime fuori, e ha sempre protestato lettera 29 Sett. 1778 dal Delegato della Repl. Giurisdizione e fu notificato al Deodati di non piĚ molestare il Parroco di S. Biase, ciė a seguito dell’informazione del Vescovo di Cassano D. G. B. Coppola che le parrocchie erano indipendenti.

La Statua venne restituita ma con regio dispaccio 20-1-1781 si prescrisse che non solo doveva calar coverta accompagnata da un solo prete senza cotta ma che il Sindaco avesse dovuto recarsi al Castello e fare un obbligo al Parroco di restituirla dopo un determinato numero di giorni. Lebotti insistette per far riammettere la processione, ma a 17 Dic. 1785 si rispose negativamente. Intanto fu definito esser parroci indipendenti, ma non furono fissati i confini di Deodati e poi Dalitto continuarono a sostenere la promiscuitą del territorio, molti si portavano a battezzare a Maratea Inf. e si sposava ec. Deodati accompagnava le processioni di penitenza sin sulla porta e qui si predicava, essendo in loco promiscuo. Con istanza 28-1-1818 Iannini si dolse degli abusi e rispose Dalitto a 28-2-1818. Il 7 Maggio 1719 il Vescovo D. Deodato Gomez Cardosa propose e fece accettare la transazione. Il 28 Nov. 1817 Iannini fece istanza al Re. Disse che la Chiesa di S. Biagio era parrocchiale unica non gentilizia e famigliare. Che nel 1723 si era agiata la quistione coll’Arciprete Perretta che pretendeva essere parroco universale, che Deodati ripeté la pretesa, e il Vescovo a 10 Dic. 1777 riferď al Re che la promiscuitą non aveva che fare con lo spirituale, che i distretti parrocchiali erano distinti, e il Cav. Vargas Monnicon in esecuz. Del real decreto 15 Agosto 1778 in data 29 Sett. 1778 scrisse al R. Gov. Di Vear di dire al Parroco di M. I. di astenersi dal ledere i diritti del Parroco di S. Biase. Che intanto, il nuovo Arciprete pretende la promiscuitą, il Vicario Capitolare promosse osservare personalmente la quistione ma non Ź venuto. Li degni S. Eccl. accordare in patrocinatore, ordinare al Vic. Capitolare stabilire i termini all’Acr. estrarre una nota dei battezzati per annotarsi nei libri di S. Biase a 3-1-1818 il Moreben Tommasi Ministro di Stato per gli affari Ecclesi.: rimise la istanza al Vic. di Cassano fu le disposizioni convenienti.

A                 9-1-1818 il Vic. Gen. e Lapito De Benedetto rimise i due pure al Vicario foranco per l’informo a 8 dic. 1717 Iannini rimise al Vic. di Cassano il decreto del delegato della Real Giurisdizione del 1778, a stampa per 9° e per fatto un attestato al Sindaco e decurionato, e ciė per aver saputo dal suo avvocato in Napoli che era stata rimessa la istanza a Cassano per la provv. di giustizia.

 

= DECRETO DELLA R. GIURIS.NE  =

Signor mio, nella vertenza concernente esercizio dei diretti e delle funzioni tra il Parroco della Chiesa di Mar. Sup. e il Parroco della Chiesa di M. Inf. come dagli letti, si Ź degnato il Re nostro Signore ordinarmi con real carta dei 15 del passato Agosto; che stando io nella intelligenza di trovarsi il sunto del R. Patronato didatto nella Curia del Cappell. maggiore, dia su le altre cose dedatte le ulteriori provvidenze e gli ordini che io stimi convenire. In seguela e per esecuzione del Sovrano comando Ź stato da me provveduto, che per la causa del fati ras della C. di S. B. si accudisca nella che per la causa del C. M. che per la controversia dell’esercizio dei diritti, e delle funzioni siccome la distinzione delle parrocchie Ź stata introdotto per evitarsi la confusione e il disordine e il Vescovo di Cassano nella sua relazione del 10 Dic. del passato anno rappresentata che i due luoghi nei quali Ź divisa la cittą di Marat. Sono tra loro nel governo ecclesiastico divisi, cosď ciascuno di essi Parrochi si ritenga nel suo rispettiva distretto insinuandosi specialmente all’Arciprete di M. ed Ź tutti ai quali occorrą che si astengono dal ledere i diritti del Parroco di M. S., di attentare ed esercitare funzioni nella costui Chiesa e distretto: serbandosi in tal guisa il dovuto buon ordine ed evitandosi le occasioni agli sconcerti ed agli scandali. E finalmente quanto alle altre vertenze le parti accudiscano nel S. Consigli. Partecipo a V. S. la provvidenza premanata perché la faccia sentire alle parti parimenti la Curia perché ne rimanga intelligenza e mi raffermo.

Di V. S. Napoli il di 29 Settem. 1778.

Al Aep. Gov.re Affmd. servire di Maratea Il Cuv. Varges

 

= TEATRO DI MARATEA =

D. Felice Antonio Greco, vecchio di circa 90 anni, era solito andare a passeggiare lentamente al piano del Monastero del Rosari, oggi Istituto de Pino, non essendovi, in quel tempo, in paese, altre passeggiate migliori.

Io, Biagiantonio Sac Iannini, giovinetto di circa 13 anni entrai nella sua benevolenza, e mi facevo raccontare da quel bravo e compiacente vecchietto molti fatti antichi. Mi parlava dell’assedio al Castello dei Francesi che egli ricordava cosď bene, dei ricatti operati dai briganti diffusi nelle vicine campagne e mille altre cose, che io giovanetto, ascoltavo con grande meraviglia. Mi parlė una volta del teatro di Maratea, ora distrutto, ed allora in ottime condizioni, e mi raccontava che il teatro in origine era una Chiesa di S. Biagio, e con la venuta dei Francesi a Maratea, fu adibita da essi Francesi a deposito di materiale bellico. Mi diceva pure che, ed io lo ricordo cosď bene, che l’adibirono anche a stalla di muli e cavalli, di modo che, quella chiesa rimase interdetta, e dopo l’assedio per molti anni rimase sempre chiusa al culto senza mai aprire le porte. I Signori di Maratea allora concepirono, in quel bel vano, farne un teatro. Infatti vi costruirono un ottimo palcoscenico ben pitturato, due file di palchi tutti appartenenti alle famiglie nobili e possidenti del paese, e sulla porta d’ingresso stabilirono il palco del Municipio, fregiato con lo stemma del Comune, che veniva occupato dalle autoritą locali quando si rappresentava sulle scene. Questo Teatro si mantenne in ottime condizioni sino ai tempi moderni, perė le autoritą locali indolenti non badarono mai alla sua manutenzione, di modo che deperendo a poco a poco, un bel mattino si trovė in piena rovina. Il popolo vedendo quel disastro, di notte tempo rubė tutto quel grosso materiale, ed ora non si vedono che sole le muraglie crollate; questa Ź la storia del teatro di Maratea. Nella contrada Molo Piccolo esistono i ruderi. Quando i Signori di Maratea rappresentavano sulle scene, prima d’incominciare l’opera; in coro, sul palcoscenico, a testa scoverta, cantavano primo l’inno di S. Biagio e poi incominciarono la recita.

 

= CHIESETTA DEL CALVARIO =

ť tradizione che la Chiesetta del Calvario gli antichi l’adibivano per la sepoltura degli aborti.

 

= CHIESETTA DI S. LEONARDO =

PiĚ avanti della Chiesetta del Calvario vi era una Cappella di S. Leonardo che andė in frantumi, le mura di essa cappella furono aggregati al novello fabbricato edificato in quel sito da Raffaele Zaccaro gią da poco decesso.

 

= UOMINI ILLUSTRI DI MARATEA =

Alessandro Mandarini difese Maratea dall’assedio dei Francesi chiudendosi sul Castello e facendo ad essi valida resistenza. Nella famiglia Labanchi, Baroni di Castrocucco, vi Ź stato un ambasciatore a Costantinopoli, un Ammiraglio, un Colonello di Marina e centinaia di professionisti, perché famiglia nobile e antichissima.

Nella nobile ed antica famiglia Ginnari Satriani vi Ź stato un generale dell’esercito, e vi Ź stato pure un dotto professore di lingua greca e latina e pure profondo nautico, i suoi pregevoli manoscritti lasciati andarono poi perduti, lo scritto in latino inciso vicino la colonna dell’Addolorata Ź opera sua. La sua casa di abitazione Ź un palazzo cadente a ridosso della casa di Francesco Picone. Fu discepolo di Mario Pagano.

La colonna dell’Addolorata fu eretta a spese di Gerardo Laurelli. L’unico figlio del quale fu trucidato di notte a Sorgimpiano a colpi di coltello.