INDIMENTICABILE FERNANDO
di Gerardo Sarsale
In occasione del 40° anniversario della prematura scomparsa del
carissimo Sindaco Fernando Sisinni, sento il dovere o, meglio, l’intimo bisogno
di ricordare a Voi tutti ed a me medesimo, la figura e l’opera di questo Leader
che tutti ci hanno invidiato e che tutti oggi ancora compiangono.
Questo mio dire non nasce dalla presunzione di poter aggiungere
qualcosa di nuovo e di originale a quanto è stato detto o scritto sul conto di
Fernando, ma dalla convinzione profonda che mai sarà detto e scritto abbastanza
e compiutamente.
Certo, è sempre difficile parlare di una persona scomparsa, in quanto
l’atteggiamento che ogni uomo ha nei confronti dell’imperscrutabile mistero
della morte, non gli consente quell’obiettività che dovrebbe accompagnare ogni
azione della nostra vita, attribuendo al defunto delle qualità e dei pregi. Il
mio problema, però, è esattamente il contrario, vale a dire di temere di non
essere in grado di evidenziare tutti gli aspetti di una persona e di una
personalità così complessa, completa e tetragona, dai mille risvolti e dalle
multiformi sfaccettature e di non sapere trovare le parole giuste per esprimere
certi concetti.
Ciò nonostante l’impresa non mi scoraggia, convinto come sono che,
laddove non mi starà più dietro la ragione, mi aiuteranno i sentimenti di
profonda stima, di sincera amicizia e devota ammirazione che nutrivo per Lui.
Sentimenti questi che non erano sollecitati in alcun modo, ma nascevano
spontanei verso chi Iddio aveva dotato dei pregi più alti che ogni essere umano
possa desiderare, quasi a voler nuovamente rendere vero il verso del poeta “Volle
in lui del creator Suo Spirito più vasta orma stampare”.
La Sua
intelligenza pronta e vivace che fu oggetto dell’ammirazione di noi che gli
fummo vicino e che oggi, anche chi tanto vicino non gli fu, non può non
riconoscergli, gli consentiva di recepire con immediatezza ogni problema, di
analizzarlo e di risolverlo con incredibile prontezza.
La Sua
fantasia, anche con il tarlo dell’utopia, gli consentiva di vedere ciò che noi
non riuscivamo a vedere e dove il nostro occhio non arrivava, riuscì a buttare
le basi per un futuro grandioso per la Sua Maratea.
Perché fu
questa una delle Sue migliori qualità, quella di pensare alla grande, di vedere
alla grande e di rendere grande tutto ciò su cui puntava la propria attenzione,
dimostrando inconfutabilmente che volere è potere.
La Sua
cultura profonda e raffinata gli consentiva di mediare con una sintesi mirabile
i momenti propositivi, volitivi ed esecutivi della propria persona.
La Sua
dialettica e la Sua autorevolezza che all’occhio dell’osservatore distratto o
incompetente potevano sembrare solo fini a sé stesse ed a renderlo soltanto
trascinatore di folle, erano in realtà le qualità che gli consentivano in
maniera ineccepibile di dare il proprio pensiero, le proprie idee, la propria
cultura e le proprie capacità agli altri e di mettersi al servizio degli altri.
Chi
rivolgendosi a Lui, anche per un problema spicciolo o secondario non ha
ricevuto una parola di speranza, di conforto, di incitamento, che gli ha
consentito di andare avanti nella dura lotta della vita con maggiore coraggio e
maggiore energia?
Chi non ha trovato
nella Sua parola suadente ma sempre veritiera, la risposta inequivocabile al
proprio quesito?
Certo,
ancora oggi, che l’amico Fernando è venuto a mancare troppo presto alla propria
Città, alla Famiglia ed ai propri affetti, alle proprie amicizie, ne avvertiamo
maggiormente il valore e la portata.
Nella Sua
dipartita vediamo il disegno ineffabile della volontà divina che aveva voluto
dotare questo figlio prediletto di tante qualità e di ogni pregio, riportandolo
poi in maniera repentina a sé, forse in modo tale da invitare noi tutti che
siamo indegnamente quaggiù rimasti, a meditare più profondamente sul vero
senso, significato e fine della vita umana.
Mi tornano
ancora in mente le Sue parole, in occasione del rinnovo del Direttivo sezionale
D.C., forse uno degli ultimi suoi interventi al pubblico, con le quali,
rispondendo a chi lo tacciava di gestire troppo potere, ammoniva, quasi profeta
di sé stesso, che il potere, oltre a tutto il resto, è soprattutto l’onere
della rinunzia alla cura della propria persona e dei propri affetti,
sottolineando anche il fatto che la Sua Famiglia aveva rinunziato parzialmente
a Lui per il bene di Maratea. E se la Sua Famiglia lo aveva consegnato alla Sua
Maratea, la Sua Maratea che lo porterà sempre nel suo dolente cuore materno, lo
ha consegnato all’eternità ed alla storia.
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Maratea 15 giugno 2026 |
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