A CERSUTA DI
MARATEA
UNÕINCANTEVOLE GROTTA CARSICA DIMENTICATA
di
Prossima a ci˜ che resta della spiaggetta ÒRena dÕa garrubbaÓ, � quella di Cersuta
o della Provvidenza (pare sia stata la prima fonte di acqua potabile per il
villaggio), descritta da Federico Rossi oltre un secolo fa in suo articolo
riportato in calce ed al quale si rinvia non senza trascrivere qui un suo desiderio, un suo voto , come
indirizzati agli Òegregi amministratori marateesiÓ
dellÕepoca (fine 1800):
ÒLa nostra grotta � una raritˆ, che va rispettata, come la caverna di Adelsberg
nelle Alpi Giulie, come lÕantro di Nettuno a Capo Caccia in Sardegna, come le
grotte deÕ monti Giura e della Maremma Toscana, come quella dellÕisola Antipari in Grecia. Questi pensieri mi affollano alla
mente, allorchŽ, rimmessomi
in barca, feci ritorno con gli amici, il 24 settembre, al Porto di MarateaÓ.
Desiderio e voto sono, da allora,
rimasti nel ventoÉ e Cersuta
dallÕanno scorso ha il suo ÒSKY WALKÓ, nuova, artificiale e bella terrazza
sul
mare.
Il tempo ha fatto, comunque, la sua parte sino a
cancellare quasi del tutto la spiaggetta e a rendere ancora pi� difficoltoso,
se non impossibile, lÕaccesso alla magnifica cavitˆ naturale, oggetto di
presentazione ed illustrazione da parte del Dott.
Pompeo Limongi, Geologo, nel libro ÒLa grotta delle meraviglie di Maratea e
altre importanti cavitˆ naturali del territorioÓ – Mondomaratea
S.T. – 2018- pagg. 78-90.
Egli cos“ si esprime: ÒA parere dello scrivente,
nonostante gli sfregi, la grotta di Cersuta rimane tra i pi� grandi e belli esempi di grotte carsiche di Maratea e del golfo di
PolicastroÓ.
Nel condividere il suo parere, dispiace osservare
che tuttora un
siffatto, meraviglioso attrattore naturale sia dormiente eÉdimenticato, tanto
da ben potersi qui richiamare alla mente desiderio e voto rivolti da Federico
Rossi agli Òegregi amministratori marateesiÓ giˆ alla fine del 1800 proprio da
quella spiaggetta di Cersuta per
rilanciarli coralmente e con rinnovato vigore.
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Maratea 09 gennaio 2024 |
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Rossi Federico, La grotta della Cersuta a Maratea, Torino, Direzione del giornale lÕUnione dei Maestri e G. B. Paravia, 1898.
ÇSul breve lembo della provincia di Potenza, lÕunico bagnato dal Mar
Tirreno, tra il villaggio dÕAcquafredda, stazione ferroviaria lungo
la linea Eboli-Reggio, e quello del Porto, entrambi appartenenti a
Maratea, evvi la frazione cos“ detta Cersuta, composta di poche case
introno ad una chiesetta, che fan parte anchÕesse del nominato
Comune. In tenimento di questa frazione si trova appunto la
maravigliosa grotta, che dalla Cersuta prende il nome.
Il tratto della costiera traÕ due villaggi, e propriamente dallÕinsenatura di Fiumicello ad Acquafredda, � frastagliato da alti monti, con contrafforti che si elevano a picco sul mare, gioghi sassosi, declivi immensi, forre inaccessibili, promontori giganteschi, balze orribili, burrati, dirupi, qua rientranti nel sinuoso pendio, lˆ sporgenti ad emiciclo, e su queÕ precipizi spaventevoli, a mezza costa, come linea aerea serpeggiante, un sentiero per cui passa timorosa la gente che dal Comune centro deve recarsi a Cersuta ed Acquafredda, e in certi punti va proprio a picco da quellÕaltezza vertiginosa sul [p. 4] mare, tanto da far venire la pella dÕoca a chi, dal basso in barca, contempla il precipizio e i pericoli di chi cammina per quel cos“ detto sentiero. Un punto si appella anche oggi Apprezzamilasino, ed � fama che l“ dove lÕangusto passo di pochi centimetri, mezzo roso dalle piogge, � posto tra le nubi e lÕabisso sottostante e fa venire il capogiro, due bifolchi, incontratisi una volta con gli asini rispettivi, uno che veniva e il secondo che andava, e non potendo scostarsi per dar passaggio allÕaltro nŽ far voltare gli animali per cos“ riprendere la via fatta, convennero di apprezzare deÕ due ciuchi quello che meno valeva, sicchŽ, con una debole spinta fu questo slanciato nel vuoto, mentre lÕaltro prosegu“ a stento il suo cammino.
Ed oggi la locomotiva della ferrovia Eboli-Reggio attraversa questi sentieri aerei in lunghi trafori succedentisi ad intervalli, mentre, trascinando un lungo treno, su ponti, arcate, viadotti, spesso riappare tra una galleria e lÕaltra, e sbuffando romba e passa come fulmine su quei dirupi, quasi a sfida dellÕorrida natura e della spaventevole tradizione del luogo!
A
due chilometri da Acquafredda, nellÕangolo di una piccola spiaggia
limitata da uno deÕ soliti baluardi rocciosi, vedi, a due metri sul
livello del mare ed a pochissimi passi da questo, un foto che una
volta [p. 5] era chiuso da una porta, ma attualmente �
circoscritto da poca fabbrica laterale che gli dˆ una forma
regolare. Vi penetri, ed appena dopo qualche metro, la luce quasi si
arresta al limite dello spiraglio, e ad un tratto � buio pesto,
profondo, che fa impressione e paura ad un tempo. Si accede una
grossa torcia a vento, ma dessa appena basta a rischiarare le
tenebre dellÕantro immenso che ti appare davanti. Fai pochi altri
passi, e, come per incanto, al lume delle torce vedi la volta della
grotta rabescata di stallattiti piccole e grandi, di ninnoli
fantastici di mille forme: gusci di chiocciole, rosoni, ghiacciuoli,
sigari enormi, candelotti, coni rovesci, gallozzole, frange e
fiocchi che, al lume improvviso, appariscono di svariati colori.
Ai lati della caverna, lÕincrostazione ritrae le sinuose pieghe e
gli strascichi dÕun panneggiamento che ti dan lÕidea di cortine e
drappi stesi sulle pareti come artifiziosi paramenti di magnifica
festa. TÕinoltri ancora, e una grossa colonna qua e lˆ scanalata tra
il piano e la volta ti fa restar muto e stupefatto a contemplarla.
Stalattiti e stalagmiti, unitesi tra loro dal lavoro deÕ secoli,
lÕhan formata. Passi daÕ due lati della colonna, e pi� in lˆ la
grotta cresce di altezza fino a metri trenta con altrettanti di
ampiezza. Dalla volta sempre le stesse e nuove [p. 6]
meraviglie. Dalle pareti mille oggetti fantastici che incantano
lÕocchio del visitatore: ricami e frastagli di mille forme; quˆ
padiglioni da cui scendono panneggiamenti che sembrano ornare un
trono, lˆ un organo grandioso con le canne separate ad uguale
distanza tra loro; pi� oltre un gruppo di statuette, di piccoli
alberi, prospettive ridotte di edifizi, palchetti, animalucci di
strane forme, delineati cos“ dalla fiamma fumosa delle torce. Sul
piano, stalagmiti di pochi centimetri, di un metro, di due e pi�,
conficcate nel suolo: pani di zucchero, tronchi capitozzati, ceppi,
basi enormi di pilastri, colonnine miliari, paracarri colossali. Ai
lati, nel basso, al punto dove i panneggi discendono e sÕincontrano,
piccole nicchie con lo sfondo e la cupola lucidi e lisci come
lÕinterno di una gran valva di conchiglia pietrificata. Nel fondo,
che � la parte pi� asciutta della caverna, a ben novanta metri
dellÕentrata, un magnifico altare col piano di alabastro, con fregi
e ricami di nuova forma, con pieghe scolpite e meandri architettati
da un artista invisibile e capriccioso.
NŽ la natura si � stancata al lavoro immenso, per cui si dovettero impiegare dei secoli. Per terra, in alcuni punti, la calce carbonata prodotta dal continuo stillicidio, � l“ pronta ad altri lavori di [p. 7] stalagmiti. Altra calce carbonata filtrosa si deposita per evaporazione in ammassi formati di fibre ora grosse ora filiformi, sulle pareti, dallo stillicidio che geme incessantemente dalla volta della grotta.
NŽ basta. LÕacqua che si distilla per le cavitˆ e per glÕintricati giri della roccia, serve a dissetare gli abitanti delle case del villaggetto, pi� vicine alla caverna. Commuove davvero il veder delle donne accostarsi al foro di questa, accendere ciascuna la sua fiaccola e poi internarsi lentamente col vaso in testa e il secchiello in mano, Dopo molto tempo ne vidi uscir due, e, richieste di favorire a me e gli altri della comitiva un tantino dÕacqua per bere, gentilmente ce la offrirono. LÕacqua era limpida, fresca e leggera.
Oh Provvidenza benefica! Per te tutto � utile e dilettevole, buono e bello in natura. Sei ammirevole nella luce e nelle tenebre, alla ridente superficie della terra come neÕ tetri sotterranei della medesima.
LÕuomo per˜, o gran madre natura, ha se non distrutto, infranto e deturpato, con vandalica soddisfazione, a solo scopo di ornarsi le case, quanto tu hai architettato e costrutto per secoli. Peccato imperdonabile!! Ð Nella grotta della Cersuta si trovano sparsi al suolo e nella mota frammenti di [p. 8] mille stalattiti e di centÕaltre stalagmiti, che ricordano la forma grandiosa degli oggetti spezzati forme a colpi di pietra, e portati via chi sa da quanti anni.
Cessi una buona volta il genio distruttore; torni a serrarsi lÕapertura della grotta di Cersuta, e la provvida e pietosa natura ripiglierˆ il suo lavoro e riparerˆ essa allÕavvenuta strage dellÕopera sua.
E' questo un mio desiderio, � questo un mio voto, o egregi amministratori marateesi. La nostra grotta � una raritˆ, che va rispettata, come la caverna di Adelsberg nelle Alpi Giulie, come lÕantro di Nettuno a Capo Caccia in Sardegna, come le grotte deÕ monti Giura e della Maremma Toscana, come quella dellÕIsola Antipari in Grecia. Ð Questi pensieri mi si affollano alla mente, allorchŽ, rimmessomi in barca feci ritorno con gli amici, il 24 settembre, al Porto di Maratea.È