“O TEMPORA, O MORES”!
di
È una celebre esclamazione di
Cicerone, vissuto prima di Cristo, con riferimento alla corruzione e alla
decadenza morale del suo tempo, ancora oggi ripetuta per criticare usi,
comportamenti e malcostume dell'epoca attuale.
E non sono pochi i casi, più o meno
gravi, a fronte dei quali la si pronuncia o quantomeno la si pensa per
commentare negativamente degrado e cambiamenti sociali, maleducazione, mancanza
di valori o situazioni scandalose.
Confesso che, da ultimo, mi ritorna
in mente quando, in sempre più ricorrenti occasioni, leggo o sento che per
determinati comportamenti e/o fatti -reato di assoluta gravità, prima o poi al
massimo, si chiede scusa e che ci si meraviglia se ciò non avviene, in assenza
del "chiedo scusa" da parte di chi abbia posto in essere un
comportamento o un'azione moralmente riprovevoli, addirittura con gravissima responsabilità
penale per omicidio, femminicidio, violenza sessuale e così via.
Ebbene, appartengo ad una generazione,
come le precedenti, educata in famiglia ed a scuola a chiedere scusa per
qualcosa, tutto sommato, di lieve entità e, comunque, non rientrante nei canoni
della buona educazione e della correttezza nel rapporto umano, sì che ho finito
con l'associare il chiedere scusa, ad esempio, al pestare distrattamente un
piede ad una persona, ad un mancato appuntamento, ad un errore, ad una
dimenticanza, ad un comportamento sbagliato e così via.
Penso sia questo il modo corretto di
intendere "il chiedere scusa" e confesso di non comprendere come si
sia arrivati nei nostri giorni ad associarlo a qualcosa di assolutamente
INESCUSABILE dopo aver tenuto volontariamente un comportamento, con piena
capacità di intendere e di volere, del tutto privo di umanità nei confronti di
altro o altri esseri umani.
Credo che il mero chiedere scusa non
si addica “sic et sempliciter” a tutti i casi e che
per quelli gravi in danno del prossimo, al più, si potrà pensare ad un
possibile perdono richiesto e/o concesso, per il quale occorrerà ben altro.
Non potrà che essere necessario un
sincero pentimento, accompagnato da una testimonianza di nuova vita volta al
bene, dopo il male praticato ed il dolore inferto… O mi sbaglio
?
Chi non ricorda Fra' Cristoforo,
personaggio dei "Promessi Sposi" di Alessandro Manzoni: Il suo nome
di battesimo era Lodovico. La sua vita era cambiata quando, durante una rissa
per futili motivi, aveva ucciso un nobile e visto morire Cristoforo, un
servitore a lui molto caro. Da quel momento inizia il percorso di conversione
che lo porterà a farsi frate cappuccino con il nome di Cristoforo.
Da Lodovico a Fra' Cristoforo, dunque....., senza che occorra necessariamente farsi frate, …
altro che chiedere scusa....!