Raccolta

di notizie riguardanti le due Università di Maratea

Superiore ed Inferiore,

ricavati dai manoscritti del parroco di S. Biagio

D. Carmine Iannini Cavaliere dello Speron d’Oro esistenti nell’archivio della famiglia Iannini

ed accresciuti da altre notizie procurate

dal discendente

Sac. Biagio Ant. Iannini

 

 

fascicolo III


= ARCIPRETI DI S. MARIA MAGGIORE =

= IN MARATEA =

Il primo Arciprete del paese chi si abbia notizia è Colella Cerrato al quale (da un atto del Notaio P. Greco 20-4-1575) Perfetto de Santo chiede alcuni documenti per l’appello in una causa canonica.

Segue Giovanni Maimone, il cui nome si ha dall’atto Greco 13-12-1582 quale Commissario del Nunzio Apostolico richiede al Governatore Fran: de Avolos il branio secolare per una esecuzione di 200 libbre di resa contro Mattan Ginnari: il Governatore appone che manca il R. assenso, e lArciprete replica che non è necessario. I loro nomi, come l’immediati predecessori sono pure indicati in una dichiarazione fatta dallArc. Boezio Santoro in atti del Notaio Giac. Fiorillo del 4-4-1637.

Boezio Santoro ebbe il possesso il 1° Novembre 1599 (notar Fulvio Assafris). Il possesso fu dato dal Cantore Biase De Rosa per delegazione del Vic. Generale della Diocesi di Policastro Commissario destinato alla sede Apostolica. Il detto Boezio Santoro, dopo 34 anni, nel 1634 con un atto 30 Maggio del Notar Giacomo Fiorillo resigna il beneficio a favore del nipote G. G. Santoro e fa procura ad Ant. Dario per le pratiche in Roma, con un altro atto della stessa data si fa promettere dal nipote la rinunzia alla donazione che si aveva fatta per terzo patrimonio perchè vi avrebbe supplito il beneficio. Il primo è detto che il Beneficio Parrocchiale rende 24 ducati di oro all’anno, tra certi ed incerti. Il cennato dottore G. Giac. Santoro ebbe il befizio con bolla rilasciata apud S. M.ia Maiorum a 7 Kal. Julii 1633 menzionata nell’atto di possesso 24 Luglio 1633 (not. Fran: Ant. Mangini) datagli dal Cantore Gregorio De Lieto e dal Vicario foranco Propezio Scarpello, delegati dall’Arcidiacono di Policastro, Commissario Pontificio.

A sua volta G. G. Sant. rinunziò a favore del fratello Giov. Ant. Santoro (Notar Giuseppe Mancini 25-1-1677: intercessero i testimoni D. Bonaventura Salone Caracciolo, D. Antonio Labanchi; Don Vespasiano Pallamolla ec. Per impetrar la Bolla dalla S. Sede fece procura a Giov. Filippo Bartolo (detto notaio 6-2-1677); i due atti furono fatti in Oppido Maratheae, nel secondo anzi è detto che si rinunzia allArcipretato Oppidi praedicti.

D. Giov. Ant. Santoro morì il 1701 e così dal possesso di Boezio (1-11-1599) alla morte di Giov. Ant. i tre Santoro, zio e nipoti, ebbero lArcipretura per oltre un secolo.

Successore, previo concorso indetto dal Vescovo di Cassano, Don Biase Farri, che ebbe il possesso con atto del Vicario Francesco Armeni lOttobre 1702.

Per il possesso DAlitto copiare i numeri 538 e 539.

Dopo D’Alitto il parroco Ferola D. Gabriele;

Dopo Ferola D. Luigi Marini;

Dopo Marini D. Vincenzo Sconamiglio;

Dopo Crispino – D. Vito Mirabile di Rivello e

Dopo D. Vito di Rivello Santoro Sultano.

 

= CHIESA DI SANTA MARIA MAGGIORE =

Nicola De Rosa e Garzio Taranto, prepositi della Chiesa di S. Maria Maggiore, con atto F. Assafris 2 Dic. 1596 convengono con Giambattista Masino di Laurino, la costruzione di un trono intagliato, secondo il modello, per duc. 25, oltre il vitto ed alloggio, mentre dovevano fornire dalla Chiesa le tavole. Consegna a metà della Quaresima. Probabilmente non fu costruito.

Altare di S. Stefano Protomartire. Paolo Palumbo con bollo del 21 Sett. 1621 ne aveva dato il patronato allArciprete Boezio Santoro. Ora Bonizio Santoro e pronipote di D. Biagio Ant. a 8 Dic. 1667 (in Gialloto De Lieto) ne costituiscono la dotazione. È detto essere tra laltare San Sebastiano (ex cornu Evangeli, poi della Madonna delle Grazie) e quello di San Michele della famiglia Greco. Lo stesso Bonizio con atto fr. Ant. Manc. del 30-8-1654 assegna 5 docati lanno per una messa, alla settimana, il lunedì (meno di 1 carlino a messa).

Altare della Concezione. Il Clero cede il patronato a Carmine Diodato (Urbano DAlm. 29-8-1760) pervenutogli con altri beni da Armonita Cerrato.

Altare della Trinità. Monsignor Nicola De Lennardifi, Vic. Generale di Cardi: Durante Vescovo di Cassano, ne aveva fato il patronato ai fratelli Gregorio e Marcello De Lieto il 19-3-1547, i quali, avevano costituito una donazione di duc. 10, onc. 9 e grani 12 ½ per messe, e tari 4 e grani 7 ½ per i Vespri della SS. Trinità. I ducati 5 di Marcello furono pagati dopo la sua morte del figlio D. Giov. Biase, poi da Egidio fillio di costui, e poi da Dalmazia figlia di Egidio: morta Dalmazia col contagio del 1656, dal marito D. Giulio De Rosa. Lucrezia Giordano, 2° moglie del De Rosa assegnò in pagamento un capitale di ducati 100 contro lUniversità (Mancini 17 Dic. 1678).

Altare Privilegiato. Francesco Ventapane di M. S. aveva dato duc. 100 al Clero per far consegnare laltare privilegiato perpetuo ma non si ottenne. Con atto Giuseppe Mancini 9 Marzo 1664 sono restituiti i 100 ducati, e il Ventapane da 120 per due messe la settimana, una all’altare del Santissimo, e altra all’altare maggiore che era privilegiato il lunedì, per una concessione ad tempus.

= MADONNA DELLA NEVE CHE IL POPOLO =

= APPELLA MAONNA DEGLI ULIVI =

Gius. Mancini 31-8-1673 e altri atti dello stesso protocollo costituito Fran. Ant. Santoro De Vescis generalis procurator ac legittimius administrator Ven. Cappella S.ma M.ae dellOlive filialei edicolae Parochialis Eccl.ae S.ma M.ae Magioris dictae civitatis.

 

= CANTORATO =

Dopo la morte di Don Gregorio Di Lieto fu nominato Cantore dal Vic. Capitolare di Cassano Don Fabio Giordani che ebbe il possesso con atto Gius. Mancini 21 Dic. 1668. È qualificato Cantor et Praefectus Chori, con facoltà regenti et gubernachori, fu delegato al possesso il Cappellano di San Biagio i G. Batt. Russo. In luglio 1717 (Fran. Armenia) ebbe il possesso del Cantorato Don Biase Ant. Iacossianni.

 

= CAPPELLA DI S. ROCCO =

Le tre cappelle presso il piazzale dei Cappuccini sono conosciute col nome di San Rocco, e forse una di esse doveva essere intitolata a questo santo, ma la principale era dedicata alla Madonna di Loreto, e da questa prendeva benedizione la intera contrada, prima della edificazione del convento dei Cappuccini. Trovo che Orazio Giordano Francesco Greco e il Sac. Don Giov. Giac. Bengivenne eletti in pubblico consiglio preposti e maestri dellerigendo convento, con atto De Pace 24 agosto 1615 comprano da Don Ant. ed Ovidio Bosso una vigna in contrada S. M. di Loreto per ducati 100 per la costruzione del Convento. Con altro De Pace 12-6-1621 il Chierico Giov. Mida De Rosa prende possesso dell’abbazia di S. M. di Loreto in M. fuori le mura, contrada S. Elia, nominato con bolla Pontificia Caterina Santoro. Infine con atto Nic. Ant. Armenia 24 ott. 1656 dona un oliveto alla Timpa di Castiglione alla Chiesa di S. Rocco “ove si dice la Madonna di Loreto”. Da notare che nel vecchio catasto la costa della Timpa di C. verso Maremorto è denominata appunto S. Rocco.

 

= LEGATI DE PINO =

Sono fondati da Giov. Ant. De Pino il Convento dei Cappuccini, il Conservatorio delle Salesiane, trasformato poi nellattuale Istituto De Pino.

Il De Pino era di M. dedito al Commercio, ammogliato con Vittoria Messarola e senza figli. La sua casa era in via Piedi lo Stretto, che è la strada che da S. Maria delle Grazie conduce a San Francesco, probabilmente dal fabbricato di proprietà Ginnari, ora di diversi proprietari. Non si conosce l’anno di sua morte, ma probabilmente nel 1613 se poco prima, perché vi è un atto del Notaio Francesco Ant. Mancini del 23 aprile 1644 nel quale è detto che aveva fatto testamento per mano del Notaio Decio Santoro (le cui schede sono andate distrutte) nominando erede fiduciaria la moglie V. M. e che costei con atto del notaio Fulvio Assafirs 9 aprile 1613 (di questo notaio esistono soltanto 4 protocolli, l’ultimo è del 1601) aveva tartassata la volontà del marito.

Riassunto: (106) atto De Pace 1-7-1621 relativo alla esecuzione di un legato vivente ancora la vedova V. M.

(169) atto Giac. Fiorillo 20-9-1641 inventario fatto probabilmente alla morte di lei

(211)   atto Franc. Ant. Mangini 23-11-1644 compromesso tra gli eredi egli esecutori delle sue disposizioni

(213) Lodo, depositato presso il detto notaio atto 10-8-1644.

 

= CAPPUCCINI =

Giovanni Ant. De Pino aveva disposto che dopo cessato lusufrutto della moglie, con le rendite del suo patrimonio si costruisse un convento dei PP. Cappuccini. Dichiarate tali sue volontà alla vedova ed erede fiduciaria V. M. con latto F. A. del 9 Aprile 1613 furono eletti in pubblico consiglio gli esecutori delle pie disposizioni, detti preadisposti magistri et procuratores Ven. Monasterii Cappuccionorum. I primi rappresentanti furono Orazio Giordano Francesco Greco e Giov. Giacomo Bengivenne, i quali col concorso di Giov. Camillo Greco e del notaro Fulvio Assafris, con atto De Pace 3 Agosto 1615 fecero ad Orazio Tommaso per riscuotere un capitale di Duc. 1100 dalla Università di Turraca, e che essi avevano avuto anticipatamente dalla Messarola, usufruttaria come è dichiarato nellatto De Pace 1-7-1621. Con altro atto De Pace del 24-8-1615 comprarono da Don Ant. ed Ovidio Bosso una vigna nella contrada Madonna de Loreto per la costruzione del convento ed altri poderi, fu pagata duc. 100.

Nel 1621 (atto De Pace 117) trovo gli stessi prepositi Giordano Greco ma al Sac. Bengivenne è sostituito Beldano De Vita. Invece nel compromesso del 1644 (De Pace 23 Aprile) si costituisce come umile procuratore dei Cappuccini D. G. B. Ginnari a quellepoca (1644), dopo circa 30 anni si dichiara finito il convento, mentre il Prc. Ginnari opponeva ancora il quadro dellaltare maggiore, la libreria e le mura di cinta del giardino. Nel lodo le rendite della successione sono assegnate al Convento sino a tanto che “esso Monastero non sarà ornato le fabbriche ed ornamenti necessari e opportuni ad arbitrum boni viri, conforme la regola del detto ordine ricerca ecc.” (come nel lodo).

 

= CHIESA DI ACQUAFREDDA =

Costruita verso il 1750. Fol. Di Lieto 10 Febbraio 1760 Carmine Limongi fa donazione alla Chiesa di Acquafredda sotto il titolo della Imm. Concezione di una terra nella stessa borgata per sacri arredi. Accetta lArc. Fran: Ant. Vita Diodati. Con atto Carmine Di Lieto 10 Dic. 1797 si fece una convenzione tra lArciprete Dalitto e il procuratore della Chiesa per la costruzione della sepoltura, con riserva per lArciprete di tutti i diritti di stola sacra.

 

= CHIESA DEL ROSARIO =

È tradizione che fosse edificata pei Domenicani. Ho trovato un atto del Notaro Paolo Greco del 29 Luglio 1567 che dun inventario di pochi e insignificanti mobili e di poche vettovaglie dolio, vino, grano ecc. fatto compilare per la partenza di un frater Ioannes, mentre si attende un altro monaco, il notaio scrive: personal iter noi contulinuius ad Monisterium divae M.ae Misericordia de ordine domenicano.

Dopo un decennio, nel 1578 (P. Greco 11/8) trovo un P. Giambattista da Miglionico, Ordinis S. Francisci de Obiervantia, residente in M. in Monisterio S.ma M.ae Misericordia, che rilascia quietanza agli eredi di Giulia De Caro di Tortorella di un legato fattogli quando era guardiano del Moni. di San Francesco di Policastro.

Probabilmente allepoca suddetta, la Chiesa era già completa, perché sulle sepolture dietro laltare maggiore vera la pietra tombale con la scritta: Proprio aere Universitatis M. anno 1575, ma il Convento non era ultimato, perché vi è altro del 1588 (Greco 5/12) col Signor G. B. Santoro U. J. D. e Marcello Ginnaro U. J. D. e Biagio Bengivenne, economi e prepositi della fabbrica del M.ro di S. M. della Misericordia contrattano la muratura del Convento (diverse opere, fondazioni, scala, tetto, ecc.) con Santo Heandro Obbondanza di Lauria.

La Cappella del Rosario fu costruita tra le prime. Vi è uno istrumento di compra e di rendita fondiaria (denaro dato a censo) del notaro P. Greco 3 Marzo 1602 a favore di detta Cappella, rappresentata dai proprietari.

Altre Cappelle a altari si vennero mano mano costruendo acquistandone il patronato persone private o confraternite “per il lascito De Pino (vedi…). Edificò laltare di San Giovanni Battista la Cappella di San Francesco del quodam Francesco Buono e la Cappella del quondam notaro Decio Santoro. Vi era un altare dedicato a S. Rosa di Viterbo a destra, entrando, dopo laltare del Presepe e ne fu dato il padronato a tale Biagio Panza di Giuseppe (M. Art. 4-6-1734) il quale però lo dedico alla Agonia di S. Giuseppe sostituendo alla vecchia immagine un quadro a tela di palmi 4x9 rappresentante San Giuseppe Agonizzante e due altri quadri a tela più piccoli (palmi 2 ½) rappresentante lo sposalizio e il sonno di San Giuseppe.

È del 1714 (in Ant. Mangini 15/1) il contratto per la costruzione della soffitta col maestro napoletano Nicola Fusco, il quale per duc. 140 oltre dieci duc. di messe ad un carlino si obbligò di far e lavorare il soffitto con cornice, quadro ingessatura ecc. dovendosi però fornire dalla Chiesa tutto il materiale, cornice, legname, travi, ferri, gesso, vernici, ecc. Il convento dei M. M. Oss. viveva quasi esclusivamente con legati di messe; trovo però un atto del Not. De Pace 30-5-1627 col quale si fa procura a Berardino Clarelli per un impetrare dal Papa una tolleranza ad divieto di possedere legati perpetui, essendo nel convento 15 frati, i quali vivono con detti legati, e non potrebbero vivere di elemosine per la ristrettezza del luogo, nel quale sono molte altri due conventi.

Ho trovato i seguenti legati:

Notar De Pace 27-2-1616 – sono pagati duc. 166 in conto di ducati 340 donati in pubbligo consiglio, 200 al Convento di San Francesco di Paola e duc. 140 a quello dei M. M. Oss.

De Pace 1-7-1621 Duc. 200 legato De Bono, da comprarne entrate per celebr. di messe. – Giacomo Fiorillo 17-1-1640 Giov. Giacomo e Francesco Giordano cedono annui duc. 4 per il legato di duc. 50 della madre Laura Buono per messe al proprio altare.

Fran. Ant. Mangini 18-11-1636. Legato di annui duc. 20 disposto Giov. Ant. Greco per messe allaltare S. M. dellArco.

Nel 1667 da un atto di Fran. Armeni del 20/3 si ha che Biagio di bietoc. Giov. Ant. Filizzola pagano duc. 50 ciascuno per riparazioni alla Chiesa. I duc. 100 erano dovuti per la esenzione da cariche universali personali destinati allo scopo anzidetto in pubblico consiglio convalidato da R. Assenzo. – Negli atti dello stesso notaio (9-3-1687) vi è la concessione del patronnato della Cappella a sepoltura di San Domenico a Luigi De Liguori, di Rivello, residente in M. che si obbliga, ornare e mantenere laltare e dare ai PP. annualmente 12 carlini per 12 messe nel primo mercoledì di ogni me-se, e il giorno di San Domenico e la solita pietanza o carità per la messe cantata.

 

= CONSERVATRIO DELLE SALESIANE =

Il convento dei PP. Cappuccini era quasi finito nel 1644 (vedi pag…) ma passarono molti anni prima che si iniziasse la costruzione del Monistero di donne “secondo la volontà del De Pino, fu nel secolo successivo che ai beni del De Pino si aggiunse una donazione del Sac. Giuseppe De Pace, e così cominciò la costruzione. In un atto del Notaro Antonio Mangini 25-7-1730 alcuni cittadini dichiararono che il curatore dellesigendo Conservatorio Sig. Giulio Sifanni aveva fatto redigere un progetto dallIngegnere Biagio Decimo per trasformare a Convento le rafe donate dal def. De Pace, alle quali erano stati apprezzati alcuni, orti e aveva anche cominciato, i lavori, ma che per le piogge copiose erano crollati alcuni muri a 22-8-1730, con atto dello stesso not. fu fatta altra dichiarazione che le rivalità tra il Convento dei Cappuccini e il Conservatorio erano state eliminando con pubblica conclusione del 1613 nella quale nerano pure accordate franchigie al Conservatorio, ma che questo era avversato da privati che avevano interesse ad ostacolare la fondazione per guadagnare essi il legato De Pace.

A quellepoca (1730) si erano già riunite le prime suore, in una casa in affitto; era abatessa Suor M.a Addolorata di Gesù e Vicario Suor M. Chiara Fesanda, la quale donò al Monastero, rappresentato dal curatore Don Gio. Batt. Ginnari (il Ant. Mans. 11 Sett. 1730) una vigna alla Vallina, conf. con Don Biase De Sanctis (lattuale vigna Tarantini gravata di una ipoteca di ducati 100, che essa suor M. Fesanda aveva preso dal Clero per contribuire alla fabbrica del Monastero.

I fratelli Sifanni Don Giulio e D. G. B. sono dichiarati benemeriti del nascente Istituto in un atto del d.o Notaio 28-9-30 è detto anzi che lIstituto è potuto sorgere per la loro opera. LAbbatessa e la Vicaria, previa autorizz. data dal pal. Generelae di M. Fortunato a 24/8, ricevono pertanto come novizia. Candida Isabella Sifanni, senza della consueta dote o vitalizio.

Il Monistero aveva preso nome dal tenuto benefattore e chimavasi “S. M. della Pace” cosi è denominato in un atto del Notaro Urb. DArmenia 6 Dic. 1755, col quale lUniversità di Torraca cedé in pag.to un credito di duc. 300 verso Agostino Gemmane di Napoli restando debitore di altri duc. 23 fruttiferi al 5%.

 

= CONFRATERNITA DI PORTO SALVO =

È tra le più antiche.

Con atto 7 Assafris 8-2-1598 i padroni di terra e i marinai si obbligano di pagare mezzo quarto di parte di terra per ogni viaggio alla Cappella di S. Maria di Porto Salvo esistente nella Cappella di Santa Maria della Misericordia, officiata dai MM. OO. per il culto ed altre opere pie. I prepositi o magistri della Congrega erano eletti dai Marinai. Tale obbligo del mezzo quarto è confermato con altro atto del not. De Pace 20-5-1630, nel quale è precisato che laltare è il secondo a destra quando si entra, dopo quello del Rosario, ed è stabilito che i reggitori della Cappella devono aiutare i marinai in caso di infermità, con garenzia di pegano per la rivalsa appena tornati in sanità. In seguito la Cappella concedeva gratuitamente i medicinali occorrenti ai marinai ascritti e alle loro famiglie e al 5-7-1736 (Urbano) appaltò la fornitura al farma: Nicola Vita Diodati, per 25 duc. lanno per 4 anni, oltre ed altri sei mesi senza corrispettivi. Erano dovute tutte le medicine a giudizio dei medici, meno per le malattie decennii. Vi è la conclusione estrapolata a libro conclusionum Oeconomorum Ven. Cappellae di Sa. Mariae De Porto Salvo. Altro appalto per 12 anni e per duc. 16 fu fatta col farm. Giuseppe M. Buono (Fr. Ant. Greco 27 Ottobre 1763). Per il medico trovo un atto del notaio Felice De Lieto 811764 col quale è nominato Medico Chirurgo degli ascritti il Dott. Felice Miraglia con lo stipendio di duc. 8 e per 5 anni. I Capitoli della Conf. sono contenuti nellatto del Not. Antonio Mangini 4 Agosto 1738.

 

= CONFRATERNITA DI S. M. MAGGIORE =

È la più antica. A richiesta del Priore e dei confratelli, lArc. Boezio Santoro dichiarò pubblicamente (in Giac. Fiorillo 4-4-1637) che per quanto era a sua conoscenza (aveva 88 anni) e durante il governo suo e dei predecessori Cerrato e Maimone aveva sempre la precedenza sulla congrega del SS.mo, come più antica meno nella processione del venerdì infra lottava del Corpus e in quella dellultimo Giov., nel venerdì perché movendo la processione dallaltare del SS. dove si officiava, si dava la precedenza alla Cong. del SS.mo nel Giovedì per essendosi per un certo lungo fatto luso delle processioni durante lottava ed avendo la confraternita del SS.mo la precedenza nel Giovedì sera, ossia la precedenza per accorparsi con la Confr. di S. M. Maggiore, senza pregiudizio dei diritti questa; come prima fondata.

Da questa Confrat. dipendeva un Monte di Pietà liquidato nel 1625, come rilevasi da un atto del notaio De Pace 16 Ott. 1625, col quale il Cassiere del monte Fran: Roucida rende il conto di buoni e si dichiara che del cap. di duc. 340 eransi intestati in compra di annue entrate in duc. 21, e 40 in varii oggetti e spese; è detto che si era disposto la vendita di ogni cosa perché non si impegna puole 25 Otto: 1625 (De Pace) odono il Clero annui duc. 11 per messe istituite da un confratello.

 

= CONFRATERNITA DEL SS.MO =

Questa Conf. era in quistione con la Conf. di S. M. M. per ragion di precedenza. La controversia fu portata a Roma perché a 15-4-1637 (Fr. Ant. Mangini gli economi e i Prepositi Don Giov. Ferd. Ginnari e Fran. Iparia fecero procura a Giovanni Berardino Clarello e Don. Antonio Salcolani per rappresentare la Confraternita in Roma durante la S. Congregazione alla detta causa. La Confraternita esisteva già nel 1584, perché con atto di notar P. Greco del 7-5-1584 accettava un legato di annui ducati 6.

 

= CONFRATERNITA DELLA MORTE =

Compra di annue entrate pro Ononosuis et praepositis Ven.lis Confraternitatis Mortis. È cassiere lArciprete Santoro. In Ant. Vincenpius 7-3-1641.

 

= IDEM SAN CRISPINO =

Appalto delle medicine col farm. Giuseppe M. Russo per nove anni e per annui duc. 90 (Fran. Greco 22-10-1763).

 

= IDEM ROSARII =

Capitolo e statuti Sig. Antonio Mangini 5-8-1738.

 

= IDEM DELLA IMMACOLATA =

Nellarchivio della Confr. si conserva la dichiarazione di voler fondare una congregazione sotto gli auspicii e la protezione di nostra Signora della Immacolata Concezione con le seguente firme, Pomponio Giordano, Fran. Ant. Greco, N. Francesco Perretta, Giulio Cesare (?), Gaetano Fani, Giov. Ferd. Ginnaro, Donato Giordano, Francesco Sifanno, Giov. Berardino Siciliano, Giovanni Pietro Lombardi, Antonio Chiarelli, Scipione Pepe, Domenico Linardo, Diego Ginnaro, Biagio Comes, Don. Ant. Mangino e Biagio Mercadante. Gli statuti furono approvati dal Vescovo di Cassano (Franciscus Ep. Cassanem) con rescritto dato a Napoli il 1 di Luglio 1688. Il R. Assenso è del 25 Sett. 1778. A 13-2-1746 fu istituito il Monte, approvato in corso di S. Visita dallOrdinario di Cassano e 10-6-1741.

È tradizione che la Chiesa preesistesse e fosse dedicata a San Pietro, nel libro del Monte che si conserva dalla Confrater. questa detta dei Gentiluomini sotto il titolo della Imma. Concezione detta di San Pietro. Nulla quanto alla fondazione della Chiesa.

In un atto del Not. Urb. DArme: del 15-1-1748 si fa una convenzione col Barone Labanchi per lallargamento della Chiesa essendovi a tal uopo comprata una casa confina a questo scopo. Labanchi con atto del 7-5-1747. Probabilmente però lampliamento, a quel tempo, non ebbe luogo, non essendo traccia di due diversi ampliamenti; mentre solo verso il 1825 la Chiesa fu allargata e portata delle dimensioni attuali.

 

= CLERO =

Il Clero di S. M. Maggiore è stato sempre immenso. In un atto del notaio Annibale Assafris 4 Ott. 1575 (compra di annue entrate) sono indicati i nomi di venti sacerdoti, e in primo luogo il Cantore Biagio De Vita, probabilmete era morto lArcip. Cerrato, e non ancora era stato nominato il successore perché il nome di Giovanni Maimone figura tra i sacerdoti. Prendo dalla seguente dichiarazione fatta da alcuni cittadini in un atto del not. Urb. 5-6-1735.

Quanto alle decime trovo dichiara zioni che erano in contanti e non in grano fatte in atti del not. Ant. Mancini dai Sindaci di M. S. (25-3-1738) dai Sindaci e cittadini Trecch: (30-3-1738) di Lago: (3-5-1738) di M. (31-5-1738).

 

= MADONNA DELLE GRAZIE =

= (CONSOLAZIONE) =

Alla Garazza. Legato per Vespri e Messa contata un atto Urb. 2 Sett. 17…

 

= PREDICATORE =

Con atto De Lieto 26-2-1754 Francesco Ant. Cavalcante da Fuscaldo dei M. M. dichiara che è stato destinato dal Vescovo a predicare nella Quaresima, ma ciò non pregiudica lantico solito e il D. della Univer. a nominare il Predi. Con altro atto del 27-2-1759 (F. De L.) il Sindaco protesta contro il Pred. mandato dal Vescovo, e dice che non pagherà il pred. (D. Bonifacio Nasci) risponde di non aver chiesto pagamento di sorta.

 

= CHIESA DELLA ANNUNZIATA =

In pubblico Parlamento del 4 Sett. 1583 la Università aveva proposta la erezione di una nuova Parrocchia nella Chiesa della SS. Annunziata con la datazione di duc. 100, e aveva nominato i concittadini Barone Giov. Nicola Giordano e il S. D. Giovanni Battista Santoro a Deputati speciali per detta erezione. Il Vescovo di Cassano aveva assistito istituendo la nuova Parrocchia e aveva nominato il primo Parroco in persona di Don Fabio Boreo. Il reclamo del Parroco e Clero di S. M. Maggiore era stato rigettato dalla S. Sede, ma avendo lArciprete nuovamente appellato, lUniversità, i deputati speciali, il Parroco, con atto P. Greco 22 Ott. 1585 fecero procura al nobile Giov. Pietro Ginnari per sostenere la ragion della nuova Parrocchia davanti a Sommo Pontefice e ai Tribunali Ecclesiastici. Il 20 Giugno 1587 (stesso notaio) viene notificato al Parroco Fabio Boreo la risposta della Santa Sede; non ho potuto leggere tale risposta perché il foglio del protocollo notarile è avariatissimo e la scrittura è indecifrabile. Probabilmente la risposta non era definitiva perché la Chiesa che già era officiata dal Parroco e dal Clero (in un atto del 12-4-1587) già si costituiscono alcuni sacerdoti “presbiteri Ecclesiae Divae Annuntiatae”. Il 1589, nella S. visita il nuovo Parroco (Cappellanus et rector curatus Divae Annuntiationis) fu trovato irregolare per aver ricevuto gli ordini sacri in età minore, e sospese (non sine parochianorum animarum detrimento) ea 30/1289 (P.S.) faceva procura ad Antonello Ginnari residente a Roma per ottenere la dispensa. Dopo pochi anni forse verso il 1595 il Vescovo Audeno compose la quistione.

È notevole che dopo la concordia di Audeno, a successore di Fabio Boreo è nominato della S. Sede Gio. Nicola Remida, che ha il possesso 4-2-1601 (in P. G.) e nellatto si parla esplicitamente di Chiesa Parrocchiale. (Successore di Remida fu Giovanni sono, e poi Francesco Ginnari che ebbe il possesso con atto De Pace 25-3-1627, e qui si parla di Cappellano Curato della SS. Annunziata, ma la nomina è fatta con bolla pontificia). Dopo la morte del Ginnari, il Sac. Battista Armenia con atto del 6-6-1633 (Fran. Fiorillo) fa premura ad Ant. Dario in Roma per avere la bolla di Cappellano della Chiesa Parrocchiale della SS. Annunziata fu quindi nominato Giov. Tommaso Biagio (videre atti 1-12-1650 al no. 175). Quindi Battista Ginnari nominato con Bolla spedita a Roma il 18 Ott. 1662 e che ebbe il possesso a 21 Nov. Succ. (ve. Giov. Moriem) dal Cappellano della Chiesa parrocchiale di S. Biasi Don Giovanbattista Rosso per delegazione del Vescovo di Cassano. Da notare un atto del Not. Francesco Ant. Mangini 21-8-1638 Don Biagio Santoro già Arciprete era Cappellano perpetuo della Cappellania eretta da Fabio Torraccani nellaltare di S. Caterina nella Chiesa dellAnnunziata, nominato con bolla Vescovile, e cede il beneficio, per la grave età, al Clero di S. M. Maggiore. È detto che la Cappellania è dotata dun comprensorio di vite sotto la piana, e ha lonere di messe per lanima del fondatore. Giov. Pietro Navarra aveva istituito erede laltare di S. Maria di Costantinopoli per farsene maritaggi di 25 ducati lanno. In proposito atti Gius. Mancini 29 Dic. 1677, 2-1-1678, 2-1-1678; pare che la quistione fosse devoluta al Trib. della Fabbrica di San Pietro. Altra Cappellania era nellaltare di S. Lucia istituita da Giuseppe Armenia, padre di Nicola Ant. la cui figlia Cuieria a 5-5-1694 (Giov. Mancini) designa a Cappellano Enrico Clarello. Vi era pur la Cappella di S. M. Visita poveri che ebbe una donazione di duc. 100 da Rosella Breireda vedova di Fran. Di Lieto (Gialloreto Di Lieto 31-8-1644).

 

= SAN FRANCESCO =

La Chiesa e il Convento di S. Francesco furono edificati sul principio del 1600, perché nellatto De Pace 9-7-1614 concedevasi a Scipione Biondo la erezione dellaltare di S. Francesco di Paola, il Convento è detto noviter erectum. La dotazione è di 10 duc. allanno pro celebrazione duorum misiarum pro qualibet abdomada (circa un carlino luna). Oltre concessioni di altari furono fatte con maggiori dotazioni a Pietro Paolo De Santes (San Leonardo in cornu Evangeli) e a Marco Ginnaro (San Marco) che assegnarono duc. 850 per una messa la settimana fatti di Nic. Antonio Armenia, 16 Nov. 1640.

Il Convento era stato edificato allUniversità e dai cittadini con Atto De Pace del 27-2-1616 furono pagati duc. 200 di pubblica sottoscrizione. Con altro atto De Pace 10-9-1631 Francesco Armenia, danno duc. LUniversità aveva sin dal 1608 mediante conclusione ecc. copiare il N. 192. Annessa alla T. vi era altro locale donato a San Francesco da Gio. Biase Perretta con atto N. Giac. Fiorillo 7-11-1650.

In fine San Francesco fu scelto a compatrono come da atto per not. Antonio Mancini 5-4-1729 (40404).

 

= PARLAMENTI GENERALI =

Per lintervento nei Parlamenti Generali in Napoli ho trovato i seguenti atti – vedere 5-47-191-249-504-505-506.

 

= CAPITANO A GUERRA =

A 6-6-1638 (Fr. Ant. Man.) Marco Antonio Carafa è riconosciuto dalla Università Capitano a guerra, “citra prejudicium” del d. della Univ. di fare tale nomina.

Il Carafa era stato altra volta Governatore nel 1633 e nella atto del 207 (Nic. Ant. Arm.) è qualificato cavaliere napoletano e N. Consigliere di S. M. “in rebus bellicis, ne status Hontriae et ad guerram capitanens”.

Nel 1643 (Fr. Ant. M. 20/7) lUniversità fece protesta e il Gov. Bartolomeo Hidalgo, che aveva attenuto patente di Capitano a Guerra, perché spettava ad essa Univ. di fare la elezione, e già vi aveva provveduto.

Altra protesta fu fatta il 13-7-1644 (Fran. Ant. M.) contro Giovanni Bonifacio: è detto che negli anni passati si sono fatti ritirare, malgrado la nomina, essendo diritto della Univ. di nominarli, e lUfficio è stato esercitato da quelli nom. dalla Univer: così nel 1641 G. B. Carafa nel 1641 con Alfonso De Marco nel 1643 con Bartolomeo Vitalgo.

 

= TORRE DALITTO =

La tradizione che la Torre appartenesse ai fratelli Giordano potrebbe essere avvalorata da ciò che lattuale casa di Ferola era dei Giordano, anzi nella divisone tra i fratelli Giov. Nicola e Simeone (Greco 22/9 10/10 1573) fu attribuita a Giov. Nicola (il quale nella divisione rimase debitore del fra. in Duc. 2000 avendo il contanto per comprare il feudo di Castro).

Della torre però non si fa menzione. Un secolo più tardi la Torre si trova aggregata, come oggi, a Casa Dalitto (vedi la compra che fece Giov. Cesare DAlitto da Franc. Visconti della casa con la tor. E il fondo Molopiccolo per duc. 800 (Giov. Mancini 25-2-1681 al Visconti era pervenuta da Megale di Rivello era Gallotti).

 

= OSSERVANZA DEI PRIVILEGI =

Vedi Capitano a guerra.

Per lesenzione del passo in Lauria copiare al no.

 

111.


Quantunque di questa terra di Maratea non si trova memoria presso gli antichi, alcuni moderni cedettero fosse già famosa città, ricordata col nome di Blanda, ecc.

Lacava Michele – Del Sito di Blanda, Lao e Tebe Lucana, pag. 19 nota “se Maratea non ha vestigia di antichità, il suo nome suona greca parola come i nomi di Cheromea, Platea, Mantinea ecc. in Grecia. Questo fu per la prima volta avvertito dal Mandelli; e Lenormant divide la medesima opinione. Quindi se non il paese di Maratea, il nome almeno del luogo e dellagro è bene antico, e potrà se non rimontare ai tempi degli antichi coloni greci, essere dellepoca Bizantina.

Antonini Gius. Barone di S. Biase Napoli 1745 discorso XII p. 437 “di Maratea e dei luoghi sino al Lao – Venuti alla sassosa marina di Maratea, un miglio verso la collina trovasi la Città posta sotto le radici di una altissima montagna, ed all'opposto di un'altra, niente men alta; ond'è che da' principi d'Ottobre, fino a Febbrajo affatto non v'entra il sole: Con tutto ciò ella è d'ottima aria, ed abitata da ricca industriosa gente: I vini, che nascono su queste sassose colline, sono de' più genuini, e spiritosi, che mai trovar li possano, siccome sono le frutta tutte, e le carni saporosissime: e quantunque il terreno non produca grano da bastar a' Cittadini; cotanto però ne viene da luoghi d'entro terra, che sempre ce n'è d'avanzo, oltre di molti altri generi di cose, che vi sono condotti per imbarcarsi, ed altrove essere trasportati, specialmente d'ottimi formaggi. E gli olj vi sono in abbondanza, e de' più dolci del nostro Regno. Il mare dà copia grande d'isquisito pesce; ed in somma, poco, o nulla vi manca, che per lo comodo della vita desiderar si possa. Questa Città è il solo luogo sul mare invero, che sia compreso, secondo la moderna divisione, nella Provincia di Basilicata; tutto il di più, che fin ora abbiamo descritto, essendo in quella di Principato Citra. Trovandosi fra quelle rovine non di rado sepolcri di grossi mattoni; e 'l Dottr Signor Paolo d'Alitto conserva una iscrizione, che da noi veduta, si rapporta unicamente, perché non se ne perda la memoria, non essendo per altro considerabile.

 

D.M.

L. AELIO PIO

L. AELIUS. SERENUS

FRATRI. OPTIMO.

 

Io vi ebbi una volta l'intera armatura, che fu trovata sopra un cadavero. Sarebbe stata pregievole, se la ruggine non l'avesse consumata.

Lacava op. cit. pag. 14: …lincisione addetta non fu rinvenuta in Maratea. È una lapide in Napoli segnata nel corpo inscript. del Mommsen al 4° 2007, e con sconcia impostura dellAntonini attribuita a Maratea. È a notare che lAntonini il Dottor P.D. conserva una incisione, che da noi veduta, essendo stato il padre dellAntonini Governatore di Maratea nel… è invece verosimile che lAnt. abbia veramente veduto la lapide che in seguito sarà trasportata in Napoli, bastantissima però per farne credere lantica memoria.

Sulla montagna che sovrasta a Maratea è posta una altra terra murata, chiamata Maratea soprana, la quale dimostra di essere alquanto antica per le sue mura che paiono di circa al secolo X. Laria che si gode dai piani che qui sono è così perfetta, che non si può dir di più, e la vedetta si stende sino a Capri da occidente, e per segni altro lato lontanissima. In questa terra è una mediocre chiesa ove conservasi il corpo di S. Macario; e per quanto i paesani dicono e fu autentica scrittura mostrano anche lintero torace di S. Biagio; sonosi taluni avanzati a dire esservi lintero corpo, ma questa opinione tanto meno mi appiglio, quano che in Civita di Penne, ne' Marrucini, si venera il Corpo dello stesso Santo, ed io l'ho ben due volte veduto; posto da parte ciò che si conserva in Napoli nella Chiesa allo stesso Santo dedicata.

Questa Terra, in così elevato luogo posta, (quando non sia la città inferiore) fu creduta esser la Blanda degli antichi ec. ec.

Pacichelli Regno di Napoli in prospettiva, p. I, pag. 988 “Maratea. È città per privilegio, così detta per la superstizione dei gentili alla Dea del mare, situata nelle falde e cime di un monte per un miglio di camin disastroso… ubbidisce al Monarco di Spagna, il cui Governatore, allo Spesso Nationale, regge i due corpi di lei separati, che chiamano Città alta, e bassa. Più antica è la prima, chiusa con mura mille passi, e munita dinespugnabili Bastioni, e vari pezzi di Artigleria, con due Porte, esposta alla furia de venti, e le Case picciole di un Sol Quarto, nominandosi volgarmente il Castello: si scosta per due miglia di tortuoso passeggio laltra, e si distingue con le maniere più docili de gli abitanti.

(Segue di S. Biagio, chiesa e miracoli)

Supponsi antica lorigine di siffatto castello, avendosi registro anche in fede di Sig. Paolo Regio che nel 287 di nostra salute e anno del martirio del santo, ricevesse con lopera dei proprii cittadini, da Sebaste linsigne reliquia. È quella di riputazione fra gli Armeni: e soli son chiamati qui alcuni, creduti successori di quelli che naccompagnarono lo stesso sacro deposito… gli abitanti del Castello 700.

Ora si distende linferiore, allaspetto del settentrione, cresciuta con la popolazione del castello, e costituita alla fabbriche disfatte, fra cui la Chiesa di S. Vito, già madrice. Si misura oggi oltre a due miglia con case e palazzi più comodi, che in qualsiasi città vicina.


Sei torri custodiscon la sua Riviera, lultima delle quali verso il Settentrione, divide il suo da qual di Sapri. Nel più nobile del Mare giudicasi la migliore del Regno, quella gran Torre, che viene detta lImperadrice, con più Cannoni, e il Reale Artigliere. Termina con lAustro la Torre di Caja, fra „l suo territorio, e quel di Castrocucco, Feudo posseduto ab antiquo da baroni di casa Giordano suoi Cittadini, e nuovamente da Signori Greci, ancor gentiluomini Maratesi. Donde si mostra il popolo civile e molto amico dei forastieri; annovera non pochi dottori nella fisica e nella giurisprudenza. La famiglia dei Greci signoreggiò un tempo Libonati, Albano, e Ursomarso; lultimo barone dei quali luoghi, il Signor Tommaso Greco, è duca di Castellosaraceno. Questo con Giordano vantano attinenza coi Signori Caracciolo. I Gennari simparentarono con le due suddette. È la città nel regal dominio, con illibata libertà, contiene il titolo antico di fedelissima.

La distruzione di Blanda coincide la formazione e lincremento di Maratea e probabilmente i pochi abitanti dispersi avranno accresciuto il numero dei Marateesi; se è vero che Blanda era in questi luoghi.

Su Maratea non vi sono vestigia di antichità, e gli Antichi scrittori non ne fanno menzione, eppure il suo nome di Greca origine rimonda ai tempi delle colonie greche, anziché ai tempi più recenti a ritenere che non sia stata mai una città o colonia di notevole importanza, perché di una città scomparsa sussistono sempre gli avanzi delle sue mura, dei suoi edifizii, e della sua esistenza, e se ne trova sempre qualche memoria negli antichi storici e geografi.

Alcuni scrittori hanno ritenuto che Maratea corrisponde allAntica Blanda così Mandelli (luogo citato) Camillo Pellegrino (nella tavola del Duc. Benevento sopra Blanda nunc Maratea) Cluviero (Italia antica p. 1263 “Blanda forsam Maratea?”) Troyli (Istoria del Reame di Napoli tomo 1° p. 2 p. 16… in Mararea con Filippo Cluviero la collocheremo non già in M. I. città moderna e non molto antica, ma in quella superiore) Romanelli (…) Giuseppe del Re (…)

Ma sono semplici congetture, assai lontane dal vero, riconosciute errore da coloro che con accurate indagini hanno studiata la quistione Blandana. V. Lacava

M. S. non può essere città greca perché gli antichi situavano bene le loro città e i casolari nelle montagne inaccessibili, come questa di Maratea, cominciarono a formarsi verso il 6° o 7° secolo quando scomparvero non poche città che erano al piano e nelle valli. Oltre a ciò si troverebbe il nome di Maratea negli antichi scrittori e geografi, come si trova il nome di Blanda in più luoghi, come in Tito Livio (XXIV-20) Pomponio Mela, in Tolomeo, e nella Tavola Peutingeriana. Dai Tempi della Magna Grecia, o dei tempi Bizantini però essere il nome di Maratea, dato forse al territorio; ma dalla natura del nome non si può trarre alcuna conclusione, perché è assai difficile per non dire impossibile indagare lorigine del nome delle città, e le spiegazioni etimologiche sono sempre quasi fallaci. Narra la tradizione che al tempo della traslazione in Maratea del Corpo di S. Biagio, venne miracolosamente additato il Castello come luogo scelto a novella dimora del Santo. Ora in che sia fosse cominciato a sorgere ivi il nuovo aggregato di case che divenne poi Maratea Superiore, sia che le prime abitazioni siano state costruite introno alla nuova Chiesa eretta per custodirvi le sacre reliquie, certo Maratea Inferiore ebbe incremento o nascimento dalla Traslazione del Corpo di S. Biagio. Lepoca di questa traslazione è incerta, ma si può con giusta ragione assegnare al 7° o all8° secolo dellera volgare.

Il Mandelli opinava che M. S. o Castello fosse stato edificato dai terrazzani o abitanti della valle per rifuggirvi alla invasione dimprovvisa incursioni di corsari. Dalla lettera di S. Gregorio Papa a Felice Vescovo di Agropoli, dellanno 592 risulterebbe che Blanda era stata devastata dai Longobardi ed altri invasori, e non era in grado di avere il proprio Vescovo; se nonostante nel 649 vi era Pasquale, Vescovo di Blanda, e questa trovasi menzionata dallAnonimo di Ravenna che visse nel 7° secolo è a ritenere che Blanda subì il fato di tante altre città che in quei secoli vennero a poco a poco decadendo, essendo ripetutamente saccheggiate e devastate, sino a scomparire del tutto, senza che si possa parlare di distruzione come conseguenza di causa unica e determinata.

Il sito dove è edificata M. I. della quale la parte più antica il primo nucleo, è evidentemente la zona di Capo il Casale mostra che ebbe origine uguale a quella di M. S., e che rimonta alla stessa epoca, il bisogno cioè di prendere dimora in luoghi inacessibili, nascosti e di facile difesa contro i nemici. I due rioni di M. sono uno sulla vetta del monte, introno al Santuario, e laltro alle falde, in luogo nascosto, erto e scosceso, fuori la visita del mare, donde si temevano i nemici (corsari).

La necessità della facile difesa, fece dimenticare la insalubrità del sito, che è senza sole. Se là il sito di M. Inf. fosse stato scelto perché più vicino al Castello, luogo fortificato, e rifugio in caso di bisogno, non si capisce perché non dovevasi sciegliere poco discosto il luogo più pianeggiante e salubre, donde fosse egualmente agevole di ritirarsi al Castello, tanto più che dal Castello si domina il mare e la valle, e come oggi con uno stendardo si annunzia il miracolo della Manna di S. Biagio, a quel tempo con un segno qualsiasi potevasi dare lallarme. Sembra pertanto che la ubicazione di M. Inf. sia stata determinata dallessere il luogo di sua natura di facile difesa, e nascosto ai Corsari, quando ancora Maratea Superiore o non esisteva o non era fortificata e in ogni modo non poteva offrire una valida sicurezza agli abitanti delle valle.

Il Mandelli in un suo manoscritto: “Si ha così la prima menzione di Maratea al 1079, perché è questa la data della Bolla di Alfano. Due secoli dopo Maratea doveva già essere una certa importanza a quanto si deduce da diplomi di Carlo II di Aragona ecc. Maratea Superiore o Castello non può essere stata una rinomata città della Lucania, anteriore a Blanda, ingrandita abbellita e fortificata dai greci, perché non ha avanzi di antichità, mentre di una città antica di qualche importanza sussistono sempre le tracce. Il suo nome di greca origine come avvertiscono Mandelli, Lenormant e Lacava (vedi Lacava, Blanda, pag. 19 nota) ma non si può dire se sia appartenuto ad una colonia greca o semplicemente al territorio né se rimonti agli antichi coloni Greci o allepoca Bizantina. Ma dal nome non si può trarre alcuna conclusione, perché è assai difficile per non dire impossibile indagine lorigine del nome della città e le spiegazioni etimologiche sono quasi sempre fallaci.

Gli antichi scrittori e geografi non riportano il nome di Maratea, mentre parlano di Blanda in più luoghi. Se M. fosse stata ma città di qualche importanza coeva a Blanda, se ne troverebbe uno accenno negli antichi scrittori, e nelle geografie od itinerari.

I Greci non situavano mai le loro città in luoghi inaccessibili, senza territorio, senza acqua, lontani dal mare, invece tutti i casolari, borghi, castelli e paesi, situati come M. S. sulle cime de monti cominciarono a formarsi dal 6° all8° secolo dellera volgare, quando devastante e rese inabitabili dalle continue scorrerie, le città che erano al piano e nelle valle vennero a poco a poco scomparendo, e gli abitanti si ritirarono in luoghi di facile difesa e sui monti.

Anche di Blanda si conosce molto poco. Si sa da Tito Livio (XXIV, 20) che era nella Lucania, ecc. Lucanis Blanda così pure Tolomeo la pone tra le città mediterranee della Lucania, Geogr. 11-1-70, mentre Plinio la ripone tra i Bruzii (IIIX) se ne trova solo il nome in Pomponio Mela, e nellanonimo di Ravenna e nella tavola Peutingeriana itinerario geografico compilato nel medioevo, su tavole più antiche, è situata a XVI miglia dal Lao.

La distruzione violenta e improvvisa di Blanda per forte tempesta di terra e di mare sembra inverosimile ed almeno non è ricordata da antichi scrittori. Si suppone invece che la città sia stata più volte devastata da scorrerie e invasioni. Blanda era sede Vescovile, e nel 592 S. Gregorio Papa in una lettera al Vescovo di Agropoli gli commette la visita della Chiesa di Blanda e di altre sedi vicine (Velina, Bussentina et Blandana) che non avevano Vescovo, e tra laltro gli ingiunge… Nille Ministeria recondita si accenna alla suppellettile dei vari ed arredi sacri nascosti allavvicinarsi dei Longobardi e di altri nemici, e non sempre ritrovati per le frodi e le morti di coloro che li avevano nascosti (Troya e di Meo in Lacava p. 6, nota) Blanda perciò era stata devastata e non era in grado di aver nuovo Vescovo. Dopo alcuni anni nel 649 tra i Vescovi intervenuti al Concilio Lateranense si trova Pascalis episcopus S. Ecclesiae Blandanae terminando così ogni altro accenno della antica città. Si desume da ciò che Blanda subì la sorte di tante altre città antiche. Devastata più volte nelle guerre tra Greci e Longobardi, esposta alle scorrerie nemiche venne a poco a poco scomparendo ed abbandonata dai suoi abitanti e si perdette col tempo ogni vestigia financo della località ove era situata. Intanto gli scrittori della antichità non sanno precisare il posto dove trovasi lantica città di Blanda.

Ai pantani di Castrocucco, proprio ai terreni secchi e privi di acqua, vicino al ponte, da poco costruito, sul fiume Noce, per il passaggio della strada carrozzabile che mena a Praia di Aieta, trovasi in quei terreni dei ruderi che indicano che un tempo colà doveva esservi una città, credo che qui ruderi sono gli avanzi della antica città di Blanda distrutta. Chi si porta in quella località potrà vedere, costatare e convincersi di quanto si asserisce.

I poveri Blandani superstiti alla distruzione della loro patria, si rifugiarono nella vicina Maratea, per modo che i Marateesi sono in buona parte discendenti dai cittadini Blandani, i quali ne aumentarono i fabbricati e il numero degli abitanti.

Anche Buxentum, oggi Policastro trovasi come Blanda senza Vescovo, e in tali condizioni da non poterne avere, tanto che S. Gregorio laffidava al Vescovo di Agropoli con la lettera succitata: ma non fu devastata come Blanda ne completamente abbandonata, tanto che dopo uno o due secoli tornò ad essere la sede Vescovile.

I protocolli dai quali ho attinto maggiore copia di notizie sono quelli dei notari Giovan Paolo Greco dal 1564 al 1602;

Annibale Assafris dal 1565 al 1576

Fulvio Assafris dal 1590 al 1601

Giovanni Antonio De Pace dal 1601 al 1633

Giovanni Giacomo Fiorillo dal 1613 al 1652

Nicola Antonio Armenia dal 1632 al 1657

Francesco Armenia dal 1663 al 1724

Felice Di Lieto dal 1747 al 1809

Urbano Armenia dal 1730 al 1773.

Giuseppe Mancini dal 1658 al 1697

Pietro DOrlando dal 1700 al 1745

Francesco Antonio Mancini 1626 al 1614

Antonio Mangini 1698 al 1738

Francesco Greco 1752 – 1794

Gaetano Siciliani 1800 – 1820

 

= ORIGINI =

Maratea Superiore o Castello, sebbene molto antica non può essere stata colonia greca, per la sua posizione sopra un monte senza campagna, senza acqua, in luogo assai ristretto, e deve aver avuto origine dal 6° all8° secolo, quando gli abitanti delle valli perseguitati da continue scorrerie cercarono rifugio sui monti per potersi facilmente difendersi. Eguale deve essere stata lorigine di M. Inferiore cominciata a costruirsi nella zona di Capo il Casale, sito di facile difesa, perché inaccessibile e nascosto dalla vista del mare.

Il territorio di Maratea però doveva essere abitato da tempi remoti, forse da coloni greci, che si dettero il nome senza costruirvi tuttavia un centro di qualche importanza. Si sa che vi era una via littoranea da Pesto a Regio detta via Aquilia: la tavola Peutingeriana, compilata nel medioevo su altre più antiche, seguendo i luoghi lungo questa via dice: Cesernia VII, Blanda XVI, Laviniam VIII, Cerelis XI accidentalmente in Maratea non doveva esservi un paese meritevole di esser menzionato, ma la campagna salubre, labbondanza di acqua, la vicinanza del mare dovevano attirare coloni sino dai primi tempi; ne è prova la scoperta qua e là di antichi sepolcri, uno dei quali scoperto nella contrada di S. Basile con alcuni vasi di finissima argilla, e con bella cornice nera, la consueta dei vasi italogreci. Verso lepoca suaccennata per lorigine di M. S. avvenne la traslazione delle reliquie di S. Biagio e ciò fu certo causa del nascimento e dellincremento del Castello, senza che possa a ciò assegnarsi un epoca certa o probabile. Dato che il primo nucleo dellattuale Maratea sia stato un tempo appellato Casale (la parola Capo si premette comunemente ai luoghi alti) ne deriva che più antica deve essere stata M. S. o Castello e M. I. ne era un casale.

Si come sian, le prime case di Maratea furono edificata nella zona di S. Vito e Capo il Casale, bisogna assegnarsi lorigine alla stessa epoca di M. S. o Castello dal 6° all8° secolo quando gli abitanti delle valli non potendo più sostenersi nelle antiche abitazioni. Nei secoli posteriori si trovano ordinate in due Università distinte o diverse.

Neppure però ritenersi nel posto dellattuale città, sito insalubre e senza sole nei mesi dinverno ad un estremo della valle e senza acqua. Dovettero cercare dei luoghi nascosti e di facile difesa.

Dopo il 6° secolo gli abitanti delle valli continuamente bersagliati nelle guerre e dalle scorrerie abbandonarono le primitive dimore e si ridussero sulle montagne, nei luoghi nascosti, inaccessibili e di facile difesa. Ciò avvenne da pertutto, e dovette avvenire in Maratea, dandosi così origine al Castello detto Maratea Superiore, ed alla attuale città, con le prime case probabilmente nel luogo detto Capo il Casale, che è pure luogo sicuro perché nascosto ripido e di facile difesa.

Se lacquisto delle Sacre Reliquie di S. Biagio coincide con questa epoca (del 6° o all8° secolo) Maratea Superiore non dovette avere incremento, o forse addirittura nascimento in tal modo. Narra la tradizione che miracolosamente fosse additato il luogo eletto da S. Biagio a sua dimora a quel tempo, già vi erano abitanti, dovette aumentare il numero, sia per la difesa delle Sacre Reliquie, sia perché cercavasi aiuto e protezione e asilo intorno alla Chiesa e al sacro deposito. Se non ci erano, fu quella lorigine di M. S.

Circa lorigine di M. I: si possono fare diverse ipotesi:

Il Mandelli ritiene che M. S. fosse stata edifcata dai Terrazzani (abitanti della valle e di M. Inf.) per rifuggirvi nelloccorrenza di improvvisa invasione di corsari, e secondo questa opinione, più antica sarebbe M. Inf. come formata dallunione dei coloni della valle, e il Castello sarebbe stato edificato a difesa della città e del Santuario. Secondo altri sarebbe più antica M. S. e la inferiore sarebbe stata dapprima un casale di quella, nel luogo ove ora dicesi Capo il Casale, con la Chiesetta di S. Vito, in seguito si sarebbe formato un altro piccolo casale ove si dice il Casalitto, congiunti poi i due casali ne sarebbe derivata lattuale città. A ritenere questa opinione concorre non solo la denominazione di Casale e Casalitto, ma anche la circostanza che parte del territorio era promiscuo tra le due Università. Sappiamo infatti che nel territorio del Castrum sorgevano altri abitati che erano detti casali, e che entravano a far parte del medesimo sodalizio o civitatis, sia che i nuovi abitanti venissero da fuori, sia che si distaccassero dal castrum. Tra il castrum e i casali sorgevano dei rapporti che gli scrittori definirono per ius filiationis, onde il Pappia “Communio” ec.

M. S. è più antica e M. Inf. fu edificata dai Castellani pel bisogno di coltivare la valle. La ipotesi del Mantelli è ammissibile, ove al bisogno della più efficace difesa si aggiunga il culto e il patrocinio di S. Biagio come ho detto innanzi.

La 2° ipotesi avrebbe a sostegno la circostanza che un nome di M. I. è appellato Casale e un altro Casaletto, e i casali, e risaputo, erano abitati che si venivano formando nel territorio della civica o Castrum. Ma non si capisce perché le abitazioni sarebbero state costruite in un luogo senza sole, quando costava situarla verso il perimetro dellattuale città, o daltra parte.

Lorigini comuni delle due frazioni è indubitabile non solo pel nome anche per la promiscuità del territorio. Il nome di Maratea, in latino Marathea o Marathia si trova la prima volta, secondo il Mandelli nella Bolla di Alfano, Arcivescovo di Salerno, del 1079. In questa bolla sono indicati tutte le terre soggette al Vescovo di Policastro, e tra le altre Marathia, Trichina, Castrocucco, Turtura, Portum (Saprorum).

 

= LE DUE UNIVERSITA =

Per parecchi secoli, sino al 1808, Maratea era divisa in due frazioni principali, delle quali una era chiamata Castello e laltra Maratea, e nel linguaggio curiale Maratea Superiore e Maratea Inferiore.

Questa denominazione sussiste tuttavia nellordinamento ecclesiastico, chiamandosi M. S. la parrocchia di S. Biagio che è il Castello, e M. I. la parrocchia di S. Maria Maggiore.

Nelle concessioni di privilegi e diplomi e in altre scritture che emanavano dal Governo centrale però si parla semplicemente di Maratea, e con questo nome si comprendono i due rioni. Amministrativamente sino al 1808, erano due Università, con ciascuna il Sindaco, gli eletti e gli altri officiali, il bilancio e le proprie entrate, ma parecchie spese erano fatte in comune, e il territorio era pure promiscuo. Queste promiscuità denota, lorigine comune delle due frazioni, sia che M. Inf. sia sorta come casale e borgo di M. S., sia che questa sia sorta come Castello, a difesa di M. e a custodia delle S. Reliquie di S. Biagio. In contrario non vi sarebbe stata ragione di tale promiscuità non essendovi traccia di concessione di principe, né potendosi immaginare un possesso sufficiente da indurre la presunzione (in nota Rinaldi). Altra prova indiscutibile dellunica origine sono le leggi o consuetudini municipali, dette Statuta Universitatis, approvate dai cittadini delle due frazioni verso il 1845 e delle quali a noi non è pervenuta traccia. Volendo stabilire la natura giuridica di tali rapporti, che ora mostrano una sola città Maratea: ora con relazioni promiscue, ora due Università separate e indipendenti, e a ricordare che nel medio evo, come presso i Romani le città (oppidum) unitamente al territorio (territorium) a cui appartenevano luoghi piccoli (vici, castella) e comuni di campagna (pagi) formava un tutto politico (Olegel, Storia dei Municipi Italiani p. 24). Una città era la riunione della campagna e della città e gli uomini non si distinguevano, come oggi, in una popolazione urbana ad una popolazione rurale. Ciò che si chiamava vicus o villaggio era una parte integrante della civitas e labitante del villaggio era un membro della città (Fuste da Conlanges, nelle origini del regime feudale no. 1). Ciò per altro non toglie che tanto presso i Romani, quanto nei secoli posteriori il vicus e il pagus avevano una personalità propria e di ragione privata per la quale potevano contrattare ed accettare donazioni e legati a somiglianza a qualunque privato cittadino o collegio o corporazione (De Ruggiero publicus pivatus 5). Quando sul territorio di una colonia o di un municipio si fondava una specie di villaggio o communello rustico con una certa autonomia (vicus, pagus) anche questo si costituiva il suo particolare patrimonio demaniale che si amministrava da se indipendentemente dalla colonia o dal municipio di cui faceva parte (I-vi).

 

= GOVERNATORI =

Dal certificato del Sindaco Alasei appare che vi erano sei governatori della Cappella di S. Biagio, e di questi, due erano nominati dallUniversità Superiore, 4 dalla inferiore.

In diversi antichi istrumenti si trovano costituiti gli economi e prepositi della Cappella. Nel 16 Maggio 1626 (De Pace) due economi eletti della Università e i due Sindaci di Mar. Inf. fanno procura a Orazio Giordano per riscuotere somme donate dalla Maestà Cattolica (non si dice quale) Il 23 Marzo 1642 v. n.o 20 vedere 521 e 537.

 

= DE PINO =

Il Conservatorio delle Salesiane o della Visitazione, trasformata poi in Istituto De Pino, e il Convento dei PP. Cappuccini, furono fondati con le sostanze lasciate da Giovanni Antonio De Pino. Questi visse nella seconda metà del secolo XVI, e morì sui principi del XVII, e probabilmente con altri facoltosi cittadini di Maratea arricchiti con la mercatura. Fece testamento per mano del notaro Decio Santoro le cui schede sono perdute, ma da altri atti, sappiamo che egli istituì erede universale la moglie Vittoria Messarola, la quale dopo la morte del marito, con atto per not. Felice Assafris del 9 Aprile 1613 dichiarò di essere erede fiduciario ed usufruttaria, mentre era volontà del marito, che alla morte di lei, la successione fosse prima impiegata nella costruzione e dotazione di un monastero o conservatorio femminile. Il protocollo dellanno 1613 del not. F. Assafris pure è perduto ma la data e il contenuto della dichiarazione rilevasi:

1)                 dallatto De Pace 1° Luglio 1621, col quale i rappresentanti del Convento dei PP. Cappuccini pagato ducati 200 a M.M. O.O. per la dotazione dellaltare di S. Giovanni Battista da erigersi nella Chiesa di S. Maria della Misericordia, oggi Chiesa del SS. Rosario dellIstituto De Pino.

2)               dal compromesso 23 Aprile 1644 Fra. Ant. Mancini, tra i Sindaci Marco Bencellato erede di Vittoria Messarola, moglie di Giov. Ant. De Pino

3)               del loro arbitrale, depositato in atti del notaro Fran. Ant. Mancini del 10 agosto 1644

Neppure si conosce lanno di morte della Messarola, usufruttaria dei beni, ma è certo che essa prima della morte aveva rinunziato allusufrutto su parte dei beni, e in specie su un capitale dovuto dallUniversità di Torraca, in beneficio delle opere erigende. Nel lodo arbitrale parlandosi della Messarola sa i dice: attenta la buona vita e qualità della quale autentica dellistessa sua dichiarazione e dalle cessione per essa fatta subito seguita la morte di detto sua marito a beneficio di detti luoghi più di duc. circa 1700 che detto suo marito doveva conseguire di terre e capit. dallUniversità della Torraca non ostante che essa predetta Vittoria ne fosse di quelli usufruttaria, vita sua durante, come di sopra, appare da ciò che la dichiarazione di fiducia fu spontanea, e non determinata da prove e circostanze estranee, e ciò va notato a sua lode, e per additar il nome di lei alla memoria e alla gratitudine dei posteri.

Esiste un inventario fatto fare da Mario Buccellato, erede della Messarola con lintervento del Sindaco Orazio Giordano (essendo a quanto pare lUniver: esecutrice delle pie disposizioni) e di G. B. Ginnari maestro e preposito della fabb. del Convento dei P.P. Cappuccini. Linventario è fatto dal not. Giacomo Fiorillo a 20 Sett. 1641, nella casa del De Pino in via Piedi lo Stretto, composta di 4 stanze e del Cellaro, con due orti contigui, confinante Marco Zavolaro e via pubblica. La via piedi lo Stretto, è quella che comincia a S. Maria delle Grazie e quando in seguito la denominazione di Piedi li Cirasi, e poscia nellultimo atto, verso S. Francesco in via San Leonardo, e potrebbe essere parte dellantica casa Ginnari. Questa casa fu ceduta a Marco Bencellato per duc. 180 col lodo suaccennato, e perciò non ha importanza ricercare quale via.

I beni inventariati sono: la detta casa, due vigne a Cersuta, un magazzino e un suolo al porto, un oliveto al Canaglione, 1000 ducati sopra lUniversità di Trecchina, 1000 sopra Mar. 375 Torraca.

Il convento dei P.P. C.C. fu subito costruito, e nel 1644, al tempo del compromesso era quasi terminato, ma del Conservatorio, per più tempo non si parlò. Fu circa un secolo dopo la costruzione dei Cappuccini, che i fratelli Don Giulio, avvocato, Don Giov. Battista Sifanni sacerdote promossero il Consenso della Visitazione, animando il Sacerd. Don Gius. De Pace, di Maratea, residente in Napoli, a carpire a tal fine alcune sue case e duc. 500 al capitale ed altro D. Giulio Sifanni ottenne il R. Assenso, e mandò un ingegner per viderne la casa donata dal Sac. De Pace ed alte contigue che erano state donate; le fabbriche già cominciate nel 1728 rovinarono e furono riprese, e così dopo varii contrasti e molte opposizioni di dette compimento al voto di De Pino.

Le opposizioni dovevano aver luogo da parte dei P.P. Cappuccini, a cui favore erano forse le rendite dei beni De Pino e da Paolo Giordano erede di De Pino, il quale aveva interesse che non avesse compimento la fondazione, per appropriarsi il legato. Lapertura ebbe luogo il 30 Giugno 1730, dapprima nelle case del D. Giuseppe Riccio, e poi nel nuovo locale, ora casa DOrlando, ove ebbe dimora uno a che per le premura dellavv. D. Giov. Tarantini il Re Ferd. IV con R. D. 6 Nov. 1816 concesse il locale dei M.M. O.O. soppressi.

 

= CLERO =

Su un atto di compra di annue entrare del 4 Ott. 1576 è costituito il Clero di S. M. Maggiore, ad sonum campanellae, et maris est, col cantore Biagio De Vita ed altri 19 preti, tra i quali Giov. Maimone che fu Arciprete.

In altro atto pure di compra di entrate del 2 Aprile 1602 (De Pace) figura lArc. Biagio Santoro, il Cantore Giov. Biase De Rosa, e il Cappellano Giov. Nicola Remida; un altro del 14-1-1607 il Cappellano è Giov. Biase Fano. Il 1111630 il Cantore è Gregorio Di Lieto, e il Cappel. Francesco Ginnari.

A 16-3-1661 (Giuseppe Mancini) lArciprete G. G. Santoro protesta contro il proc. del Clero D. Gius. De Lieto acciò voglia fare la cassa con due chiavi per custodirvi il denaro del Clero, conforme la costit. sinod. e i decre. di S. V.

A 2-1666 (ib.) il proc. del Clero D. Fabio Giord. protesta perché si devono pagar alla mensa di Cassano duc. 13 e grana 28, per d. di sfoglio, dovuto annuatim dal Clero e non ci sono denari della Comunità.

A 21 Dic. 1668 (ib.) per la morte di D. Gregorio Di Lieto ha il possesso il Cantorato D. Fabio Giordano. Il cantore è detto “Cantor et Praefectus Chori” cum facultas regendi et gubernandi Chori.

Il 15-3-1701 (Fran. Arm.) richiedono ai Sindaci farsi rispettare lantica franchigia della gabella della farina, cioè i Sacerd. tom 24, Diac. e sudd. 18, minoristi 12.

In Luglio 1717 è nominato Cantore Biase Ant. Iaconianni per alcuni obblighi v. n. 371.

2 Sett. 1764 (Urbano) Marianna Vitale aveva dato duc. 10 per vespro e Messa Cantata alla Chiesa delle Consolazioni alla Garazza il 1° e 2 Luglio; non essendo stato accettato, sua nipote Caterina Barletta da altri duc. 10, e così in tutto duc. 20 assistervi il numero di sacerdoti che destinerà lArciprete decime, in 509-513.


18 Aprile 1811 (Carm. D. L.) Cantore, dignità del Capitolo. D. Gabriele Ferola, per la morte di Biagio Fedel. Buono.

 

= MASTRODATTI =

Il Gov. Giordano Valentino (Greco 2 Sett. 1582) protesta contro il Sindaco e gli eletti acciò vogliono fornire la Curia di Mastrodatti ecc. n. 24.

 

= TEMPESTA A DINO – 1806 =

Naufragata la feluca di P. Zaccaro ove era la statua di S. Biagio con gli argenti della Chiesa, e ripescati la mattina seguente, il marinaro Antonio Lombardi detto del Cucco pretendeva appartenergli per averli ripescati dopo il naufragio.

Io, Parroco Iannini, ricorsi a Mandarini, ma questi disse che tra gente armata e indisciplinata non sentivasi sicuro, e non volle saperne. Quindi mi rivolsi al Colonello Vicuna, il quale ordinò consegnarsi gli arredi al Parroco, io non volli consegnarmoli, ed invece furono affidati a D. Oronzo Di Lieto, Governatore della Cappella. Il Cucco aveva ritenuto un calice, ed essendosi reclamato, tirò una schioppettata contro Lieto e Iannini, che però non esplose. La testa di S. Biase fu ripescata dopo tre giorni da un marinaio napoletano chiamato Silvestro al quale Lieto dette 10 ducati. Dopo la capitolazione Lieto consegnò gli argenti al Parroco Iannini con ricevuta sottoscritta pure dei testimoni Sacerd. Nicola Mandarini e Giov. Fiorillo.

 

1806

D. Luigi Calderano trovavasi arrestato con la famiglia e doveva essere fucilato, ma D. Giuseppe Gennari e D. Paolo Dalitto gli impetrarono la grazia da Lamarque.

 

= STATUA DI S. BIAGIO =

Per gli accomodi in argento si spesero duc. 52 e il lavoro a spese di D. Lorenzo Latronico, fu fatto dallorefice Mansueto Finamore di Rivello. Per la Mitra altri ducati 18, dei quali 9,50 il Parroco, 4 D. Saveria Calderano, 3 le figlie di D. Vincenzo Barone e 1,50 elemosine varie.

 

= S. MACARIO =

D. Paolo Dalitto intorno a S. Macario dice che S. Macario sia proprio quello di Melitene martire e soldato, io parroco Iannini asserisco invece essere San Macario Egiziano. D. Gennaro Buraglia, Parroco di S. Biagio, nella enumerazione dei 12 S. Macario si serve delle stesse parole del DAlitto; nel designare quale sia il nostro, si serve delle parole del Parroco Iannini.

 

= TRADUZIONE DELLINNO DI S. BIAGIO =

= DI D. GIAMBATTISTA LATRONICO =

 

Di salute, Biagio, già eressi

laria invitta Correte, o mortali

egri, afflitti, al suo tempio portatevi

se bramate curarvi da mali.

Se soffrite dolori alle fauci se langina che troppo molesta impedisce il respiro e richiamasi di malori unaltra tempesta

Deh cessate di esser più timidi disprezzate i rimedi umani ricorrete soltanto al gran martire che allistante sarete voi sani

Quanto forte fu egli al martirio nel soffrire gli acerbi tormenti tanto assai benigno dimostrasi nel pregarlo per farci contenti

Deh, gran santo, proteggi i tuoi sudditi dallinsidie del mostro infernale quiete e pace donate alle anime e togliete dal corpo ogni male

Summa si la lode e la gloria a te triade immensa infinita per Biagio rendete a noi miseri nella patria celeste correte.

 

= CHIESA DI SAN BIAGIO =

Altare maggiore rivestito di marmo il 1753. La porta della custodia fu fatta in argento da D. Antonio Giordano di M. S. negoziante in Napoli. La porta della balaustra fu fatta da D. Tommaso Lebotti, padre del Parroco. Laltare del SS. Sacramento, della conf. dello stesso nome. Clanditur exigua maximus aede Deus. Della SS. Annunziata in marmo di Diodate e poi di Leo, succedentia Deodati, vi è la seguente incisione:

Lilia Ciner Sparge

Hic Guillelmus Deodatus, Neapolis Canorie et inter collegii Teologos primus. Hic pacis tellique artibus, praecipue sub Carolo V Imperatore cuis carissimi nepotes ac gens fere omnis, quibus hasce ille aedes et extruxit, et ut cornu ossa unus locus acciperet sepulchrum paravit, ubi quandoque, vel ad fines Coditi. At Nicolaus Leo, ad quem ex Francisca Deodati matre haereditas redit, aedes ut reliquia restituì, sibi suisque posuit. Anno Reparata Salutis MDCCLIV

Rosario di DeArmenia

S. Antonio di marmo, prima di Diomede Montesano, poi meno la sepoltura, di D. Tommaso Lebotti. – S. Giov. Battista, in marmo, della Chiesa. – S. Lucia non di marmo, di Alasci. – S. Macario ora di Ventapane vicino la porta, e perché umido, fu fatto demolire da Mons. Legoyros De Magistris Vescovo di Cassano nella S. Visita del 1653. Latrio con le altre parti, il coro, lorgano furono fatti a tempo che era parroco D. Gaetano Ventapane.

 

= CHIESA DI S. MARIA MAGGIORE =

 

La torre del Coro era di proprietà Santoro, da questa donata alla Chiesa.

1° Altare Maggiore di stucco, la custodia di marmo rifatta a spese del Comune.

2° SS. Sacramento, la custodia di marmo a spese di D. Vito Di Lieto.

3° Immacolata di Marmo, prima di Diodati essendovi una lapidetta ex familia D. Carmine Diodati.

 

S. Nicola di Marini

Trinità. Capp. De Lieto

S. Stefano – Santoro

S. Michele – Greco con la seguente iscrizione

Mercurius Graecus, graeca de gente profectus hanc cappellana condidit, ac habuit graeca doinus q.dam nulla missura penus cornessam ac Duo Praesule iure tenet lector amica vides vas pectora nostra fasete, Sancte Michael tu et Sebastiane simul F. F. A. D. MDV.

 

= ALTRA =

Franciscus Antonius, et Ioa. Thomas Graici frates germani successon et haeredes Mercurii Graeci De Graeca gente, cui de iure patronatus A. D. 1505 altare hoc conditum, et ad Sancti M.li Archangeli culture erectum fuit, ad praesentis aevi formam A. D. 1762 Idem. Restauravit Cappellam.

 

= CHIESA DELLANNUNZIATA =

1° Altare di S. Biagio, prima S. Maria di Costantinopoli con ospedale (Dietro) Ann.ta / 2° S. Pietro e Paolo di Miraglia. 3° Filippo e Giacomo di Fasanari. 4° S. Lorenzo di Ginnari del Giudice. 5° S. Giuseppe di Varola. 6° di S. Lucia Buono.

 

= ROSARIO =

1° S. Francesco di Assisi. Don Bonav. Salone Car.

2° S. Pasquale. Dalverme

3° Carmine. Rossi

Crocifisso. Comes

5° S. M. del Soccorso. Ginnari

6° S. Crispino. Calzolai

7° Rosarii

8° S. Maria degli Angeli. Lombardi e poi Nicodemo

9°… Ginnari Satriani

10° Porto Salvo

11° S. Rosa di Panza, trasformato in S. Filippo, dei Iannini

12° Nascita. Labanchi

13° S. Antonio. Tarantini

 

= S. FRANCESCO =

1° Altare Maggiore dei sociolei

2° S. Francesco di Paola Remida, oggi Ferola

3° S. Teresa. D. Marcello Ginnari

4° S. Marco. Fam. Villani

5° S. Michele Arc. Salemme poi Vita Diodato

6° Carmine. Barone

Sacra iura familiae tempore collapsa per Vincese tium Barone elata errise anno ante inbileum Clementis P.P. XIV postierno.

7° S. Leonardo. De Santis. Escalio perveteri sacellum Petro Paulo de Santis A. D. 1640 familiam invocatum ab nepoti decoratum placuit.

 

= COLONNA DI S. BIAGIO =

= ERETTA IN PIAZZA =

Rinvenuta in autunno tra la rena del mare presso Caliandito, probabilmente emersa dopo una forte tempesta che sconvolse la spiaggia, poi la tradizione di essere ivi sbarcate le reliquie di S. Biagio, si ritenne che probabilmente (dicitur) la colonna avesse relazione col martirio e si scrisse in hac dicitur columna passus. Ma questa relazione per quanto espressa in forma dubitativa è inverosimile perché non si trova nella vita di S. Biagio e nella relazione del suo martirio, alcuno accenno alla colonna.

San Biagio fu catturato in una spelonca del monte Argeo e condotto alla presenza del governatore Agricolao. Fu fustigato e ricondotto in carcere; quindi sospeso a una trave, ebbe lacerata il corpo con pettine di ferro. Infatti gli antichi agiografi del martirio di S. Biagio riferiscono i seguenti fatti: la cattura in una spelonca del M. Arageo, la fustigazione, la lacerazione con pettini di ferro mentre era sospeso ad una trave, limmersione nel lago di Sebaste ed in fine il troncamento della testa.

 

= ALTRE NOTIZIE =

= CONFRATERNITE ERETTE NELLA =

= CHIESA DI S. MARIA MAGGIORE =

Le principali sono quella di S. Maria Maggiore o dellAssunta e quella del SS.mo

Vi fu quistione per la precedenza v. n. 165 essendo più antica quella di S. M. Maggiore che fu portata sino a Roma come da procura sotto il N.ro 189.7

In atto Fra. Ant. Magini, 7 Marzo 1641 gli economi e prepositi Ven. Confraternitatis Nostreis, della quale è cassiere lArciprete Santoro comprano alcune entrate e pare anche detta Confrater: sia nella Chiesa di S. Maria Maggiore.

La Confraternita di S. M. Maggiore aveva anche un monte di pietà, vedi i numeri 127 e 128. Legato al SS. numero 27.

 

= CHIESA DI S. M. MAGGIORE =

È da più secoli la Chiesa Parrocchiale, matrice Arcipretale, ma non si ha notizia della costruzione; mancano documenti e iscrizioni. Il Coro è di costruzione diversa, a guisa di torre, e si vuole una delle 3 torri di Maratea, come vi veggono nella stemma cittadino. È tradizione che la Chiesa non si estendeva sino alla torre del Coro, e che questa sia stata acquistata dalla Confrat. dellAssunta e di S. M. Maggiore, e poi ceduta al Clero in corrispettivo dellattuale piccolo coretto della Confraternita. Nella Bolla di erezione della nuova Parrocchia della SS. Annunziata del 1585 vi è detto: Cum praeditta terra Maratheae unica tantum parochia in burgo inferiori gubernanetur e in seguito si parla, della necessità di altra parrocchia in luogo più centrale, e di più facile accesso. Rilevasi da ciò che già da più tempo quella era la Chiesa Parrocchiale. Di notevole abbiamo riscontrato: con istrumento Fulvio Onofrio del 2 Dicembre 1556 Nicola De Rosa Garzia Taranto prepositi convengono con il signore Serafino di Lauria la costruzione di un trono intagliato per la Chiesa di S. M. Maggiore da consegnarsi per la metà di Quaresima duc. 25, oltre vitto ed alloggio, tavole della Chiesa, secondo il modello. Con instrumento 30 Agosto 1654 Francesco Mangini, Domizio Santoro istituisce una messa la settimana (anzi lunedì) nellaltare di S. Stefano protomartire gentilizio di sua famiglia, e per ladempimento assegnando 5 ducati lanno v. pure n. 392 prima.

Per laltare privilegiato quanto si rileva dal numero 263.

Altare della Concezione 985.

Della Trinità 310.

 

= SS. ANNUNZIATA =

Erezione  in Parrocchia 31323435. Nuovo Parroco 63 Figura il Cappellano (forse della SS. Annunziata) tra il clero di S. M. Maggiore 83 e del 1602 v. pure 161 al 1633 – 175.

Altare di S. Paolo v. n. 184

Cappellano n. 260 del 1662.

Altare di S. M. di Costantinopoli 300 S. Lucia 340

S. M. Visitazione 391.

 

= SULLE DUE PARROCCHIE =

Nel secolo XVIII e sul principio del secolo XIX vi furono molte contese tra il Parroco di Santa Maria Maggiore e quello di San Biagio sulla estensione della rispettiva giurisdizione. Se ne disputò nel 1723 tra lArciprete di S. Biase Perretti ed il Cappellano D. Gaetano Ventapane; il primo sosteneva che il Parroco di San Biagio avesse giurisdizione limitata al Castello, mentre laltro sosteneva si estendesse extra moenia e più specialmente alle frazioni di Brefaro, Massa, Marina e Castrocucco. Pare che non vi sia stata alcuna soluzione, sebbene negli atti di S. Visita del 1724 e successivi si annoverassero non poche Cappelle rurali tra quelle dipendenti dalla Chiesa di San Biagio.

 

Nel 1777 lArciprete Francesco Antonio Vita Diodati sostenne altra contesa col Cappellano Lebotti.

1° Mandelli, manoscritto esistente nella Biblioteca Nazionale di Napoli

2° Antonini, Discorsi sulla Lucania, Napoli 1745

3° Pacichelli, il regno di Napoli in prospettiva, vol. I, pag. 288

DAlitto Dottor Paolo, della vita e del martirio di S. Biagio, Napoli 1728

5° Iannini Carmine, manoscritto esistente presso i suoi eredi

6° Lacava Michele, del sito di Blanda, Lao e Tede Lucana, pag. 14.

 

= UFFICIALI DI NOMINA REGIA =

Tra i molti ufficiali pubblici preposti al reggimento ed amministrazione di Maratea, alcuni erano di nomina regia, altri erano eletti dal popolo.

Troviamo lelenco dei primi nella prammatica: “de officiis de regime maiestatis cuisque viceregis colationem spectantibus” approvata con dispaccio in data di Colonia 28 Gennaio 1532 scritta in Spagnolo, al titolo “officia ad regiam collationum spectantia” dal quale riportiamo 565: Los capitanos y assessori en la infrascriptas invade y tierrae de regio demanio por el goverino y administration de la iustitia:

El offcio de capitan o gobernator de Thierra de Maratea.

El officio de asseso de la dicta Thierra.

66 Los officiales deputatos pur la regia Corte sobre las estrationes de los granos y atros vituaglias que se cargan y extrahan de las marina, y carga dores tanto pro extra come infra regnum.

El officio de Lugarteniente del dicho Mastro Portolano en la Thierra de Maratea.

155 – Officilaies sobre las terciarias del hierro nel regno: el officio de fundadiguero del fundico del hierro en la ciudad de Maratea

El officio de credenciero nel dicho fundico de Maratea.

 

= IL GOVERNATORE =

Torna inutile discorrere dellufficio del Governatore di giustizia, che era determinata dalle costituzioni e dalle prammatiche del Regno.

Durante il regime spagnolo era quasi sempre uno spagnolo, raramente qualche nobile napoletano; ed era nominato con decreto, o “viglietto” del Vicerè. Molte volte era un uomo di armi, come è da immaginare, ma richiedevasi per la sua carica e per lofficio di giudice, un uomo di legge, il popolo di Maratea, riunito a Parlamento il 1° Ottobre 1613 fece voti perché il Governatore fosse sempre un dottore; e i magnifici del reggimento della città, cioè i sindaci e gli eletti a 19 Gennaio 1614 (De Pace) commisero a Giovanni Mattio Fiorillo, nobile cittadino di Maratea, residente nella capitale spagnola, di presentare il voto al Re, e di impetrare a norma della detta conclusione “ut in terra Marathea veniat gubernatores iustitiae doctores et non alii, in beneficio dictae universitatis et decoro istitiae”.

Il governatore durava in carica un anno, e si trova qualche raro esempio di conferma. Quando entrava in officio, la cerimonia si compiva solennemente. Il popolo conveniva al suono della campana (in Maratea Superiore al suono della tromba) nel luogo solito delle riunioni, sotto la direzione dei Sindaci, degli eletti e del Governatore che usciva di carica. Il parlamento o Consiglio era presieduto dai Sindaci; i quali leggevano ad alta voce la lettera patentale o viglietto di nomina, e quindi in nome del popolo riconoscevano e promettevano ubbidienza al nuovo governatore. Questi, dal canto suo, prometteva “dictis Sindacis Electi et Civibus obiervare omnia privilegia, immutates, prerogorativas, iurisditiones, consetuidines, itilas scriptas et non sciptas, parere et obedire omnibus legibus pragmaticis, provvisioni bus etc. ut obiervaverunt alii praedecensores, et in fine officii parere Sindacus iusta forma regia pragmaticae”. Garantiva queste promesse  col giuramento e con la plegeria data da qualche ricco e probo cittadino di Maratea.

Nei tempi più antichi redigevasi atto notarile di tutta la cerimonia; ma in seguito il popolo, riunito a consiglio, deliberava la immissione in possesso del nuovo Governatore, ed autorizzava i Sindaci di ricevere, davanti notaio, il giuramento e la plegeria di stare a Sindacato. In base a tali atti si è potuto compilare una cronologia dei Governatori di Maratea, completandola con notizie desunte da altra fonte.

 

= LE DUE UNIVERSITA =

Nei secoli XVI e XVII il Governatore era uno solo e risiedeva in Maratea Inferiore, ma entrava in possesso del suo officio solennemente innanzi al popolo nelle due Università, prestandolo in entrambe il giuramento de bene administrando, e dando a ciascuno una fideiussione diverso de stare a Sindacato, terminato lufficio. Così il Governatore Michelangelo de Molina fu ricevuto in ufficio e prestò giuramento in Maratea Inferiore a 5 Dicembre 1624, e in Maratea Superiore il giorno appresso 6 Dicembre. Ma in seguito non vi è memoria che il Governatore fosse investito della carica anche in Maratea Superiore, pare; pare anzi che il suo ufficio si reggesse in Maratea Inferiore e che la sua giurisdizione si estendesse alle due Università e sobborghi.

Finalmente è a notare che Maratea Superiore cessò di avere autonomia con la occupazione francese, cessando anche le denominazioni di Superiore e Inferiore; ed oggi non si riconosce che una sola Maratea.

 

= AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA =

Vera una R. Curia per gli affari civili e penali, e il Tribunale Consolato per gli affari di commercio.

La R. Curia era formata dal Governatore, che era il giudice; dal Luogotenente, che ne faceva le veci; dal Consultore Assessore del Mastrodatti; dal bailo, e dagli ufficiali minori. Giudice per legge era il Governatore, Consultore in virtù di reali dispacci, ma il Governatore di Lagonegro, il quale doveva intervenire in tutte le cause e dare il suo voto o parere. Dapprima doveva venire tre volte la settimana per assistere alla spedizione delle cause, ma poi per le rimostranze del Governatore Giuseppe Falme, il Vicerè Maretese di Astoega, con biglietto del 6 Aprile 1675, ammise che dovesse venire una sola volta per settimana. Notevoli gli sforzi e lindustria dei Governatori di Lagonegro per assumere il titolo di Assessore in luogo di quello di Consultore. Lassessore poteva amministrare giustizia in mancanza del giudice, era un titolo più eminente, e perciò più conveniente per chi era già governatore e giudice in Lagonegro. Ma con dispaccio dei 10 Aprile 1665 fu prescritto che competeva a titolo e ufficio di Consultore, e Filippo Campana, che era già Governatore di Lagonegro, ricevuta la detta risoluzione sopra caput et omni qua duet reventia disse che ritenevasi assessore in virtù di biglietto di S. G. in 19 Dicembre 1664, perché mai aveva avuto notizia delle provvisioni in contrario. In conseguenza di ciò quando il Governatore di Lagonegro entrava in possesso dellufficio di consultare, solennemente davanti al popolo, e dava la plegeria, giurava “di non servirsi o attribuirsi per lavvenire di titolo sue nome di giudice sive assessore ordinario della R. Corte di questa città di Maratea, ma solamente di Consultore ordinario di detta R. Corte, e come Consultore ordinario tantum dare il suo titolo e firmare li suoi voti delle scritture decreti di detta R. Corte di Maratea.

2° Il Tribunale o Consolato di commercio era anche appellato R. Tribunale del Consolato di terra e di mare. Era composta da un Priore, due Consoli; più il mastrodatti, lattuario e il portiere per la notifica degli atti: tutti i componenti erano cittadini di Maratea. Nel 1744 era così composto: Giambattista Ginnari Priore; Alonso Visconti, Carlo De Cesare Consoli, Giov. Pietro Varola Mastrodatti; Urbano DArmenia attuario. Nicola Taranto Portiere.

 

= LA VENDITA DI MARATEA =

Sono note nei secoli XVI e XVII le alienazione dei diritti feudali sulle Università libere, le rivendicazioni e le proclamazioni al regio demanio che ne seguirono, causa precipua dalla rovina di molti fiorenti comuni, secondo il Winspeare. Maratea era stata sempre città libere, terra demaniale, anzi feudo della real corona, ma non sfuggì alla persecuzione comune, quando si dové, con nuova forma, estorcere denaro dal Regno.

Si ha notizia di una prima alienazione tentata nel 1530 dal Cardinale Colonna, luogotenente di Carlo V, a favore del Conte Carafa di Policastro, per ducati 10.000, dei quali se ne erano già sborsati 3.000, ma i cittadini di Maratea, sempre vigili, mandarono una deputazione in Napoli, ed ottennero che si sciogliesse il contratto già fatto col Carafa, sborsando essi, con denaro dellUniversità, ducati 6.000, cioè 3000 per la concessione in feudum di ducati 300 de fiscali Sopra la stessa Università, e ducati 3000 per la concessione del demanio di Maratea, suo distretto e suoi casali, come appare da istrumento per notar Sebastiano Canoro del 6 Ottobre 1530 approvato da Carlo V.

Nel secolo seguente in tornò a parlare della vendita dellUniversità, perché troviamo una conclusione del 1643, che provvede ad eliminare il pericolo, nominando una deputazione e avvisando sulle somme occorrenti. Anche questa volta i cittadini raggiunsero lo scopo di conservarsi liberi dalla soggezione feudale, e, pare, senza sborsare alcuna somma.

 

= COLONNA =

Nella piazza di Maratea vi è una colonna con la statua di S. Biagio, in marmo: la base è di pietra rozze e sconnesse, e porta su due lati la seguente incisione: su un altro lato lo stemma del Reame e sullaltro lo stemma cittadino, sulla colonna vi è scritto: in hac… Da questo scritto e dalla memoria che trascrivo risulta che il tronco marmoreo della colonna fu rinvenuto a Calianniti nella rena del mare ove emerse probabilmente dopo una tempesta che sconvolse la spiaggia e vi era tradizione che ivi fosse approdato la nave che trasportò in Maratea il Santo Torace, e vi era detto che probabilmente quel tronco di colonna facesse parte della memoria che i più pellegrini recavano seco dallOriente, e che S. Biagio avesse ricevuto il martirio su quel marno. Ciò dette occasioni, dopo alcuni anni, alla erezione della colonna, sulla quale fu scritto: In hac dicitur columna passus. Nella vita e nel martirio di San Biagio però non si fa parola di colonna, e mi sembra inverosimile che il rinvenimento di quel tronco in mare, potesse avere la spiegazione data dai nostri antichi, essendo indubitato che quel marmo cilindrico emerse dalle arene del mare a Calianditi nel… e fu trasporatato alla piazza, è a ritenere piuttosto che in quel sito vi fosse stato qualche tempio nel periodo delle colonie greco-romane e che qualche terremoto o qualche sprofondamento (nelle montagne vicino vi sono molte caverne) avesse fatto scomparire ogni cosa, in modo che oggi non ne avanza alcuna traccia.


 

= GOVERNATORI DELLA CAPPELLA =

= DI S. BIAGIO =

Dal certificato del Sindaco Alesio risulta:

Nei secoli precedenti si trova più volte la menzione di questi governatori che erano chiamati economi e prepositi, ma non vi è cenno dalla loro nomina, per la riscossione di una somma ecc. 202521 e 537-244

 

= CLERO DI S. BIAGIO =

In un atto del 30 maggio troviamo Melio Armenia Cappellano, Flavio Diodati, Giov. Tommaso Diodati; in un altro (n. 154) il 6 Maggio (1646/217) è cappellano Giov. Battista Russo (244) e S. B. Rubeo morto v. n. 287. D. Giuseppe Armenia 331 Gaet. Armenia.

 

= SAN FRANCESCO =

Fu edificato verso il 1600, per liberalità dei cittadini e dellUniversità, ed era dedicato a San Leonardo, nome di quella Contrada. Per il sostentamento dei padri, lUniversità con conclusione del 15 Luglio 1408 assegnò al Convento lesercizi di una taverna al Porto, e dopo ottenuto il R. Assenso in data 6 Luglio 1638 si fece altra conclusione a 6 detto mese; e quindi si stipulò listrumento per mano del not. F. Ant. Mancini a 1° agosto 1638. In atto De Pace 6 Luglio 1614 parlandosi del Convento è detto norite erectum, e i posti ammendano (v. innanzi). Altra dotazione di 200 duc. avevano fatta i cittadini (v. innanzi) V. n. mesi 250 e 251.

 

= LE DIVERSE VICENDE DEI MONASTERI =

= DI MARATEA =

Caduto il regime Borbonico e stabilitosi il regno dItalia una, il 60 furono cacciati per ben tre volte le suore Salesiane dal monastero del Rosario, incamerati i beni ed il locale fu abidito a una scuola femminile guidati da una maestra laica. In seguito, per la grande premure dei cittadini di Maratea fatte al novello governo, le suore ritornarono ad abitare il Convento concedendo loro il governo e lalloggio e lusufrutto del locale.

Del monastero dei Cappuccini, nelle medesima: epoca furono cacciati i padri e i frati ed incamerati i beni, vi fu impiantata un convitto maschile sotto il nome di Mario Pagano, retto e governato dal Direttore Tommaso Schifini Roberti di S. Domenica Talago (Prov. di Cosenza).

Dopo vari anni di convitto M. Pagano cessò di esistere e ne sorse un altro sotto il nome di Convitto Lucano, guidato e governato da un novelli Direttore per nome Antonio Schettini. In seguito, trasferitosi detto collegio, nel centro del paese, e rimasto chiuso il monastero per poco tempo, dopo un paio di anni il locale fu adibito ad Orfanotrofio femminile nel 1926 sotto il nome di Orfanatrofio del Sacro Cuore. La prima direttrice di esso fu Suor Maria Campagna, la quale riattò il monastero, mise in bello la Chiesa annessa, ed ora le Suore di S. M. a M. Calvario ne curano larredamento ed assistono con amore le povere orfanelle quivi ricoverate.

Sotto il regime di Gioacchino Murat, re di Napoli (an. 1808) furono cacciati i padri Paolotti dal monastero di S. Francesco, confiscandone i beni. Il locale rimase chiuso per varii anni e minacciava rovinare

Un benemerito cittadino di Maratea, un certo D. Antonio Schettini, ne ebbe cura, lo riattò con lobolo del popolo, lo abbellì migliorando anche la Chiesa annessa e fu adibito per ospedale civile e ricovero di mendicità. Le Suore di S. M. a M. Calvario ne prendono cura e guidano il personale colà ricoverato.

Morte tutte le suore Salesiane nel convento del Rosario il monastero è stato adibito a convitto femminile, le Suore di S. M. a M. Calvario ne guidano le sorti, il convitto è stato parificato, ed oggi conta un bel numero di alunne, dove si studia con ardore ed ottimi successi, il preside scolastico è un ottimo cittadino per nome Costantino professore Dalitto. Il Cav. Pasquale Matrone pasticcere per tale opera donò centomila.

Lanno 1888 si inaugurò in Maratea la strada ferroviaria che prima non esisteva. Prima di tale epoca il commercio si esercitava sul mare con piroscafi a vapore. Dopo larrivo della locomotiva, il commercio marittimo cessò ed è rimasto solo quello ferroviario, di gran lunga superiore a quello precedente.

Intorno allanno 1876 a Maratea fu impiantato lufficio postale ed il servizio telegrafico che prima non esistevano, con grande vantaggio del popolo, e introno a tale epoca fu costruita anche la strada rotabile Provinciale interna, si fermava al Casalitto, in seguito, fu allungata e portata al Porto e, allo scalo ferroviario (1894) ed allora fu pure sventrato il paese ed abbellito.

Morto il parroco di S. Biagio, D. Giuseppe Can. Iaselli, il 10 Luglio 1940 prese possesso di quella Parrocchia, come novello Parroco D. Domenico Damiani. Costui giovane e fattivo, pensando che nella sua Chiesa, da secoli si conservava lintiero torace di S. Biagio, protettore di Maratea, concepì la bella idea di sollevare detta Chiesa a Basilica. Con la protezione del proprio Vescovo vi riuscì, e nel 1940 la Chiesa di Maratea Superiore, con decreto Ponteficio, fu nominato Basilica.

In mezzo della Chiesa, e proprio al centro di essa, sorgeva una Cappella marmorea, e dentro di essa conservavano, da secoli, in sino cassa di marmo, le S. Reliquie del grande Martire di Sebaste. Il novello Parroco Damiani arditamente concepisce il disegno di trasportare quella Cappella sullaltare Maggiore, e così liberare la magnifica Chiesa da quella ingombro e renderla più bella e maestosa. I pareri e gli apprezzamenti del popolo sono immensi, e non trascurano di apporre serii ostacoli, ma il giovine Parroco, senza punto sgomentarsi, in compagnia del Podestà Biagio Vitolo, mette mano allopera ed in poco tempo, la Chiesa venne sgombrata da sembrare una vera Cattedrale e la Cappella del Santo Protettore fu collocata in alto dietro laltare maggiore, distante circa un metro da esso altare, a vista di tutto il popolo.

Lopera fu grandiosa, ed ora tutti ammirano il bel pensiero del giovine Parroco Damiani (an. 1941).

Ma il Damiani non si arresta a solo tali opere, egli vagheggia altri disegni e di massima importanza.

Per andare al Santuario, che sorge alla cima di un monte alto circa 600 metri sul livello del mare, bisogna battere una via mulattiera era e sassosa, e chi arriva colassù, dopo tale salita, vi arriva talmente sfatto e madido di sudore da non poter respirare. Il giovine Parroco volge il pensiero ad una strada rotabile. Il monte presenta difficoltà tecniche con scoscese ripide e burroni spaventevoli, però egli non vi sgomenta, tenace ad ardimentoso fa fare un disegno, terminato il quale, in compagnia del sopra detto Podestà Vitolo si accinge allopera, e con le offerte del popolo mette mano ai lavori. Tutti i cittadini di Maratea, ricchi di fede e di amore per il loro caro Protettore, accorrono numerosi ai lavori, e prestando opera materiale e denaro lopera va aventi quasi per incanto. Dal 19 Novembre 1939 sino al 3 Maggio 1941 la ideata strada e bella e terminata, e la vittorine si affollano a salire per quel monte e si fermano proprio avanti i gradini della nuova Basilica con grande stupore e meraviglia dei devoti che corrono in quella località a venerare il S. Protettore ed ammirare le meravigliose opere compiute.

Il 3 Maggio 1941 il Vescovo della Diocesi di Policastro Mons. Federico Pezzulli, salito il monte in macchina, alla presenza del popolo rigurgitante di fede e di amore alla presenza del Clero delle due Parrocchie, delle autorità civili e militari con molta pompa benedire le opere eseguite situando nella nuova cappella la cassa marmorea contenete le ossa del nostro inclito Protettore S. Biagio. Una lode sincera al novello Parroco Damiani ed un bravo di cuore al nostro caro Podestà Vitolo!

Nellanno 1928 il Podestà Biagio Commendatore Tarantini Medico Chirurgo procurò lacqua potabile alla città di Maratea che ne era priva, ed ora 10 o dodici fontanine, situate in diversi punti del paese mandano acqua in abbondanza ai cittadini del paese.

Nellanno 1922 Maratea fu illuminata con la luce elettrica.

Nellanno 1926 fu costruita la strada Regio Sapri, questa strada fu decretata dal Dittatore Garibaldi, però nessun governo vi pose mano e Maratea non aveva commercio con la vicina Calabria, con lavvento del Fascismo tale opera fu menata a termine.

Nella città di Maratea mancava uno spazio per la riunione del popolo. Il Podestà Biagio Vitolo, uomo di larghe vedute, nella contrada denominata Casalitto, abbatte una casa privata e procura un bellissimo spianato al popolo nominandolo Piazza dellImpero, perché proprio in quella epoca gli Italiani si impadronirono dellAbissinia cacciandone lImperatore Zafari.

Il popolo di Maratea, senza mai farsi rodere il cuore del tarlo della misericordia, concepisce in una grotta di una vicina campagna, fare il simulacro della Grotta di Lurdes. Parecchi bravi cittadini, con a capo Biagio Limongi, spinti da un vivo affetto per la Vergine SS. si mettono allopera. Fatigando assillantemente dellanno 1927 sino allanno 1933 il simulacro della Grotta di Lurdes viene presentata al popolo. In essa grotta vi è la statua della Vergine Maria, a piè di essa scorse un rivoletto di acqua, di rimpetto allimmagine si vede Bernadetta genuflessa che prega la Vergine Santa, in un lato della grotta vi è un altarino in marmo per la celebrazione del S. Sacrifizio, il popolo al suono di una campanella colà situata, accorse festamente e genuflesso ai piedi di Maria SS. prega con affetto verso la bella Madonnina situata su di una rupe.

 

= PERCHE A POCA DISTANZA DAI =

= MONASTERI SORGONO DELLE COLONNINE =

= DI PIETRA CON UNA CROCE DI CIMA? =

Le colonnine di pietra che sorgono poco lungi dai monasteri non sono mica ornamenti e segni messi a capriccio come si vedono colà. Essi invece sono segni di giurisdizioni clericali a rispettarsi.

La colonnina che sorge nello spiazzale di Molo Piccolo indica che i monaci del Monastero vicino, nelle loro processioni, potevano arrivare solo a quel punto e non oltrepassarlo, per non invadere il territorio della Parrocchia di S. M. Maggiore appartenente al Parroco ed al Clero. Eugualmente il Clero ed il Parroco non potevano varcare la colonnina e andare più oltre nelle loro processioni ed invadere il territorio dei Monaci, loro assegnato dal diritto e dai superiori. Perciò quelle colonnine, che hai secolari sembrano semplici ornamenti e che ignorano la giurisprudenza ecclesiastica, non sono altro che segni di giurisdizione per non creare tra clero regolare e secolare delle controversie incresciose.

 

= PERCHE LA STATUA DI S. BIAGIO =

= SI PORTA COPERTA QUANDO SCENDE =

= A MARATEA? =

Il Clero e il parroco di S. Maria Maggiore non permettono che il Clero del Castello faccia pubbliche processioni nel loro territorio assegnate dal diritto; similmente il Clero del Castello neppure permette che il Clero di S. M. Magg. faccia pubbliche processione nel suo territorio parrocchiale, ed evitare possibili dispiacere si venne alla determinazione di portare la statua coverta e il sacerdote che laccompagnava vestire in nigris. Quando poi il simulacro del S. Patrono arrivava ai confini delle due Parrocchie, i rispettivi Cleri indossando i paramenti sacri ed in forma pubblica scoprivano la statua del S. Patrono e trionfalmente lo portavano nelle loro chiese rispettive celebrando feste solenni. Questa la ragione per cui S. Biagio scende coverto dal Castello quando viene in Maratea città.

 

= CASTELLO O MARATEA SUPERIORE =

Il Castello era un paese fortificato e cinto da muri con diverse torri e cannoni per difendersi dai nemici. Aveva due porte che chiudevano lingresso. Dopo lassedio dei Francesi, tale fortezza, dopo, la capitolazione, fu abbattuta e demolita e le porte furono vendute ai cittadini privati e i cannoni portati a Napoli. Una di quelle porte trovasi a S. Basile nella proprietà del fu Raffaele Zaccaro, ed è proprio quella che mette nella sua proprietà situata sotto la loggia che sporge nel piccolo spiazzale.

 

= CAMPOSANTO =

Prima della costruzione del Camposanto, in Maratea Superiore e in Maratea Inferiore i morti venivano sepolti nelle fosse dentro le Chiese del paese. Finalmente il Comune si decise a costruire il Camposanto, ed allora i morti incominciarono ad essere sepolti nella terra benedetta. Con landar del tempo il Camposanto di Maratea venne abbellito con molti viali, piantagioni di fiori e alberi e tombe marmoree. Si incominciarono a costruire superbe Cappelle gentilizie, oltre la Chiesa che sorge in mezzo ad esso, ed ora vi si può dire che, il Camposanto di Maratea, è uno dei migliori dei paesi circonvicini. (An. 1889).

 

= VILLAGGIO MASSA =

Il villaggio Massa, nella Parrocchia di S. Biagio, era sfornito di via rotabile, per modo che per andare in quella località bisognava battere una strada mulattiera e disastrosa. Intorno allanno 1935 il governo Fascista costruì la rotabile in quel villaggio, ed ora è veramente un vero splendore andare in quella terra tutta popolata da ottimi e facoltosi cittadini e seminata di casini meravigliosi.

 

= CHIESA DELLA SS. ANNUNZIATA =

Tale Chiesa era ridotta a mal partito, e per incolumità pubblica venne chiusa dalle autorità civili.

I cittadini di Maratea vedendo la chiesa chiusa si riunirono e stabilirono accomodarla ed abbellirla. Infatti il 1935 fu nuovamente aperta al pubblico culto rinnovata e pitturata alluso moderno con grande soddisfazione del pubblico.