GIAN CARLO MARCHESINI

Pensieri del 2024

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Elencare e denunciare i fatti negativi e le sciagure fa parte di una informazione seria e corretta. Ma elencare solo e soltanto fatti negativi e sciagure non Ć invece scelta intenzionale e interessata che trasforma il mondo in tragedia irrimediabile e definitiva utile al conservatore che non vuole cambiare nulla?

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Una buona notizia: ritorna a fare politica attiva Ignazio Marino. Si candida alle europee del giugno 2024 nella lista di Alleanza Verdi Sinistra della circoscrizione Centro del Paese. Marino nel 2013 ha chiuso l'enorme discarica a Malagrotta di proprietł di Manlio Cerroni, nella quale convenivano a scopo speculativo tutti i rifiuti di Roma, e si Ć dimesso da Sindaco dopo che tutti i consiglieri capitolini del PD si sono dimessi davanti a un notaio su ordine del duo Renzi-Orfini. Ero schierato dalla sua parte, su quelle vicende ho scritto anche un libro: Io non ci sto. Finalmente nella politica italiana torna Ignazio Marino. Con i Verdi, a sinistra.

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Non c'Ć niente da fare,

mi sono innamorato del mare.

Ha una forza che non puoi

contenere nÄ controllare.

Si muove come gli piace e pare,

non lo ferma alcun timore.

E' vasto come un cielo

di liquido ardore.

Non c'Ć niente da fare,

mi sono innamorato del mare.

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ăIn un momento in cui il modello capitalistico industriale va radicalmente rivisto, servono i filosofi a capo delle aziende, non gli economisti: perchÄ bisogna ripensare a fondo i perchÄ e il cosa, non il come╚, dice Giuseppe Morici, vice presidente della Feltrinelli, in una intervista all'Espresso. Sono d'accordo, non sento il bisogno di aggiungere altro.

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Sto perdendo sempre piŁ attrazione e fiducia nella parola parlata e scritta. Non che la rifiuti, affatto: rimane il mio cibo prediletto. Ma percepisco una manipolazione sempre piŁ alta della parola, probabilmente a causa dell'imperversare della propaganda e della pubblicitł, al punto che, piuttosto che su notizie e dibattiti di una politica fatta di delitti e stragi, preferisco sintonizzarmi su un brano musicale che amo, o sulla bellezza pura del viso di un bambino, o sul verde di un albero di una villa o un giardino. Sono forse cosô ridotto male io?

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In presenza di contrasti e conflitti la strada che si direbbe scontata tra esseri umani Ć: vediamo di trovare l'accordo migliore per non farci reciprocamente del male, e troviamo anzi il modo migliore per condividere positivamente l'esistenza insieme. in realtł la logica che sta sempre piŁ prevalendo si direbbe essere, tra gruppi e nazioni: se non obbedisci, e non fai quello che dico, io ti uccido. Cosô impari. Ma cosô non impara niente nessuno, anzi Ć la fine di tutti.

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I fratelli Pittella, Gianni e Marcello, sono passati con Calenda, il pariolino presidente di Azione che Ć stato anche con Rifondazione Comunista, alla destra leghista di Bardi, attuale Governatore della Basilicata. Ma saranno realmente mai stati i due fratelli Pittella democratici e di sinistra, o invece sempre sostenitori ad oltranza di un loro potere politico autoreferenziale e protagonista?

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Neanche un'ombra di rossetto sulle labbra, 

o un filo di rimmel all'occhio.

La perfezione aristocratica delle linee del viso

prive di ogni imperfezione o scarabocchio.

Uno sguardo pudico, sorpreso, 

quasi smarrito per essere al mondo.

La parola assente e come trattenuta nel profondo.

L'espressione sospesa del bocciolo che vorrebbe fiorire,

ma teme la luce del sole e il troppo di calore.

Hai quattordici anni, ti chiami Rachele:

aspetti senza fretta la brezza propizia per aprire le vele.

Il tuo esserci cosô intenso, enigmatico e silenzioso,

quasi racchiuso in un cerchio sacro,

arricchisce chi ti Ć vicino di stupore prezioso.

Ninfa racchiusa nel mistero e nel mito,

sei palpito di farfalla che attende di spiccare il volo.

Che la vita ti sia leggera come un notturno di Chopin,

o il vibrare musicale di un assolo.

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Ma voi sapete che cosa Ć un libro e che significa scriverne uno? Un passatempo, un gioco, un divertimento? Un libro Ć un pezzo della vita di chi l'ha scritto, puś essere un portento o uno schifo. C'Ć dentro la mente e il cuore, la luce e il buio, la pancia e il culo. C'Ć dentro il sudore e il sangue, il riso e il pianto. Scrivere un libro Ć come mettersi distesi nudi, e tra contrazioni e spasmi generare un frutto o un lutto. Provatevi voi a scrivere un libro: capirete quanto c'Ć dentro di impegno serio. E' come mettere al mondo un figlio. La scrittura Ć dare vita con la parola. E' accompagnarla tenendola in braccio per non farla sentire sola.

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Ho vissuto per oltre dieci anni, dai miei cinque ai quindici, nel paesino di Lovara, frazione di Trissino, nel vicentino. Mio padre ne era il medico condotto, mia madre una delle maestre della scuola elementare. A Lovara ricordo la grande chiesa parrocchiale con il sagrato dove noi ragazzini andavamo a giocare a guardie e ladri e al pallone. Don Pietro, il parroco, era intelligente, capace e molto attivo: aveva organizzato in un salone interno anche il cinema. Il commercio nel paese consisteva in due latterie, un negozio di generi alimentari, una macelleria, una panetteria, tre bar con trattoria e un fruttivendolo. Erano attivi asilo nido e scuola elementare che anch'io ho frequentato, con una maestra bravissima di cui ricordo ancora il nome: Emma Apolloni. E ricordo ancora pienamente, come se fossero ancora vivi e a me presenti, i miei compagni di allora: Alberto, Umberto, Roberto, il mio prediletto, e poi Ilario, Sergio, Valentino. Per non parlare delle amichette: Gina, di cui ero innamorato, Santina, Luigina e tutte le altre. Lovara per la mia infanzia e adolescenza Ć stata un piccolo paradiso. Lungo il torrente Arpega, giŁ in basso, c'era pure un grande prato sul quale organizzavamo i tornei di calcio. E la sera d'inverno ci si riuniva in comitiva al caldo di qualche stalla a giocare a tombola, cercando di evitare gli spruzzi della pipô delle mucche. Sono tornato un paio d'anni fa a fare visita alla mia prediletta Lovara. L'ho trovata vuota e del tutto abbandonata e deserta come ci fosse stata una terribile pestilenza. Mi Ć stato spiegato che gli abitanti si erano trasferiti a lavorare nei paesi industrializzati lungo la pianura verso Vicenza. Si erano trasferiti a vivere in luoghi super inquinati lasciando un paradiso di natura collinare. Ho completato la visita entrando in cimitero per vedere quanti dei miei vecchi amici e conoscenti stavano lô a riposare. E devo dire che purtroppo non erano pochi.

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Penso di avere condiviso con Barbara Balzerani, negli anni Settanta-Ottanta, il progetto e la visione di una rivoluzione comunista. Ma lei, come metodo e strategia pratica, ha scelto la lotta armata, io Lotta Continua e la partecipazione politica combattiva dal dentro, dal basso e di massa. Abbiamo perso, battuti dalla strategia delle stragi promossa e attuata, attraverso l'uso di mafiosi e fascisti, dagli Usa, la Cia, la P2 e Gladio. Io di quella mia scelta non sono affatto pentito, chi ha vinto ci ha oggi portati sull'orlo di una terza guerra mondiale sia pure condotta a parti e pezzi. E continuo a pensare che per risolvere radicalmente in positivo questa situazione tragica sia necessario il ricorso alla lotta di massa con al centro valori come la solidarietł con gli esseri piŁ deboli e fragili, la giustizia sociale, l'eguaglianza. Sono ingenuo io e prevarranno sempre interesse privato e dittature dei vari imperialismi? Per intanto sto dalla parte di chi, delle nuove generazioni, malgrado le manganellate, libero e combattivo scende in piazza a difesa degli stessi valori fondamentali.

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Il camminare, il muoversi con i propri piedi, a misura dei propri desideri, Ć l'attivitł fisica per me piŁ soddisfacente. E' legata ai miei bisogni, mi mette in movimento dalla testa al cuore, dai polmoni ai piedi. Ti servi di quello che hai, ti fermi e riparti quando vuoi, decidi tu per sentirti meglio che puoi. Lasciare auto e sigarette sono state le mie migliori decisioni. Sentirsi soddisfatti con un motore che romba sotto il culo e la sigaretta accesa in bocca, Ć come stare chiusi e sepolti illudendosi di stare sopra una rocca. Dice: ma in auto puoi andare dove vuoi! Dico: ma io arrivo meglio a me stesso se cammino con i miei piedi.

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Come si capisce che la bellezza e la storia di un luogo susciti in artisti e personaggi anche famosi il desiderio di abitarvi. A Fiumicello di Maratea il piemontese conte Rivetti realizzś uno stabilimento tessile, una tenuta agricola e il Santavenere, un albergo a cinque stelle. Ad Acquafredda, sempre di Maratea, Francesco Saverio Nitti, statista lucano, fece costruire una splendida Villa affacciata sul Golfo di Policastro dove con la famiglia trascorrere le vacanze, prima di essere cacciato dal fascismo in esilio. A Bosco di San Giovanni a Piro il pittore e scultore spagnolo JosÄ Iglesias, allievo e amico di Pablo Picasso, abitś e visse per 20 anni, perchÄ innamorato della costa di Scario e di Bosco, troppo libertaria e quindi rasa al suolo e bruciata dai Borboni. E a Santa Maria di Castellabate, resa famosa dal film Benvenuti al Sud, dove per ora io vivo con gli occhi spalancati e la mente e il cuore in fermento. Per ultima cito Acciaroli, non solo per la bellezza del borgo e del porticciolo, ma perchÄ luogo del martirio del Sindaco Angelo Vassallo.

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Villa Nitti, in quel di Acquafredda di Maratea, come sede di attivitł culturali, di analisi economica e politica, di formazione sociale e civica. Al loro centro i processi migratori in atto nel Mediterraneo. Come al meglio arginarli, supportarli, indirizzarli. Enti coinvolti: Comune di Maratea, Regioni Basilicata, Campania, Calabria, con le loro Universitł di Potenza, Salerno, Cosenza e corsi di formazione per i loro studenti. Grazie a finanziamenti nazionali ed europei. Anni fa il tutto era gił iniziato. E' durato un solo inverno.

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Siamo tornati alle cariche della polizia con i manganelli contro gli studenti, cosô come successe a Genova nel luglio del 2001 contro i giovani che manifestavano contro l'incontro del G8. Allora venne ucciso Carlo Giuliani e manganellati e arrestati trecento giovani. Il Questore di oggi a Pisa Ć lo stesso che nel 2001 era vice Questore a Genova. La polizia che continua a picchiare con i manganelli la libertł e la democrazia. Allora un giovane venne ucciso, oggi per fortuna ci sono stati solo una quindicina di feriti. Vedete come anche i poliziotti, grazie al governo Meloni, sono diventati oggi piŁ democratici?

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Ringrazio Luca Luongo per l'attenzione che , con la competenza e intelligenza che gli sono consuete, nel suo intervento mi ha dedicato. Mi permetto perś di rivolgergli una domanda: come spiega il fatto che una bellissima e storica struttura come Villa Nitti, acquistata dalla Regione Basilicata nel 1974, cioĆ esattamente 50 anni fa, sia in quel di Acquafredda ancora ermeticamente chiusa? Non Ć conferma di una capacitł di produzione sociale e culturale interna scarsa se non del tutto insufficiente?

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Alle prese con la scrittura di un libretto omaggio a Castellabate, nel Cilento, ieri sera ho riletto il mio libro su Maratea uscito nel 2004. Devo dire che l'ho trovato cosô bene intessuto che, a distanza di 20 anni, mi Ć ancora molto piaciuto. A Maratea, conosciuta grazie a Cecilia, abbiamo vissuto dal 1980 al 1984. E poi, in quelli successivi, trasferiti a Roma, ci siamo sempre per le vacanze estive tornati. Sono approdato a Castellabate grazie al fratello di Cecilia che vi abita. Ci sto stabile da alcuni mesi perchÄ anche questo borgo mi ha coinvolto e mi piace cosô tanto da convincermi a cercare di raccontarlo in un libretto. Maratea e Castellabate sorgono ambedue sulle coste del Golfo di Policastro, e hanno alle spalle un percorso storico di circa un millennio. Hanno un numero simile di abitanti, sparsi su un territorio collinare e aperto sul mare strepitosamente bello. Mi sono perś entrati dentro durante un tempo diverso, Maratea in modo piŁ intenso e profondo perchÄ frequentata piŁ a lungo e vissuta per cinque anni dentro. Con Castellabate ho avuto, pur molto coinvolto, un rapporto mordi e fuggi che dura da meno tempo. Maratea la sento molto piŁ di mia esperienza e pertinenza, Castellabate la sto ancora conoscendo. Ma sono ambedue perle preziose di cui sono innamorato. Il nostro Meridione ha luoghi di una bellezza che Ć un portento.

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Prendiamo atto.

Prendiamo atto che c'Ć chi Ć convinto che da un genocidio subito si possa uscire infliggendolo a un altro popolo. 

Prendiamo atto che lo sviluppo industriale imperniato su cemento, plastica e auto produce nell'ambiente un disastro. Ma chi se ne frega, basta che produca anche tanto denaro.

Prendiamo anche atto che piŁ vecchio sei, e meno sei accolto e protetto. A meno che tu non sia ricco e generoso.

Prendiamo atto che il sole tramonta e poi arriva il buio.

Ah no, rimane la carezza della luna in cielo. E Venere che sorride accanto.

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Angelina Mango non ha vinto il Festival di Sanremo per la sua canzone, che musicalmente di fatto non c'Ć. Gił ci informa di questo lo stesso titolo. Ha vinto perchÄ figlia di Pino Mango, che di canzoni belle ne ha scritte un sacco, e per l'immagine toccante di una figlia che gli rende omaggio. Ma Ć l'intero Festival che ha avuto la musica a fare da puro accompagno, mentre al centro ci sono state le storie dei cantanti e le immagini stra esibite dei loro corpi.

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L'immagine emblematica perfetta del Festival di Sanremo Ć quella del vecchio cantante famoso che, pagato un milione di euro, si fa riprendere mentre balla per strada il ballo del qua qua infilandosi e togliendosi le scarpe propagandate. Il festival di Sanremo Ć diventato una puttanata di massa al servizio dei soldi. Cantanti, musicisti, artisti? Questi sono tempi di manigoldi.

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Ma quanto Angelina Mango assomiglia a suo padre Pino, che ho conosciuto perchÄ negli anni Ottanta ho abitato in una sua villetta ubicata accanto a Villa Nitti in quel di Acquafredda di Maratea. Ma quanto poco, ahimÄ, la canzone che canta a Sanremo assomiglia a quelle del padre: Lei verrł, Mediterraneo, ecc. ecc. La canzone di Angelina, La noia, non ha anima, cuore, melodia. E' uno show di danza ancheggiante e ritmica centrata sui tacchi alti, il vestito sgargiante, il movimento seduttivo del corpo che volteggia in giro per il palco. La canzone non esiste. Ne volete la prova? Sfido chiunque a cantarla, se gli piace, a memoria. Ma quindi disprezzo la canzone di Angelina Mango? No, dico semplicemente che dentro lo show la canzone non c'Ć.

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A che serve il festival di San Remo? Ad ascoltare bella musica? Magari! O Ć solo una sfilata di personaggi del mondo dello spettacolo che si mettono in mostra e si autoesaltano? Ci sono canzoni presentate alcuni decenni fa che rimangono nell'aria eterne. Le attuali, nell'aria, ammesso che ci arrivino, non rimangono. Anche la musica esprime e racconta i tempi in cui viene creata e proposta.

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Alcune delle possibili domande per interrogare una comunitł che risiede in un paese del Golfo di Policastro sulla consapevolezza della sua realtł. 

Cosa ti piace di piŁ, cosa meno?

Se tu ne avessi la facoltł, cosa manterresti eguale, e cosa cambieresti in modo radicale?

Ora la fonte economica principale Ć il turismo estivo. Quanto ancora incidono la pesca, l'agricoltura, l'edilizia?

Nei decenni recenti si Ć costruito molto. Quanto c'Ć di abusivo, quanto Ć stato condonato? quanto Ć utile, e quanto Ć un inquinante sovraccarico?

Quanta partecipazione sociale e democratica c'Ć oggi nella politica?

PerchÄ di bambini ne nascono sempre meno, e i giovani se ne vanno?

Quale Ć lo stato della sanitł, quale quello dell'istruzione e della scuola?

PerchÄ i locali pubblici piŁ affollati non sono una libreria, o un cinema, ma i bar tabacchi che vendono giochi d'azzardo?

Da un punto di vista di presenza e aggregazione sociale, il paese oscilla tra un troppo vuoto invernale e un troppo pieno estivo. Quale potrebbe essere il giusto equilibrio, e come raggiungerlo?

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Ho letto e molto apprezzato quanto scritto da Luca Luongo sull'identitł sociale e storica di Maratea. Io penso che domanda che va al proposito posta dovrebbe essere questa:  quanti poeti, artisti, sociologi, filosofi, politici e intellettuali ha nel corso del tempo prodotto in proprio Maratea?  Basta accogliere le spoglie di Biagio, monaco dell'Oriente, per trasformarlo in Santo e ricavarne 44 chiese? O l'industriale Rivetti che ha fatto costruire una statua del Cristo sul monte a imitazione di quella sul Corcovado di Rio?  Insomma, mi viene da dire che Maratea, forse per non sapere esprimere personalitł di rilievo in proprio, ha rimediato ricorrendo all'esterno.  Mi piacerebbe molto essere smentito.

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Cosa sia l'amore, e quanto potente, lo si deduce anche e specialmente da quanto possa diventare disastrosa la sua caduta. Cosa altro dice il passare da un miracolo come quello di generare insieme e mettere al mondo un essere umano, a un rifiuto e odio cosô forti dall'arrivare a uccidere e uccidersi? L'amore contiene una identitł doppia: da una parte una felicitł solare paradisiaca, dall'altra una crudeltł distruttiva diabolica.

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Ho molti amici, sono uno stimato pizzaiolo. Sono sposato, abbiamo una figlia di tredici anni. Non vado piŁ d'accordo con mia moglie, litighiamo in continuazione. Abbiamo deciso di separarci, ma io questo fallimento del nostro matrimonio a mia moglie non lo perdono. Cosô ho deciso di ammazzarla, e poi mi ammazzo anch'io. E a nostra figlia chi ci pensa? Pazienza, senza i nostri continui litigi starł sicuramente meglio di come sta ora. Dite che Ć la trama fantasiosa di un romanzo tragedia? No, Ć realmente successo l'altro giorno in una casa di Agropoli. Le guerre non stanno solo sparse in giro per il mondo. Stanno anche dentro famiglie con figli piccoli. Con questa terribile violenza che produce morti.

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Ma se io, cosô, all'improvviso, senza preannuncio e avviso, scomparissi cosô come sono arrivato, cambierebbe qualcosa nel mondo? Sô, forse arriverł qualche ciao intristito, qualche veloce e transitorio rammarico. Ma l'insieme universale complessivo cambierebbe il suo percorso, muoverebbe un dito? Sono uno dei nove miliardi di umani viventi, forse che influisco e peso piŁ di un fico? Ma dove sono capitato, in virtŁ di quale mandato? E malgrado il mio impegno, che cosa ho costruito, e con quale senso? Dite che sono troppo pessimista? Questo per ora io sento.

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Mi trovo casualmente in pizzeria con una ventina di ragazzini e ragazzine che festeggiano il compleanno di uno di loro. I genitori hanno deciso di lasciarli soli a festeggiare mangiando insieme una pizza. Parlano tutti allegramente in coro, utilizzando e condividendo anche quanto pizzicano dal cellulare. La presenza dei ragazzini, le loro voci allegre e squillanti, mi regalano una serata inaspettata con i guanti. Sono un gruppo di dodicenni maschi e femmine che conversano e si esprimono felici in coro. Nello stare insieme in amicizia e mangiare, hanno piŁ energia in corpo loro di una pacifica e benefica bomba nucleare. Mi sento beato in compagnia come fossi a casa mia. Mi viene sorridendo da pensare che l'umanitł dovrebbe ricominciare punto e a capo da loro.

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Sono trascorsi venti anni esatti dalla pubblicazione del mio libro "Maratea. Omaggio in cinque parti e venticinque punti." E per festeggiarlo e ringraziarlo di essere oggi ventenne adulto ho cominciato a rileggerlo. E lo sto trovando cosô interessante e bene scritto che mi sono chiesto, confesso un sorpreso: ma l'avrś scritto veramente io? Possibile che la bellezza e la storia di Maratea mi abbiano cosô ispirato?

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Un bilancio sintetico dei miei luoghi. I primi vent'anni tra Breganze, Lovara, Altavilla, Vicenza e Treviso. Poi cinque anni a dare una mano a occupare l'Universitł Cattolica a Milano. Quindi dieci anni in Sicilia con la migliore gioventŁ di Catania, Enna, Trapani, Agrigento, Palermo. Scrivendo due libri, sposandomi due volte e contribuendo alla nascita di due figli. E poi ancora cinque anni a Maratea la cui storia e bellezza mi hanno nel tempo ispirato la scrittura di cinque libri. E quindi 35 anni a Roma, che mi ha affascinato con la sua bellezza storica e artistica, ma che con il suo sovraccarico cementizio, di traffico e inquinante frastuono mi ha alla fine stufato. Poi, grazie a mia figlia, ho scoperto e goduto Montpellier con la sua equilibrata armonia urbana, e ora finalmente mi godo il mare e la natura di Santa Maria di Castellabate. Non sono mai stato in Africa, in Asia e negli USA, ma ho goduto Barcellona e Madrid, Parigi e Londra. Oltre ai magnifici palazzi della Piazza Rossa di Mosca. E in dieci giorni di permanenza a Rio de Janeiro me ne sono cosô innamorato da ispirarmi la scrittura di un libro: Shock Brasil. Quindi non ho conosciuto buona parte del mondo. Ma sono felice per la parte che vi ho goduto. Penso cosô di non essere vissuto invano.

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Ma voi sapete quanto Ć potente l'energia che emana il mare quando Ć mosso? Ve la trasmette in corpo come se anche voi foste in preda a un maremoto. Vi toglie dal fosso, vi scaccia depressione e malumore, vi fa sentire vivo, attivo, signore. E' una terapia efficace: vi innalza su un piedestallo come i Bronzi di Riace.

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Ho festeggiato l'epifania mangiando nel ristorante di un amico sul lungomare un piatto di spaghetti ai frutti di mare che sarebbero bastati a soddisfare tre persone. E i frutti di mare, squisiti, erano un battaglione. Alla fine, con due bicchieri di vino e un limoncello, ho pagato 20 euro. Fuori pioveva e tirava vento. Io al ristorante sono stato di un bene da portento.

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Ascoltando in sottofondo le canzoni di De AndrÄ mi sono ricordato che a quattordici anni sono scappato di casa e dal mio paesino veneto per raggiungere in treno Genova. Volevo vedere il mare. Sono infatti arrivato, dopo una tappa a Milano, dove la notte ho dormito alla stazione, al porto di Genova, dove in Via PrÄ ho chiesto pagando una camera in una pensioncina. I soldi li avevo presi dal cassetto di mia madre prima di partire. Adolescente sô, ma organizzato e previdente. Sono stato a girare per le strade del porto per una settimana, poi la polizia mi ha intercettato e trattenuto per una notte in una cella. Da dove il giorno dopo sono partito accompagnato da due poliziotti per ritornare a casa in quel di Lovara vicentina. Mi hanno accolto il mio fratello primogenito con uno schiaffo, mio padre che mi ha chiesto i soldi rimasti, mia madre piangendo consolata. La mia fuga e scomparsa era finita pubblicata sul Giornale di Vicenza. Eravamo nel 1957: non mi sembra male come avvio di adolescenza. Sono stato rinchiuso per la scuola in un collegio di preti in quel di Treviso. Dal quale l'anno dopo sono scappato di nuovo. Ero proprio un adolescente ribelle incorreggibile. Ma non Ć normale che un adolescente lo sia? Oggi gli adolescenti mi sembrano accontentarsi di una canna e del cellulare.

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Quindi, mi raccomanda una vecchia amica fervente religiosa, dovremmo tutti inginocchiarci ai piedi di un onnipotente Dio che ci ha creati. Solo cosô la nostra vita avrł un senso e ci salveremo. Ma io la religione cattolica l'ho conosciuta e sperimentata: significa obbedienza a preti e chiesa, che dall'uso del loro autorevole e sacro ruolo ricavano potere e denaro. Non ho certezze, non ho dogmi, ma uso quello che ho, testa e cuore, per guardarmi intorno e stare con chi mi Ć accanto meglio che so e posso. PerchÄ dovrei inginocchiarmi ai piedi di un Dio che non conosco, riconoscendo potere massimo a qualcuno che si Ć promosso suo delegato? Preti, guru, stregoni nel mondo sono sempre esistiti: non capisco perchÄ dovrei eleggerli miei padroni. Mi lasciassero in pace a gestirmi la vita con tutti i suoi pregi e limiti. Non capisco perchÄ dovrei arricchire di senso e denaro la loro. Dovrei inginocchiarmi davanti a un Dio, e obbedire a un suo delegato? Ma a me basta e avanza inginocchiarmi libero e gioioso davanti alla bellezza del creato. Per il resto si vedrł con calma dopo. PurchÄ nessuno si ritenga padrone del fuoco.

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A Maratea le svolte di sviluppo e crescita sono spesso venute dall'arrivo dall'esterno di un personaggio. Se vogliamo a partire da San Biagio, che ha regalato a Maratea l'identitł religiosa con 44 chiese. Ma poi, piŁ recentemente, dal Conte Stefano Rivetti che realizzś a Fiumicello uno stabilimento tessile e il grande Hotel Santavenere. E ad Acquafredda da Francesco Saverio Nitti che fece costruire sul mare una magnifica Villa ora perennemente chiusa. Ma non Ć dalla comunitł stabile e interna che dovrebbero maturare iniziative e progetti capaci di realizzare la sua piena valorizzazione? O Ć il turismo estivo con i bed and breakfast l'unica carta da giocare?