Spulciando nei miei “CASSETTI”

LE CONFRATERNITE

Normalmente le Confraternite vengono chiamate anche Congreghe e viceversa.

­Congrega et Confraternita.

Congrega, dal latino CUM GREX, letteralmente “come gregge”, insieme, racco­gliere insieme.

La Congrega, quindi, è un gruppo di persone radunato per motivi religiosi o anche laici. Nell’uso normale, il termine Congregazione è adoperato principalmente nel contesto della Chiesa Cattolica. Nella storia del Cristianesimo si sono succedu­te nei secoli diverse forme di vita religiosa e a partire dal 18° secolo, le comunità religiose i cui membri non professavano i consigli evangelici con voti solenni, venne­ro chiamate Congregazioni religiose.

Ma quelle che ora noi chiamiamo Congreghe, prima della rivoluzione francese, erano chiamate Confraternite e ancora oggi conservano entrambi i nomi, infatti noi a Maratea diciamo Congrega dell‘Addolorata o Confraternita, anzi Arciconfrater­nita.

Ma cosa è la Confraternita o Congrega che dir si voglia?

La Confraternita è una associazione pubblica di fedeli della Chiesa Cattolica, che ha come scopo l’incremento del culto pubblico oltre che l’esercizio di opere di carità, di penitenza e di Catechesi; deve avere un titolo preciso, uno scopo da per­seguire, uno statuto per le regole interne, un abito chiamato sacco, veste, ecc. con precisa foggia e colore per i confratelli e le consorelle e una regolare organizzazione.

La Confraternita viene eretta con un decreto da una autorità religiosa (Pontefice, Conferenza Episcopale, Vescovo) e la sua sede è una Chiesa della località in cui opera.

Le confraternite sono gestite da un’amministrazione chiamata Governo, di norma formata da:

·       Un Superiore o Priore

·      Uno o due vicari

·      e da assistenti diversi (Cassiere, segretario, consiglieri, ecc.) il cui numero è in proporzione degli iscritti.

Naturalmente ogni Confraternita ha un assistente spirituale debitamente nominato dall’autorità ecclesiastica competente, il cui compito non è di natura amministrativa, ma di seguire il sodalizio, celebrare i suoi atti di culto, guidare la vita spirituale della Confraternita e dei suoi iscritti.

Tra le diverse categorie di iscrizione si possono distinguere confratelli e consorelle effettivi, oppure semplici aderenti che si impegnano a sostenere moralmente e materialmente la Confraternita senza essere pienamente inseriti nel suo organico.

Tutte le cariche sono esercitate in forma collegiale, non possono essere conferite a vita e possono essere ricoperte per un mandato determinato, che di solito dura un periodo da uno a tre anni e può essere riconfermato di seguito solo una volta.

Quando è impossibile eleggere o rinnovare il Consiglio, l’Autorità Ecclesiastica, nomina un Commissario straordinario che ha il compito di ristabilire gli organi associativi.

Il titolo di Arciconfraternita veniva attribuito a quelle confraternite che si erano distinte per pietà ed anzianità, a cui veniva concessa la facoltà di aggregare a sé tutte le Confraternite.

Piccola curiosità: ai sensi del Canone 120 del Codice di diritto Canonico la Confraternita si estingue, sia per soppressione da parte delle autorità o per scioglimento volontario o per inattività, solamente dopo 100 anni dalla morte dell’ultimo iscritto.

Le confraternite hanno origini molto incerte, ma è indubbio che queste associazioni si sono sempre basate sul sentimento solidaristico, la famosa pietas, che era comune nelle corporazioni pagane collegia, che trovarono la massima espressione nel cristianesimo, soprattutto nei periodi di persecuzione. Il concetto di fratellanza si avvicinava molto a quello di appartenenza. Ecco nascere queste corporazioni di fabbri, falegnami ecc.

I motivi per i quali sorsero e si affermarono le confraternite nel Medioevo furono molteplici ed in buona sostanza simili a quelli che determinarono la fondazione dei Monti di pietà.

L’assoluta mancanza nel corso del Medioevo (tanto per ricordare parliamo del periodo 476 - 1492 cioè la caduta dell’impero romano d’occidente e la scoperta dell’America) di qualsiasi forma di assistenza pubblica e il bisogno di ben operare per amore e timore di Dio furono le principali motivazioni che indussero i Cristiani ad associarsi per aiutarsi reciprocamente.

La connotazione principale delle confraternite sin dalle origini fu di natura prevalentemente spirituale, da cui i movimenti mistici dei battenti e dei disciplinati i quali aggiungevano alla preghiera e alla beneficenza la mortificazione fisica flagellandosi sia nelle riunioni che nelle pubbliche manifestazioni.

Questa particolare pratica penitenziale si diffuse prevalentemente nella prima parte del XIII secolo entrando nelle consuetudini di numerose confraternite i cui membri erano solito infliggersi pene corporali ad espiazione dei peccati commessi, in ricordo delle mortificazioni patite da Cristo. In genere, le consorelle erano dispensate o si flagellavano in privato.

Nel corso delle celebrazioni pubbliche i penitenti di ogni ceto ed età sfilavano in processione dietro il gonfalone, vestiti di sacco e flagellandosi a sangue in memoria della Passione di Cristo.

Le confraternite si assunsero numerosi compiti sociali come l’assistenza ai poveri, agli orfani, agli ammalati, agli incurabili, ai carcerati, ai condannati a morte, alle giovani a rischio, al recupero delle persone deviate ed delle prostitute pentite e si impegnarono al riscatto dei cristiani caduti schiavi dei saraceni.

Di particolare interesse fu il movimento cosiddetto dei bianchi affermatosi in Italia a partire dal 1400, i cui adepti indossavano un saio di lino bianco con una croce di color rosso sul petto ed il cappuccio sul volto. Dal movimento dei Bianchi, diffusosi rapidamente in tutta Italia, derivano gran parte delle confraternite tuttora attive. Secondo una leggenda, all’origine del movimento sarebbero alcune apparizioni miracolose avvenute in diverse parti d’Europa.

Ricordo che nel 1527, con la discesa dei Lanzichenecchi, per le strade erano migliaia di cadaveri che avevano bisogno di sepoltura e alcuni laici, di loro volontà, cominciarono a raccogliere quei corpi dando loro una cristiana sepoltura e tali iniziative caritatevoli cominciarono ad assumere caratteri organizzativi più definiti.

Le confraternite, quindi nascono in tutta Italia e anche a Maratea si sviluppano queste forme associative religiose.

A Maratea trovano un umus religioso particolarmente adatto, basta considerare le diecine di chiese e cappelle sparse su tutto il territorio e i monasteri e le grancie che voglio ricordare:

1.             il Convento dei Cappuccini;

2.             Il Convento delle Monache Visitandine (Ordo Visitationis Beatissimae Mariae Virginis);

3.             Il Convento dei Paolotti o di San Francesco;

4.             La Grancia dei Cistercensi, in via Galata (oggi esiste sola la Cappella di S.Bernardo);

5.             La Grancia di S.Nicola e

6.             La Grancia di San Nicola la Certosa.

Queste ultime due Grancie non esistono più ed erano ubicate tra via Ondavo e via S.Nicola.

Nel 1474 nasce a Maratea inferiore la prima confraternita

           

1

Confraternita di S. MARIA MAGGIORE dell’ASSUNTA

detta della Confraternita della Pace.

La sede era a Maratea Inferiore, nella Chiesa di S.Maria Maggiore.

Confraternita estinta.

Nell’Archivio della Parrocchia si legge: Capitoli da osservare senza alcuna trasgressione, sotto pena di privazione dell’abito, sepolcro e Seggio; il numero dei confratelli non può superare il numero di 44, così come è stato osservato nell’antichità, così che possano godere essi e le loro mogli l’immunità del sepolcro, costruito per essa Confraternita in questa chiesa, senza però che in esso possano andare ne figli e ne parenti... Tutti i Confrati s’abbiano da fare l’abito bianco, perchè accadrà morte d’alcuno, se non avesse l’abito bianco non si possa ponere in detto sepolcro, atteso che si devono seppellire con detto abito, scalzi e senza pompa funerale, senza tavuto, ma solamente in detto abito et un ceramilo o una pietra a capo ... che quando occorrerà che alcuno confrate , o Consora, passerà di questa vita, siano obbligati tutti i confrati d’andarli ad accompagnare con stendardo nudo con la crocetta sola, quattro di essi vestiti con l’abito lo debbiano portare in collo nell’Ecclesia, e quando occorrerà di morire alcuno Confrate fuori di questa terra per una giornata lontano, siano tenuti d’andarlo a pigliar, e sepelirlo nel proprio sepolcro...

 

2

Confraternita di San Biagio

Anno di ripristino 4 marzo 1562

Confraternita non Attiva ma non estinta

Non sappiamo in quale anno fu iniziata la Confraternita di San Biagio, ma conosciamo solamente l’anno del suo ripristino.

Carmine Iannini, nel volume “Discorso Istorico di San Biase e di Maratea” scritto nell’anno 1835, a proposito della Confraternita di San Biagio, ci dice: “come ebbe origine, si accrebbe, decadde, si ripristinò, cadde nuovamente; e nuovamente rimessa si vede la Confraternita di cui è parola”. Il Sindaco di Maratea Superiore, ogni anno, creava due governatori nel pubblico parlamento e giacché la Chiesa ricadeva sotto il suo patronato, insieme col parroco, fondarono una Confraternita laicale, sotto il titolo del Santo. Ottennero l’approvazione del sommo pontefice e del sovrano regnante, riconobbero il Rettore Curato di essa Chiesa che è insieme il Cappellano e il Governatore perpetuo della Santa Cappella, e, per i componenti della Confraternita, il direttore e padre spirituale; e colle annue prestazioni e le altre elargizioni, scrupolosamente amministrate, promosse sempreppiù la Lode, e gloria del Signore: l’onore del Santo, il Bene spirituale delle anime, il mantenimento della Chiesa, ed il decoro della Santa Cappella.

Alla Confraternita si aggregarono anche le donne con il titolo di Sorelle. Pagavano tutti un carlino l’anno e si vestivano tutti con il medesimo sacco bianco: mozzetta color rosso, con l’effige del Santo sull’omero destro, cingolo rosso e cappello bianco.

Ai naturali di Maratea inferiore, nacque il desiderio di esserne partecipi e per conseguirne l’intendo, vi concorsero con le loro elargizioni e vi riuscirono.

Molte sono le descrizioni che scrive Don Carmine lannini a proposito della Confraternita, ma simpatica è la testimonianza a proposito dei cittadini di Maratea sup. e inf. “i Naturali di Maratea Inferiore, sì per avere un territorio ridente, e sì pel commercio maritimo, sono stati sempre comodi, e scialosi: per conseguenza, perché galanti quando hanno voluto, hanno profuso, ed hanno fatto cose lodevoli, ed eclatanti. I naturali di Maratea Superiore, sono stati sempre per lo più pezzenti; però presuntuosi; e perché senza merito, anche perniciosi, per cui avendo demolita la Padria, menano nella campagna vita rozza e rustica”.

Quando fu ripristinata la Confraternita (1562) con bolla del papa Pio IV, fu imposto dal Papa stesso l’obbligo di riattare e mantenere in buono stato le mura della città, per la custodia del Sacro Torace, per evitare che la Sacra Urna fosse rubata dai Turchi.

Con decreto del 15 giugno 1824, rinasce per la terza volta la Congrega di San Biagio che finisce nei primi anni del 1900.

I famosi portatori di San Biagio, non sono altro che familiari degli ultimi iscritti della Confraternita, che impropriamente si ritengono detentori di un privilegio che non spetta.

3

Confraternita del SS.Sacramento

Anno di fondazione non accertato ma certamente anteriore al i 550;

Ubicata a Maratea Superiore nella Chiesa di San Biagio.

Confraternita estinta

Documenti trovati nell’Archivio di Stato di Napoli, ci dicono, per esempio, che nei giorni di domenica i fratelli e le sorelle della nostra Confraternita devono attendere alla pratica delle sante virtù ed al servizio delle opere di pietà. Si devono astenere dal gioco, dalle crapule e dalle ubriachezze. La nostra Confraternita ella è di sua natura Laicale, che però volendosi iscrivere alla medesima Sacerdoti, debbano ammettersi come semplici benefattori, senza che abbiano voce attiva , e passiva, e senza che possano inserirsi alla temporalità di detta Confraternita.

Chiunque vorrà essere ammesso alla suddetta Confraternita deve pagare l’entratura a titolo di elemosina carlini 8 se maschio e 6 se femmina. Ciascuno dei fratelli in ogni mese di agosto deve contribuire con la prestazione annua di 4 carlini se maschio e 2 se sorelle.

Si faranno celebrare a spese della Confraternita cinque messe Ia settimana in suffragio dei fratelli vivi e defunti come anco delle sorelle.

Ed in tempo della morte di ciascuno, Fratelli e Sorelle, si accompagnerà il Cadavero nel sepolcro da dieci fratelli o sorelle vestiti di sacco e le sorelle che seguono il cadavere, reciteranno il rosario. Quelli che per due anni continui tralasciano di contribuire all’obbligo dei pagamenti, restino privi del beneficio delle messe.

Nella domenica tra l’ottava del Corpo di Cristo, Corpus Domini, venivano effettuate le votazioni per il rinnovo delle cariche e entro 40 giorni dalle votazioni il priore uscente doveva consegnare al subentrante la cassa. In caso di renitenze debano farlo costringere giudiziariamente.

 

4

Confraternita del Santissimo Sacramento

Ubicazione Maratea Inferiore Chiesa di Santa Maria Maggiore

Anno di fondazione non accertato ma anteriore ai 1562

Congrega estinta.

Pochissime sono le notizie di questa Confraternita. Si suppone che in essa confluì l’omonima Confraternita si Maratea Superiore. Nella storia di questa Congrega molto spesso si incontrano controversie con la Confraternita dell’Assunta, che aveva cappella nella stessa Chiesa.

Si conosce solo che la Cappella del SS. Sacramento, nella Chiesa Madre, riceveva moltissime rendite da parte dei cittadini e sia nell’archivio di stato di Napoli che nell’Archivio Parrocchiale di Maratea, si incontrano lunghi elenchi di persone che donavano offerte

5

Confraternita di San Crispino o dei Calzolai

ANNO DI FONDAZIONE non accertato ma certamente ANTERIORE AL 1590

Ubicazione Maratea Inferiore, Chiesa del Rosario

Convento dei minori osservanti

Confraternita estinta

Era la Confraternita degli Scarpai

Non si hanno notizie specifiche della Confraternita, salvo un elenco di rendite ricavato sempre dall’Archivio di Stato di Napoli.

Nella chiesa del Rosario esiste una lapide con l’iscrizione

CONFRES AC CONSORES S.TI CRISPINI ...ARTIS CALCEOLARIUM HIC IN PACE DORMIUT ET REQUIESCUT A.D. MDXC.

 

6

Confraternita di Santa Maria di Portosalvo o dei Marinai.

Anno di fondazione non accertato ma certamente prima del 1598

Confraternita estinta.

Ubicazione Chiesa del Rosario secondo altare di destra.

Quasi simile alle altre congreghe le regole per i pagamenti delle quote dei confratelli, mentre era stabilito che i reggitori della Cappella dovevano aiutare i marinai in caso di infermità, con garanzia di pegno per la rivalsa appena tornati in sanità. Erano concesse gratuitamente “tutte le medicine a giudizio dei medici” ai marinai e alle loro famiglie.

Sempre dall’archivio di Napoli si conosce che tutte le feluche in viaggio per Napoli e la Sicilia pagheranno alla cassa 10 carlini a viaggio; le barchette viaggiando per la Calabria, Vietri di Salerno o andando a piscare o passare legna, vino, paglia o altra robba sono obbligate a pagare mezza Parte; così come sono obbligati a pagare chi si imbarca su altro bastimento, filuca, tartane o altra sorte di barche, o andasse a zappare o per corriero o servisse a muzzo; pure i padroni delle barchette date in affitto: chi non paga quanto stabilito perde ogni diritto acquisito.

Le elezioni della Confraternita erano fissate nel giorno della festa che era la prima domenica di giugno.

Naturalmente erano precise le regole riguardanti i funerali e le sepolture, cosa comune a tutte le confraternite.

 

7

Confraternita dell’Immacolata e di San Pietro

Anno di fondazione 1688

Ubicazione Maratea Inferiore Chiesa dell’Immacolata

Anche per questa Confraternita, valgono le regole più o meno simili alle altre delle elezioni, dei pagamenti e dei funerali.

Era la Confraternita dei Nobili, così come è scritto nell’atto costitutivo del 13 luglio 1688. I Marateoti, con ironia, chiamavano i confratelli dell’Immacolata quelli della sciammerica, riferendosi alla giacca con le code che portavano i nobili.

Attualmente la Confraternita non è estinta, ma formalmente attiva.

È stata commissariata per molti anni e, stranamente, ancora è stata ricommissariata senza che si sia ancora avuta la votazione alle cariche istitutive.

 

8

Confraternita di San Carlo Borromeo

Ubicazione Maratea Inferiore

Chiesa di San Francesco Convento dei Paolotti.

Anno di fondazione non accertato, anteriormente al 1614. Sicuramente era la Confraternita dei Caseogli, la più grande e ricca organizzazione che ci sia stata a Maratea, anche se i più facoltosi e importanti caseogli dimoravano a Napoli.

A Maratea nel tempo, si produceva molto olio, tanto che esistevano molti trappeti e uno di questi anche in pieno centro storico, dove esiste la via dietro il trappeto e il “Caso”, ovvero i formaggi, Maratea aveva un primato invidiato da molti: vi ricordo i caciocavalli, le mozzarelle a treccia, i pecorini, casoricotta ecc., formaggi ed oli che venivano venduti appunto a Napoli dai nostri conterranei caseogli.

Ritornando alla Confraternita, sempre nell’archivio di Stato di Napoli, documenti accertano le regole simili a quelle delle altre Confraternite, con qualche piccola differenza, come per esempio la dote alle figlie dei confratelli bisognosi, purché vergine legittima e naturale... I ducati di dote venivano però consegnati allo sposo di detta vergine.

Ma detta Confraternita deve attendere non solo al matrimonio carnale, ma anche al matrimonio spirituale e quindi anche alle vergini, inferiori a vendicinque anni, che si vogliono monacare.

           Resta inteso che detti benefici potevano essere elargiti solamente se il confratello fosse stato iscritto da almeno sei anni.

 

9

Confraternita dei Sette colori o dell’Addolorata

Maratea Inferiore - Chiesa dell’Addolorata

Anno di fondazione 1692

E’, attualmente, forse una delle poche attive Confraternite, insieme a quella del Rosario.

Conta ad oggi 51 confratelli e l’assegnazione di tutte le cariche della Banca.

Fu eretta canonicamente nella Chiesa di Sant’Anna il 28 marzo 1692.

Avocando a se le confraternite si San Crispino e dei Marinai, in via di scioglimento, da Confraternita dei Sette Dolori, si trasformò in Arciconfraternita di Maria Santissima Addolorata.

Fu eretta dal Vescovo di Cassano allo Jonio e benedetta l’attuale Chiesa nel 1693, dallo stesso vescovo.

Nel 1747 sostenne procedimento presso la Sacra Congregazione del Concilio in Roma avverso la decisione della Curia Vescovile di Cassano, per l’intervento del Clero di Maratea per la processione in ogni terza domenica del mese. La Santa Congregazione del Concilio deliberò, invece, che detta processione si doveva fare senza l’intervento del Clero, ma solo col Rettore.

Nel 1758 una bolla Vescovile dà facoltà ai fratelli ci cantare l’Ufficio, le lodi mattutine, lodi che ancora oggi con i confratelli recitiamo il giorno della festa di settembre.

Nel 1791 l’Arciconfraternita fu dichiarata Regia e gli atti si conservano in Santa Chiara a Napoli.

Esistono due specie di confratelli: di monte e di sacco. I primi partecipano senza promessa solenne, mentre i secondi fanno la promessa solenne e indossano il sacco durante le manifestazioni solenni.

Naturalmente anche per questa Confraternita erano previste le regole da osservare, di natura religiosa, di frequentazione e di versamento le quote mensili, pena l’esclusione dei servigi previsti. A fine anno amministrativo, cioè la terza domenica di settembre, veniva chiuso l’anno contabile e la somma rimasta dall’incasso, detratte le spese, veniva regalato un corredo matrimoniale alla ragazza figlia del confratello più povero.

Un altro privilegio dei confratelli era la possibilità di avere un aiuto economico in caso di bisogno, senza l’obbligo della restituzione.

“Conditio sine qua non” era indispensabile non essere analfabeta... e essere cittadino e residente di Maratea.

In contrapposizione ai componenti della Confraternita dell’Immacolata che erano detti della Sciammerica, quelli dell’Addolorata erano detti della Giacca, ricordando le loro origini più povere. Si ricordano ancora i frizzi e lazzi tra i componenti della Giacca e della Sciammerica.

 

10

Confraternita del Rosario

Anno di fondazione antecedente al 1738

Ubicazione Maratea Inferiore nella Chiesa del Rosario.

Da pochi anni, questa Confraternita è tornata ad essere attiva, dopo molto tempo di inattività.

Poche o nulle sono le notizie che destano particolare interesse.

E’ certo che questa Confraternita raccoglieva tra i suoi affiliati molti gentiluomini, ma in seguito, per un processo di trasformazione interna, divenne l’organo di rappresentanza soprattutto del popolo contadino

Come tutte le Confraternite ci si occupa delle elezioni del mantenimento della cassa, le regole da rispettare, l’accompagnamento funebre e le messe da celebrare nell’arco dell’anno o a morte di un confratello. Per avere l’approvazione governativa alla sua costituzione, fu inserito il maritaggio di cui abbiamo detto, ma non si è mai fatto: così è detto in un documento della Curia Vescovile di Policastro.

Non saprei più cosa dirvi sulle Congreghe o Confraternite.

Concludo.

Tra il 500 e i primi anni del 900, mediamente a Maratea c’era una presenza continua di circa 20 sacerdoti e la notevole presenza di uomini di chiesa sul territorio non deve essere considerata una questione episodica, basta considerare l’elevato numero di Chiese e Cappelle presenti nel nostro paese e ben quattro conventi (Cappuccini, Minori Osservanti, Paolotti e Visitandine) e tutto ciò assume proporzioni ragguardevoli tenendo conto che il fenomeno va rapportato ad una popolazione di poco superiore alle tremila unità. Ad accentuare questa corposa presenza contribuisce anche la diffusione delle numerose confraternite che, in generale, perseguono fini di culto.

Nessuna pubblica istituzione svolgeva funzioni di tutela dei diritti dei cittadini o di assistenza previdenziale e queste associazioni finivano per assolvere a funzioni di mutuo soccorso; anche se lo scopo principale era quello di ottemperare alla soddisfazione dei bisogni religiosi, molto spesso si occupavano di esigenze materiali, come il sussidio economico al confratello in situazione di disagio, o il maritaggio con la quale veniva assegnata una dote ad una ragazza povera.

In una società analfabeta la gestione del sapere era unicamente nelle mani della Chiesa, che forniva i parametri per organizzare l’educazione e la cultura dell’epoca. Questa forma di monocultura restava l’unico ambiente dal quale poter attingere schemi e valori per la difesa dei propri diritti ma anche dei propri interessi, fermo restante il potere di attrazione che esercitano i simboli della fede.

 

Maratea 12 aprile 2019

Biagio Calderano

 

 

 

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