GIAN CARLO MARCHESINI

Pensieri del 2023

Una ragazza di sedici anni ha annunciato di avere lasciato la scuola. PerchÄ? Ha spiegato di avere, grazie a Tik Tok 3 milioni di followers, e di guadagnare cosô piŁ del suo insegnante. E allora, conclude la ragazza, a che mi serve la scuola? Ecco di cosa bisognerebbe parlare e discutere: dei pro e dei contro generati dalle tecnologie digitali. E di quanto influisce il dilagare di Tik Tok su mentalitł, convinzioni e decisioni delle nuove generazioni.

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Per non sentirsi in colpa per qualche problema non risolto, e doversi quindi mettere in discussione, il che Ć costoso perchÄ sgradevole e faticoso, il modo cui si ricorre piŁ facilmente Ć quello di dichiarare colpevole qualcun altro. La colpa Ć tua, sei tu imperfetto, inadeguato, sbagliato, io sono nel giusto e a posto. Si parte cosô nella quotidianitł dei rapporti famigliari e di vicinato, per finire con le guerre tra Stato e Stato. L'importante Ć che la colpa sia sempre di qualcun altro.

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Tu entri in un locale pubblico, supermercato, bar o ristorante che sia, e viene subito assalito da un flusso musicale e ritmico programmato da altri e altrove, fatto di percussioni ritmiche ossessive prive di qualsiasi melodia accettabile. Tu devi solo stare zitto e ingoiare. Musicalmente parlando Ć come entrare in un carcere. Qualcuno ha deciso per te quale Ć la musica che ti deve piacere. Prendere o lasciare. Altrimenti te ne devi andare. Ma dove?

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Il sistema economico capitalistico, quello in cui viviamo, si regge su un vertice gerarchico, sul potere di un capo che decide su tutti e tutto. E' il modello e la logica su cui si regge anche il patriarcato, il potere storico del maschio. Vanno tra di loro d'amore e d'accordo. La violenza sulla donna Ć il risultato del prevalere di un sistema di cui l'uomo maschio Ć parte organica, la donna Ć prevalentemente vittima. La violenza di genere Ć violenza del capitale. La donna deve soltanto assecondare, fare figli, obbedire. Amen.

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L'ora scolastica di educazione sentimentale, affettiva e sessuale ci puś e ci deve stare. Ma forse non si Ć capito bene, o si finge di non capire, che non Ć solo questione di genitori bravi e di insegnanti buoni, ma di informazione e comunicazione in generale: cioĆ di tecnologia digitale. Lł dove comandano gli interessi del Capitale.

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Apoteosi dell'imbroglio. Paolo Borsellino, giudice capace e onesto, Ć stato ucciso anche da chi avrebbe dovuto proteggerlo. Ma aveva scoperto che mondo degli affari, mafia e Stato spesso agivano tra di loro d'amore e d'accordo. E teneva tutto annotato e documentato in un'agenda che, intollerabile colmo dei colmi, era pure di colore rosso. Il mondo del malaffare e dei responsabili delle stragi di Stato documentato nelle pagine di un quadernetto. Il nostro Ć stato un Paese in cui magistratura onesta e vertici dello Stato sono stati avversari e nemici. A partire dalla strage di Portella della Ginestra e le uccisioni di Pio La Torre e Piersanti Mattarella, Peppino Impastato e Mauro Rostagno, i giudici Falcone e Borsellino e tanti altri ancora. In una realtł talmente infernale e tossica che Ć stato ucciso anche chi prendeva appunti in un'agenda dove raccontava esplosive veritł.

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L'acqua del mare con le sue onde, i pesci, le barche. Il cielo con le sue nuvole infiammate dalla luce del tramonto del sole. La terra con il suo magnifico verde, gli abitanti con le loro mille case. Il buio che incombe spegnendo via via la luce. Io che sono l'occhio e lo sguardo, il pensiero e la voce. Una panchina sugli scogli e la sabbia in riva al mare. Un quadernetto, una penna, un tentativo di dare testimonianza del miracolo delle forme infinite. E pensare che c'Ć chi al mondo Ć impegnato con la guerra a uccidere.

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Ho conosciuto Ernesto Galli della Loggia grazie a Gian Paolo Nitti, quando arrivava ospite d'estate nella bella Villa Liberty fatta costruire dal nonno Francesco Saverio in quel di Acquafredda di Maratea. L'ho conosciuto, e intervistato, specialmente dopo l'incidente d'auto sulla Statale 18 che vide perire Gian Paolo, che guidava l'auto di Ernesto rientrando da Maratea dopo avere appreso di essere stato eletto consigliere sia al Comune che alla Regione Basilicata, andando a sbattere in una curva contro l'autobus che veniva dalla parte opposta. Ernesto Galli della Loggia miracolosamente si salvś. Decisi di scrivere un libro sulla purtroppo breve vita di Gian Paolo Nitti, intervistando famigliari e amici, e intitolandolo Colui che non Ć diventato. Ernesto, che di Gian Paolo era allievo alla Facoltł di Storia della Sapienza, mi raccontś a lungo della loro passione antifascista e comunista, e della straordinaria ammirazione per Pensieri del 2023 il Che Guevara. Oggi Ernesto Galli della Loggia scrive sul Corriere della Sera a favore di USA, NATO, Israele, e contro la Palestina e chi la sostiene. Chissł cosa direbbe Gian Paolo, se fosse ancora vivo, di questa radicale svolta del vecchio amico.

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Confesso di avere difficoltł a individuare qualche ambito o settore che non si trovi alle prese con una pesante crisi. E' in crisi il clima e l'ambiente con le tempeste e i disastri che si susseguono, Ć in crisi la politica con il governo attuale e meno del 20% di elettori che va a votare, Ć in crisi il sociale con la paralisi delle sue abitualmente ricche e necessarie relazioni, Ć in crisi il mondo della cultura e della produzione artistica, della comunicazione e dell'informazione - fatta salva la pubblicitł di cui subiamo una crescente invasione. Ma ciś che sconvolge e spaventa Ć l'imperversare delle guerre con le tante stragi e distruzioni connesse. Essendo laico e non credente, a chi rivolgersi per trovare un qualche conforto, a cosa appoggiarsi per avere un concreto sostegno? Tocca tenersi abbracciati stretti per proteggersi e non scoraggiarsi, per convincere speranza e fiducia a non abbandonarti. Per poterle trasmettere a chi, fragile, bambino e ragazzino, ne ha ancora piŁ di te bisogno.

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Cinico, ipocrita, spregiudicato, demagogo, falso. Disposto a tutto, e al suo contrario, pur di avere successo, potere, denaro. Devoto a Dio, alla Patria, alla Famiglia e a Esselunga pur di conquistare la scena e ottenere consenso. Non vorrete mica che chi Ć cosô formato sia rispettoso dei valori di veritł, libertł, democrazia. Il problema Ć che tale Ć il consenso raggiunto da esercitare la carica di importante ministro del Governo. In un tal Paese noi oggi viviamo. Chi si mostra abile, cinico, spregiudicato e menzognero viene premiato.

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Questa notte ho sognato che facevo parte anch'io di un enorme esodo. Eravamo incolonnati a migliaia mescolati tra valigie e pacchi, caricati alla rinfusa su camion e vagoni ferroviari. Eravamo diretti a un porto per essere imbarcati. Bambini che piangevano nel caos, vecchi che si trascinavano esausti, tutti sofferenti e spaventati dentro panni strappati e sporchi. Stanotte ho fatto parte anch'io dell'incubo di due popoli che si stanno distruggendo. Mi sono svegliato che facevo fatica a scendere dal letto.

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Complimenti agli israeliani. La terribile ferocia mostrata contro di loro dai palestinesi in questi giorni Ć la migliore conferma di quanto hanno sottoposto questi ultimi alla peggiore violenza possibile negli anni recenti. Innescando cosô uno dei peggiori processi di odio reciproco possibili. Hanno seminato per anni la tempesta che ora raccolgono. Ora o israeliani e palestinesi sono disarmati e messi sotto controllo, o continueranno a scannarsi reciprocamente sempre peggio. Ah gił, perś le potenze che potrebbero indurli a farlo sono a loro volta impegnate da una parte o dall'altra della guerra in Ucraina...

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Grazie a youtube, in questo periodo ascolto spesso durante il giorno le piŁ belle canzoni degli Anni Sessanta, Settanta e Ottanta. Cosô mi rifaccio e risarcisco delle canzoncine ebeti attuali che sono costretto a sorbire e subire nei locali pubblici. Ma la colonna sonora spontanea che mi affiora in testa, anche se non richiesta, Ć anche quella degli inni e salmi religiosi di cui Ć stata piena la mia infanzia e adolescenza. in famiglia osservante e fervente cattolica, nella chiesa parrocchiale di Lovara, nel seminario di Vicenza. Insomma, mi ritornano in testa, del mio apprendistato religioso musicale e canoro, tutti i salmi che inneggiano a Dio, al Cristo, alla Madonna. Dal Noi vogliam Dio che Ć nostro Padre all'Alleluia di Mozart. Poi, in gran finale, a mettere in musica un ordine che mi Ć piŁ congeniale, irrompe dal cuore Avanti popolo alla riscossa, bandiera rossa, bandiera rossa. Evviva il comunismo e la libertł. PerchÄ ogni stagione della vita ha la sua colonna sonora, e una si aggiunge e sovrappone all'altra. Tutte sono in qualche modo care, ma non tutte mantengono la stessa importanza.

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Negli anni in cui ho avuto il privilegio di vivere a Maratea, prima ad Acquafredda nella casetta ai Garottoli, vicino alla roccia dalla quale fu gettato dagli scherani di don Peluso il martire del Risorgimento Costabile Carducci, e poi in quella accanto a Villa Nitti, ho lavorato d'estate al Collegio Scuola di Fiumicello per organizzare le vacanze a un centinaio di ragazzini figli e figlie di lucani emigrati nei vari Paesi europei. Passeggiate dentro il parco del Santavenere, visite alla Grotta magica di Marina, escursioni fino alla Statua del Cristo. E poi incursioni nel verde ricco di vigna e orti della Pamafi, accolti dagli amici che vi lavoravano. E la sera al girone di Acquafredda a mangiare la pizza dopo una passeggiata dentro i giardini di Villa Nitti accolti da Mario e moglie che ne erano i custodi. E che, avendo conosciuto direttamente i Nitti, mi hanno ispirato i libri su Francesco Saverio e il nipote Gian Paolo, morto sciaguratamente in un incidente d'auto sulla Statale 18 che lo zio, mentre era Capo del Governo prima che arrivasse il fascismo, aveva fatto costruire. Ma possibile mai che Collegio Scuola di Fiumicello, Pamafi e Villa Nitti, tre luoghi a Maratea tra i piŁ significativi, a distanza di tanti anni siano ancora inutilizzati e vuoti? Vuoi vedere che Ć dipeso anche dal fatto che da Maratea me ne sono andato, e con me ancora tanti altri?

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Ripropongo uno delle centinaia di paragrafi di cui si compone il mio ultimo libro.

Tu non sei italiano o straniero, non sei un vicino o un lontano, qualcuno a me fisiognomicamente e linguisticamente simile o diverso. Tu non sei marrone o nero, giallo o bianco. Tu non sei cristiano, ebreo o musulmano. Non sei femmina o maschio, non sei piŁ o meno piacevole e grazioso, docile o ribelle, prepotente o simpatico. Tu non sei un burocratico e contabilizzato minore non accompagnato, frutto di un nucleo famigliare piŁ o meno fallito o del tutto scomparso. Tu sei un uccelletto caduto dal nido, un essere umano fragile e ferito, inerme e abbandonato. Chiedi di essere accolto, nutrito, istruito, protetto e amato come un qualsiasi figlio. Il tuo futuro dipende dalla nostra capacitł di accoglienza e riconoscimento. Non Ć facile nÄ poco: Ć semplicemente dovuto. E' comportarsi da essere umano compiuto.

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Se il vero maschio Ć chi Ć un buon coltivatore d'orto e di giardino, un buon muratore e falegname, meccanico, elettricista, idraulico e pittore - insomma, chi sa coltivare un terreno, e far funzionare una casa mantenendola efficiente e organizzata, allora io non sono un vero maschio. Non Ć che mi mancano forza ed energie, mi mancano le conoscenze scientifiche di base e le competenze tecniche correlate, mi mancano inclinazione e passione. Io sono propenso e incline a coltivare la parola pronunciata e scritta, il pensiero e la riflessione, i mille toni diversi e sfumati dell'emozione. Sono un intellettuale e un esteta, amo i piaceri del corpo e della mente. Sono un maschio eternamente adolescente. Coltivare un terreno con la pazienza dovuta, costruire una casa dove rinchiudermi, non mi piace. Amo la libertł del ricercatore. Sono poco versato nell'arte di accendere e mantenere viva nel focolare la brace. Non mi interessa manovrare, trafficare, commerciare. Ma so che senza brace accesa non si vive.

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Ma se la magistratura, con la richiesta di arrestare Baiardo, dł per certa l'esistenza della foto che ritrae amichevolmente insieme Berlusconi e il mafioso stragista Graviano, e noi abbiamo reso a Berlusconi l'onore dei funerali si Stato, perchÄ tale onore non Ć stato reso anche a Matteo Messina Denaro, mafioso stragista alla pari di Graviano? Ma abbiamo fermo ed efficiente nemico della mafia uno Stato democratico, o esiste e funziona rapace anche uno Stato mafioso?

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Ma quante persone e quante vite tengo in corpo? Ho conosciuto la Sicilia e il Sud, ho letto, studiato, sperimentato, e quel che ho capito l'ho tradotto in un libro. Mi sono sposato, Ć nata una figlia, sono stato messo alla porta perchÄ maschio troppo invasivo, ci ho scritto un libro. Mi sono risposato, Ć nato un secondo figlio, sull'esperienza di paternitł ci ho scritto un libro. Mi sono innamorato della bellezza di Maratea e del Golfo di Policastro, ci ho scritto tre libri. Mi sono appassionato alla storia della famiglia Nitti e alla loro bellissima Villa di Acquafredda, e ci ho scritto due libri. Mi sono appassionato dello studio dei processi di globalizzazione, e della necessitł di affrontarne le conseguenze con imprese all'altezza e rigorosamente etiche, e ci ho scritto due libri. Ho capito quanto il prestigio celebrato di scuole come il Liceo Tasso si fondi su metodi e condotte autoritarie e aristocratico selettive, e ci ho scritto un libro. Sono rimasto entusiasta della bellezza del Brasile, e ci ho scritto un libro. Mi sono innamorato di Villa Blanc e della sua storia, ci ho scritto un libro. Ho tenuto un laboratorio di scrittura creativa, e ci ho scritto un libro. Ho fatto politica attiva in un Circolo del PD e con Ignazio Marino, e ci ho scritto due libri. Ho accolto e seguito nel loro percorso di integrazione decine di minori stranieri non accompagnati, e ci ho scritto un libro. Ma quante persone e quante vite tengo in corpo? Quello che non capisco Ć, con tutte queste esperienze che ho fatto, perchÄ me ne devo andare invece di cominciare piŁ capace e istruito da capo.

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Vivere a 80 anni da solo in una casa. Liberamente organizzarsi e decidere se e quando muoversi. Fare ciś che piŁ aggrada e di cui si sente realmente bisogno. Leggere e scrivere, mangiare e dormire, accogliere parenti e amici o uscire per passeggiare. Scambiare messaggi via internet quando piace e si vuole. Riordinare e pulire quando serve. Non Ć poi cosô male. Tutto sommato potrebbe all'infinito cosô continuare. Almeno fin quando la salute regge.

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Ma che classe di dirigenti politici abbiamo? Sulla strage di Ustica c'Ć chi sostiene che si Ć trattato di un missile, chi di una bomba collocata a bordo dell'aereo, chi di un contatto di striscio con un aereo militare in una azione di guerra. E chi dichiara di non sapere assolutamente nulla di quanto successo. Ma la strage di Ustica Ć avvenuta su un altro pianeta? Cinquant'anni fa sono morti 81 cittadini. E noi eravamo e siamo in queste mani? Poi ci sono quelli come Giovanardi, fedeli nei secoli come missionari alla falsitł e alla menzogna. Votati come martiri inflessibili alla causa del marciume e della rogna . Gli Ć rimasta solo quella come ragione di vita. Ogni possibile alternativa, la veritł stessa, va messa con dogmatica intransigenza alla gogna.

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Si aprono dovunque e in continuazione centri commerciali e supermercati, ristoranti e bistrot, fiumi di dehors su marciapiedi e spazi pubblici dove per bere e mangiare accomodarsi. Anche dentro il verde pubblico, vedi nel quartiere romano di Pietralata, Ć in progetto, accanto all'ospedale Pertini, la costruzione di uno stadio con 62.000 posti. PiŁ negozi commerciali di tutti i tipi. E perchÄ invece non si realizzano affatto biblioteche e spazi culturali per i giovani? Negli Anni Settanta si sono aperti decine di Centri Servizi Culturali in tutti i capoluoghi delle regioni del Sud. Consistevano in una biblioteca di settemila volumi con possibilitł di deposito e prestito, piŁ sale utilizzate dai giovani per le loro attivitł artistiche e incontri sociali. Migliaia di giovani ne hanno usufruito, nei Centri Servizi Culturali si incontravano per leggere e documentarsi, e cosô trovare risposta ai loro problemi e bisogni. Io ne ho aperti e diretti in Sicilia tre, a Enna, Trapani e Agrigento. E' stata una delle esperienze professionali, politiche e sociali piŁ belle cui io abbia partecipato. I libri erano lo strumento base per saziare la fame di senso, conoscenza e vita delle nuove generazioni. Per relazionarsi e capire cosa era meglio fare insieme per crescere e realizzarsi. Ora offriamo loro pantaloni strappati e tatuaggi, movida e dehors?

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Non posso che sentirmi sbalordito. Da ottant'anni il cuore mi batte in petto. Sono sessanta o settanta colpi ogni minuto. Vi rendete conto quanti milioni e milioni ne ha finora battuto? Non l'ho richiesto io, e non ho fatto nulla per meritarmelo. Me lo sono ritrovato che pulsa puntuale dentro il petto. Decide e comanda lui, quando smetterł io sarś finito. Ma vi rendete conto che dovrei solo stare zitto e in ginocchio? Tirato da un purosangue sono assiso su un cocchio. E noi umani, davanti a questo capolavoro misterioso e assoluto, ci comportiamo come fosse banale e scontato?

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Cinismo becero. Proprio perchÄ in possesso di pochi soldi, i poveri mangiano meglio dei ricchi. E' quando si ha a disposizione poco che si impara a scegliere meglio. Il che Ć come dire che respira meglio chi sta affogando, non chi sta a sudare a bordo di uno yact. Abbiamo finalmente capito perchÄ questo governo ha tolto il reddito di cittadinanza? Per far mangiare bene tutti come hanno imparato a farlo i poveri. Cinismo becero.

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Alle 21.30 del 21 agosto del 2006, a Piazza del GesŁ di Fiumicello, in quel di Maratea, ascoltavo la presentazione del libro Gomorra, appena uscito, fatta da Roberto Saviano insieme a un amico magistrato napoletano. Alla fine della presentazione ho avvicinato Saviano, allora 26enne, mi sono presentato, abbiamo conversato, e poi l'ho accompagnato al Santavenere dove per la notte era alloggiato. Gomorra Ć stato tradotto nel tempo in 50 lingue, ed Ć stato venduto in oltre 10 milioni di copie. Dal 13 ottobre di quell'anno, era il 2006, Roberto Saviano Ć sotto scorta per le minacce ricevute dal clan dei Casalesi, le malefatte dei quali sono denunciate nel libro. Ho seguito ieri sera in un video la conferenza tenuta da Saviano, sempre veritiero e battagliero, a Perugia il 22 aprile di quest'anno al Festival internazionale del Giornalismo. Sono passati da quella serata di Fiumicello 17 anni: Saviano Ć sempre sotto scorta, e la malavita organizzata, ahimÄ, sempre imperversa.

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Succede di conoscere una persona, una donna, Michela Murgia, dopo che se n'Ć andata, grazie alle interviste che le sono state fatte negli anni recenti e che ora sono accessibili su internet. Non sapevo chi fosse, non avevo letto nessuno dei suoi libri. Anch'io ho i miei limiti e lacune. Ora passo ore ad ascoltarla e conoscerla mentre viene intervistata, e devo dire che piŁ l'ascolto e piŁ me ne innamoro. Per quello che dice e per come lo dice Ć veramente speciale e straordinaria. Io penso che Michela Murgia incarni e riassuma, e sia espressione e avanguardia del livello di qualitł, capacitł, consapevolezza critica cui Ć approdata oggi, o sta sempre piŁ approdando, la donna contemporanea. Averne di donne cosô Ć una fortuna.

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Sentirsi chiamare in modo affettuoso da quattro nipoti adolescenti nonno, confesso che mi suona molto gradevole e simpatico. Ti fa sentire in una posizione che Ć sô quella della persona anziana, ma anche di una qualche affidabile esperienza e consistenza. Risuona un come un saluto finale prima che tu scenda le scale. Ma accompagnato da una carezza grata, come dicesse: meno male che ci sei stato. E' come addolcire il sapore in bocca un acido con un pezzetto di cioccolato.,

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Dei tanti misteri, segreti, nodi oscuri accumulati nel tempo, prima di andarmene definitivamente mi piacerebbe assai che cadesse l'omertł e uscisse definitivamente documentata e incontrovertibilmente intera la veritł su stragi e delitti politici che hanno insanguinato l'Italia. Ma non mi accontento di poco: direi a partire da quella di Portella della Ginestra. Ma vivere come Paese e come Stato facendo finta che si sappia tutto, o che niente sia successo, non Ć come fingere di essere sani, vivi, normali quando in realtł si procede al buio storpi, gobbi e ciechi? Non significa alla fine avere accettato di darla vinta a imperialisti predoni, massoni, mafiosi letali, fascisti e stragisti criminali?

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Figuriamoci se non sono contento che Maratea Ć stata inserita tra gli oltre 400 piŁ bei borghi d'Italia. Posso tutt'al piŁ dire che ritenevo che gił ne facesse parte da tempo. Ciś che perś non mi soddisfa a pieno Ć che le ragioni elencate siano quelle delle 44 chiese presenti sul suo territorio, e la statua del Cristo tra le piŁ alte nel mondo. PerchÄ per me, forse anche perchÄ ci ho scritto libri e vi ho lavorato, la vera ragione che giustificherebbe la nomina di Maratea tra i piŁ bei borghi d'Italia dovrebbe essere la capacitł dimostrata nell'utilizzare e valorizzare al meglio strutture importanti come Villa Nitti ad Acquafredda e l'ex Collegio Scuola di Fiumicello. Belle, grandi, vuoti e inutilizzate come ancora sono a me suona uno scandalo. Un borgo non deve limitarsi a ritenersi bello per come Ć fatto, ma per il miglior uso sociale delle sue risorse ricavato.

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Oggi su Le Monde doppia pagina dedicata alla presenza attiva in varie localitł della Francia di una ventina di comunitł agricole ecologiche autosufficienti con un migliaio di persone coinvolte. La vita vi Ć organizzata in modo da non dipendere in nulla dal mercato industriale dei consumi e dalle sue logiche di sfruttamento e lucro. Tutto vi Ć organizzato e realizzato paritariamente e democraticamente insieme, dai prodotti agricoli coltivati nei propri terreni, alla stoffa di lana artigianale confezionata in proprio. Niente Ć imposto a danno o a vantaggio esclusivo di qualcuno. Insomma, il prevalere armonioso ed efficiente di una logica paritaria partecipata e comunista, dove non esiste il mercato capitalista. Una novitł assoluta? No sicuramente. Il fatto inaspettato e curioso Ć che il quotidiano piŁ importante di Francia vi dedichi due pagine intere. Ah, dimenticavo di dire che qualcosa del genere l'ho visto realizzato alla Tana dei Ghiri di Brefaro, in quel di Maratea.

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Il comunismo come lo definisce il novantenne Toni Negri intervistato l'altro giorno su il manifesto. 

Comunismo Ć Il potere di essere liberi, di lavorare meno, di volerci bene. Comunismo sono i concetti della borghesia quali libertł, uguaglianza, fraternitł se si trasformano in cooperazione, solidarietł, democrazia radicale e amore. Comunismo Ć un'idea di produttivitł che non significa produrre piŁ merci in meno tempo, nÄ fare guerre sempre piŁ devastanti. Ma dar da mangiare a tutti, modernizzare, rendere felici. Comunismo Ć una passione collettiva gioiosa, etica e politica, che combatte contro la trinitł della proprietł, dei confini, del capitale. Comunismo Ć la possibilitł di fare un mondo in cui la gente si ama e ama il vivente. E' l'amore contro la propriet

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In un vicolo del centro storico di Montpellier - che si chiama, guarda caso, rue du Bras de Fer -, su una gradinata in salita che a prima vista si direbbe cieca si apre una libreria che si chiama Fiers de Lettres - Librairie des Alternatives durables. E' disposta su piŁ lati e livelli, ciascuno accoglie testi di autori dissidenti, trasgressivi o proprio del tutto eretici rispetto alla tematica trattata. In tutti i campi e settori: dalla politica alla cultura, dalla filosofia alla sessualitł, dalla religione all'etica, dal femminismo all'ecologia. Insomma, lasciate che tutti coloro che la pensano diversamente dal pensiero dominante vengano a me. Una libreria impegnata a proporre testi di autori che affrontano i mutamenti sociali in atto e anticipano quelli futuri. E' come mi fossi trovato a casa. Oggi ci torno di corsa.

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Il compleanno oggi di alcuni vecchi amici siciliani mi fa ricordare di quando li ho conosciuti negli Anni Settanta in quel di Enna, Agrigento, Trapani, Palermo. Abbiamo lavorato insieme in biblioteche e librerie con la migliore gioventŁ di quelle cittł. Si voleva cambiare in meglio la societł, c'era passione ed entusiasmo, e attivi nelle piazze il Movimento studentesco e operaio. Poi sono stati uccisi Piersanti Mattarella e Pio La Torre, Peppino Impastato e Aldo Moro.  Irruppe e prevalse la strategia fascista della tensione con i suoi delitti e stragi. E oggi, dopo quarant'anni, ci ritroviamo al governo chi ancora imperterrito sostiene che quelle stragi sono state compiute non da CIA, fascisti e Gladio, ma dai palestinesi. Chi per imporre i propri interessi arriva a uccidere, non riconoscerł mai di essere un assassino.

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Oggi, con figlia e nipoti, siamo arrivati a una localitł di montagna, Cap de Coste, un rifugio gestito da amici a una altezza di mille e duecento metri. La temperatura era di quindici gradi, il territorio coperto di querce e castagni. Abbiamo mangiato all'aperto avvolti da giacche e maglioni. Tutto intorno una pace e un grande silenzio, a proteggerci le mura del rifugio costruito secoli fa per accogliere e far riposare la transumanza degli animali. Posso dire che la montagna elevata, la distesa del verde, il silenzio profumato di cibo buono, gli amici tutti insieme intorno, mi hanno fatto capire meglio quanto la valanga di asfalto, motori e cemento metropolitano possono diventare un danno enorme per l'essere umano?

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Immaginatevi piedi che camminano da ottant'anni. Si sono cosô induriti che si direbbero diventati un paio di scarpe naturali. E che dire delle mani che prendono e afferrano da ottant'anni, che sembra un miracolo che reggano ancora sani e salvi gli oggetti? E come non essere grati agli occhi che da ottant'anni si guardano intorno vigili e attenti senza perdersi una sfumatura o una piega di ciś che li circonda? E i denti e la bocca che masticano e ingoiano da ottant'anni scegliendo i migliori gusti e sapori? E il cuore che da ottant'anni non si scorda per fortuna di battere un colpo, e i polmoni che si aprono e chiudono al respiro elastici e morbidi? E la testa, il cervello e la mente sempre al lavoro su parole, immagini e pensieri per cavarne fuori il massimo e il meglio dei significati? Delle altre parti del corpo Ć meglio che non parli: da ottant'anni mi gratificano delle loro naturali funzioni. E mi regalano ancora questa non banale o inutile capacitł di raccontarmi.

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Andrea Purgatori era il giornalista d'inchiesta che piŁ apprezzavo, insieme a Sigfrido Ranucci. La fame di veritł che sprigionava nel suo impegno era intera anche nella concentrazione e determinazione stampate sul viso. Ci metteva la forza e la passione di un innamorato spinto anche dalla rabbia nel vedersi tanto ostacolato. Andarsene Ć sempre brutto, mai come adesso che corriamo il rischio che rimangano solo i giornalisti lecchini. Grazie Purgatori per l'esemplare lavoro svolto. Senza genuflessioni e inchini.

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Ciś che penso Ć che il sempre piŁ esteso e facile accesso all'informazione e alle sue narrazioni, consentito da computer e cellulari utilizzabili in totale libertł anche dai ragazzini, e gestito e manovrato dagli interessi di mercato, abbia prodotto la situazione in cui ci troviamo. Il modello imperversante Ć quello dell'intrattenimento e del divertimento alla Tik Tok, che hanno regalato un potere di influenza e condizionamento alle logiche dell'appropriazione del denaro che oramai ha oltrepassato quello tradizionalmente esercitato da famiglia, scuola, parrocchia e similari. L'estendersi dell'uso delle tecnologie informatiche a partire dagli otto-dieci anni, se non anche prima, ha radicalmente modificato dislocazione e uso dei poteri a vantaggio del profitto economico. Dal quale l'essere umano anche ragazzino Ć sempre piŁ condizionato e manipolato. Lo sfruttamento mai come oggi ha assunto la forma furba e ruffiana del divertimento. Al quale ha difficoltł a opporsi anche un adulto, figuriamoci un ragazzino. Insomma, e riassumendo, in cabina di regia ci sono sempre meno don Milani e la Montessori. Ma d'altronde, il modello della politica servita con lealtł, disciplina e onore non Ć stato in larga parte sostituito da quello, alla SantanchÄ, dell'accumulo di denaro e potere?

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Sono rimasti oramai soltanto spigoli e ossa. L'unica curva morbida Ć quella della pancia. La sola forza utile mi Ć data dalla parola. Un grande sollievo anche da una passeggiata dentro il parco di una villa. E dalla passione ancora irriducibile e viva per la veritł. Ma quanta fatica costa per l'ostilitł che incontra... A conforto e salvezza mi Ć rimasta la scrittura. E magari guardare un bambino che gioca, ride felice e strilla. Sono rimasti oramai solo spigoli e ossa. E il tumulto dei sogni che irrompono la notte dalla lunga vita trascorsa. Sarł questa la vecchiaia? Quel che chiedo Ć un di affetto e molta comprensione e tolleranza.

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Piersanti Mattarella e Pio La Torre, Mauro Rostagno e Peppino Impastato, Falcone e Borsellino, per citare solo alcuni dei tanti morti ammazzati, sono quelli che nella vita e nel lavoro hanno agito coerentemente con i principi e i valori in cui credevano. Opponendosi a coloro che, a vantaggio dei propri interessi, agivano invece ricorrendo alla menzogna, allo sfruttamento, all'illegalitł. Il giudice Gratteri, che fa il suo lavoro con esemplare onestł, rigore e coerenza, rischia, come Ć successo prima di lui a tanti altri, di rimetterci anzitempo la vita. PerchÄ, per un sistema fondato sul primato del denaro e dell'interesse privato, chi si oppone ad oltranza va eliminato.

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Sono stato piŁ volte a visitare la Grotta delle Meraviglie in quel di Marina di Maratea. Anche accompagnando amici ospiti e gruppi di ragazzetti lucani in vacanza estiva al Collegio Scuola di Fiumicello.  Quello che ho sperimentato ha avuto piŁ a che fare con le emozioni profonde che non con la cultura e l'intelletto.  Entrare e girare per quella splendida grotta Ć come trovarsi ospiti nell'intimitł della pancia viva di una creatura sacra, misteriosa e immensa che si chiama Terra.

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Nella vita ho fatto il piŁ possibile, per quello che mi Ć riuscito, tutto quello che ho voluto sembrandomi necessario e giusto. E, a partire dal mio primo saggio che ho scritto quando avevo 30 anni ad Agrigento, una analisi sui nuovi termini della Questione Meridionale, ho poi tradotto costantemente in libri tutte le successive esperienze che ho fatto e che ho ritenuto degne di restare raccontate nel tempo. Ho cosô scritto di fatto un libro ogni due anni. Oggi in totale i libri pubblicati sono 25, raccolgono 50 anni di esperienze per me importanti e significative: incontri, conoscenze, progetti, avventure, scoperte di territori. Oggi, una copia ciascuno, stanno raccolti in un angolo della libreria. Costituiscono di fatto la mia cappella votiva. Insieme a mogli, figli, nipoti, amici e amanti, Ć il frutto e la traccia migliore che ho saputo dare del mio passaggio.

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Per un padre la figlia Ć particolarmente importante e significativa. Incarna la propria parte femminile marginale se non assente o nascosta, l'altra parte del mondo e della vita, l'opposto cui un maschio viene addestrato. Una figlia apre, stimola, arricchisce, completa e perfeziona. Senza di lei magari saresti forte e robusto come un tronco, ma scarso o proprio privo di fiori e frutti. Una figlia, che poi diventa mamma, ti dimostrazione e prova di quanto la vita sia grande e ricca. Al punto da chiederti: ma che ho fatto io per meritarmi tutto questo? Per un padre, una figlia Ć la vita che si rinnova e perenne continua.

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Sentirsi chiamare a ottant'anni papł da un gigante alto quasi due metri, e una schiena che sembra la diga di un lago di alta montagna, e uno sguardo comprensivo e un tono di voce affettuoso, regala insieme conforto e sorpresa. Certo, tanti viaggi, lavori, scoperte, esperienze, amici, e la scrittura di tanti libri, sono cose importanti. Ma un figlio simile ti fa capire che non sei stato inutile, e che hai contribuito a un miracolo di cui non ti credevi capace.

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Stare in compagnia di un ottantenne, continuare ad essergli disponibile come d'abitudine, non Ć affatto semplice. Quando si entra in una etł cosô inoltrata si percepisce scattare intorno un allarme, ci si sente guardati e trattati diversamente. Si Ć entrati nella dimensione di chi si Ć collocato sul binario di partenza finale e ultimo, e non ci si trova bene ad esserne coinvolti. Certo, si rimane ancora amici, ma gli incontri si diradano, la disponibilitł a stare in compagnia si riduce. Come si dovesse fare i conti con un pro memoria sgradevole e imbarazzante. Si tratterł del famigerato memento mori?

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Detto in buona sintesi, che significa berlusconismo? Significa che io, insieme ai miei amici e collaboratori fidati, decido di di impossessarmi di tutti i beni possibili, senza regole e limiti che non corrispondano ai miei interessi. E in cambio, a favore del piŁ esteso e infantile popolino, organizzo giochi, musica e divertimenti di tutti i tipi. Il fulcro su cui ruota tutto Ć questo: io sono il padrone al comando. Chi non mi ostacola lo intrattengo e diverto. Chi rompe avrł ogni possibile danno. Insomma, il trionfo dell'individualismo piŁ sfrenato. Io mi godo tutto a qualsiasi costo. In cambio vi diverto con il miglior solletico ipocrita ruffiano. Pubblicitł, propaganda e menzogna sono state la sua logica prediletta. CioĆ una veritł a suo esclusivo vantaggio. E ora che il fondatore di tanto scempio se n'Ć andato dovremmo anche conferirgli in ginocchio il lutto di Stato?

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Abbiamo avuto Mussolini. Abbiamo avuto Andreotti. Abbiamo avuto Craxi. Abbiamo avuto Berlusconi. Abbiamo avuto Salvini, e ora Almirante e la Garbatella ci hanno regalato Giorgia Meloni. E poi dice che questo Paese non Ć capace di produrre leader democratici sopraffini. Ah gił, perś i migliori come Piersanti Matterella, Pio La Torre e Aldo Moro, sono stati puntualmente ammazzati. Il lutto che ho in serbo lo mantengo per loro.

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E niente. Brefaro Ć tra i borghi di Maratea quello meno noto e frequentato. E' su in alto, lontano dal mare, in mezzo a orti e vigneti su colline un po' scomode. Insomma, non ha i requisiti necessari per l'immediato successo del turismo di massa. Eppure a Brefaro c'Ć una localitł, la Tana dei ghiri, con strutture di buona ospitalitł, piŁ orto e frutteto, frequentata grazie a Francesco Salvia, il gestore, da gruppi di persone che vengono da tutto il mondo perchÄ interessate e sensibili alle pratiche sociali di buon rapporto instaurate con la natura, il cibo, i prodotti del territorio. Chi frequenta la Tana dei ghiri di Brefaro lo fa perchÄ apprezza lo stile di vita, le relazioni. lo scambio aperto e solidale di esperienze. Come dovrebbe essere spontaneo e naturale dovunque, in allegria e pace. E come invece Ć praticato oramai in pochi luoghi e sempre meno. Ebbene, la Tana dei ghiri di Brefaro, in quel di Maratea, Ć uno di questi. Andateci, andateci.

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Ci tengo a ringraziare Valerio Mignone per il realistico e simpatico resoconto della sua condizione di ultraottantenne. Avendola superata anch'io lo scorso 19 aprile, mi sono facilmente e volentieri sintonizzato con il suo racconto.  Noi ottantenni, sempre piŁ numerosi, cosô dicono le statistiche, siamo esperti e testimoni di una particolare fase di vita. Quella che contiene e integra da una parte una maggiore conoscenza, esperienza, ed auspicabile e possibile saggezza, dall'altra un venire progressivamente meno di forze ed energie che via via riduce la funzionalitł del corpo in tutte le sue parti e organi. Ci si trova cioĆ ad avere insieme a che fare con una migliore capacitł di lettura e comprensione delle cose del mondo e della vita, dall'altra con un corpo che regge sempre meno gli stimoli e le sollecitazioni che ne derivano. Insomma, il desiderio di godimento del benessere Ć sempre sveglio e vivo, e addirittura piŁ esigente e raffinato, ma le energie necessarie per assaporarlo al meglio ogni giorno diminuiscono.  Nessuna etł della vita Ć dotata di un facilmente accessibile equilibrio, ma lasciatemi da ottantenne dire che l'etł mia, di Valerio e dei nostri coetanei lo Ć ancora meno. Ma anche per noi vale ovviamente il proverbio che chi si adegua e accontenta gode. Fino a che il tempo disponibile lo consente.

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Bisogna essere grati per l'attivitł di intellettuale, uomo di cultura, artista e regista di cinema che ci regala Marco Bellocchio. Ho appena visto Rapito, il suo ultimo film che mi ha fatto volare le emozioni in alto. Racconta e mette in scena una storia realmente accaduta, che si presta benissimo a mostrare cosa Ć e come funziona l'umano alle prese con il potere strumentale delle fedi religiose esercitate al massimo del loro contenzioso predatorio. Attori magnifici, scene coinvolgenti: quella che mi ha colpito di piŁ, e che mi Ć sembrata la piŁ poeticamente geniale, Ć quella in cui un bambino di sei anni si arrampica sulla statua di un Cristo crocefisso, gli toglie i chiodi da piedi, petto e mani, e come risultato il Cristo risuscita, scende dalla Croce su cui stava appeso, si toglie la corona di spine dalla testa, e se ne esce dalla chiesa camminando libero e nudo. Quella scena per me dice perfettamente tutto. Grazie a Bellocchio per avere liberato dal potere del clero dogmatico, in virtŁ del gesto d'amore di un bambino, quel povero Cristo sequestrato.

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Penso di avere capito perchÄ i morti sul lavoro sono cosô tanti al punto che ne muoiono ogni giorno. Deve essere che chi si vuole suicidare senza farlo sapere ha deciso che il modo piŁ nascosto Ć quello di morire facendo finta che si tratti di un incidente sul lavoro.

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Sono un ficcanaso nato, non mi sfugge niente, mi interesso di tutto. Guai se su quello che vedo, leggo, ascolto, non faccio il mio commento. A volte piaccio, a volte disturbo e dś fastidio. A volte stimolo, a volte suono presuntuoso. Scusate, ma se non dico quel che penso, perchÄ campo? Dite che mi vanto? Prendere o lasciare: intonato o stonato, Ć il mio canto.

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Troppo cemento, troppe auto, troppo inquinamento. E' il risultato di uno sviluppo capitalistico contro ogni limite naturale e fisico che porta al regresso e allo sconquasso. La natura Ć ferita e divorata, e volete che non reagisca arrabbiata? Ah gił, c'Ć un rimedio a portata di mano: basta salire al secondo piano.

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Caro Luca Luongo, ammiro la tua cultura e apprezzo il tuo lavoro di appassionata indagine storica. E ti sono grato perchÄ leggendoti ogni volta qualcosa di nuovo e interessante apprendo.  Io non sono credente, ma neppure ateo. Sono aperto, cerco di ragionare il piŁ possibile curioso e attento. E i valori della spiritualitł rispetto. Ma sento il bisogno di comprenderne ragione e origine, gli effetti sociali, e il loro eventuale strumentale uso.  Ho bisogno di capire perchÄ dovrei inginocchiarmi davanti a un altro essere umano, quali sono i suoi meriti, su quale impegno concreto sono fondati. Io sono nato e cresciuto in un territorio veneto vicentino, cattolico e democristiano. Da noi, come a Maratea c'Ć San Biagio, c'Ć la Madonna di Monte Berico. Quando ero ragazzino in seminario mi portavano in processione a renderle omaggio religioso. Oggi, quando ci torno, apprezzo la bellezza naturale del paesaggio. La preghiera e la venerazione in ginocchio l'ho lasciata a quando ero ragazzino.   Ma capisco e non disprezzo chi ne sente irresistibile e irrinunciabile il bisogno.  PurchÄ non si avvalga dei simboli e del linguaggio della sua fede per impormi qualche obbligo.  Accetto la religiositł come scelta convinta, non come limite e chiusura per l'altrui libertł. Penso che, se con (San) Biagio ci fossimo incontrati e conosciuti, probabilmente saremmo diventati amici.

Un saluto dal tuo ammiratore  Gian Carlo

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Non sono nato e cresciuto a Maratea, perś l'ho conosciuta perchÄ per anni ci sono vissuto, e me ne sono innamorato al punto da averne ispirazione per scriverci diversi libri. Maratea Ć stata ed Ć un bellissimo territorio ospitale e condiviso. Ma confesso di non avere nessun interesse o curiositł per le spoglie di qualcuno che arriva da lontano, e vi approda non perchÄ lo ha scelto, ma perchÄ l'imbarcazione che lo trasportava Ć arrivata sulle sue coste grazie a un naufragio. E capisco poco, ma sicuramente si tratta di un limite mio, perchÄ una comunitł significativa e ricca di suo senta il bisogno di eleggere le spoglie mortali di quel naufrago in quelle di San Biagio, cui dedicare un culto religioso totale e assoluto. La storia da indagare non Ć quella del da dove viene e cosa ha prima fatto, ma il perchÄ un popolo senta della sua presunta santitł un cosô irrinunciabile bisogno.

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Sul territorio del Comune di Roma circolano mille auto ogni mille abitanti. Una a testa per non fare torto a nessuno. Nelle altre Capitali europee tre o quattrocento auto ogni mille abitanti, meno della metł. E in piŁ continuiamo a costruire palazzi e centri commerciali avendo il 15% delle abitazioni chiuse e vuote. Finisce che se non torniamo a muoverci per le strade a piedi, in bici e con i mezzi pubblici, moriremo sempre piŁ avvelenati. A partire dai bambini.

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Quando una grande, bella, complessa e complicata cittł storica come Napoli ha bisogno di un pretesto come il calcio per esprimersi, esplodendo in una gigantesca baraonda collettiva, vuol dire che quella cittł non vede riconosciute e realizzate le risorse straordinarie della sua identitł. E' cioĆ una cittł pesantemente, drammaticamente insoddisfatta. Tutto qui? Tutto qua.

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Alcune delle buone ragioni per le quali a mio parere vale la pena di vedere Scordato, film di cui Rocco Papaleo Ć produttore, regista e principale interprete. Innanzitutto perchÄ Ć ambientato in Basilicata, con favolosi scorci panoramici sulle coste del Golfo di Policastro e di Maratea. Per me, che vi ho vissuto cinque anni, Ć stata una immersione emozionante. Poi perchÄ Rocco Papaleo, nato e cresciuto a Lauria, nel film ha messo in scena il bilancio della sua vita, bilancio famigliare e sociale, politico e culturale, poetico e filosofico. Penso di poter dire che Scordato, il titolo del film, significhi insieme stonato e dimenticato. E che questa resa dei conti cinematografica non riguarda solo la vita del regista, ma anche la storia e lo stato attuale del Sud e in particolare della Basilicata. Poi il film Ć il risultato di una operazione cinematografica raffinata e efficacissima. Rocco Papaleo racconta se stesso mettendo in scena insieme il bambino e il giovane che Ć stato, la sorella finita negli anni Settanta in carcere perchÄ comunista e brigatista, il padre e la madre nei loro eterni contrasti e conflitti. Insomma, la storia della sua famiglia insieme a quella sociale connessa piŁ ampia. Non importa che sia tutto biograficamente vero: direi che il risultato del racconto Ć stimolante e perfetto. A seguire la proiezione la sala era piena di lucani che vivono a Roma. Grazie a Rocco Papaleo e al suo ottimo film, alla fine li ho visti uscire dalla sala con le lacrime agli occhi.

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Festa di compleanno con Cecilia, nostro figlio e la sua fidanzata, mio fratello e la sua compagna. Mangiato e bevuto bene, conversato amabilmente di tutto quello che ci interessava: racconti, memorie, esperienze, critiche, bilanci e speranze. Tutti in terrazza intorno al tavolo sotto un bel cielo di primavera. E alla fine il classico dolce con le candeline, il brindisi con lo champagne. E le foto a immortalare. Questa dovrebbe essere la vita: ognuno contribuendo insieme al reciproco benessere. Invece il tempo passa, e bene che vada ti lascia un buon sapore in bocca, e poi mai piŁ ritorna.

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Oggi di di anni ne ho compiti ottanta. Ho preso troppo, ho dato abbastanza? Lascerś qualche durevole impronta, qualche benefica traccia? Sarś riuscito a trasmettere qualcosa di utile, una piacevole carezza? Avrś colmato beneficamente un'assenza, lenito il dolore di una ferita? E' ancora tutto da capire, stabilire, giudicare. Intanto io ringrazio tutti quelli e quelle che mi hanno sopportato, e, se offesi, perdonato.

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Arrivati nel 1979 ad Acquafredda, io e Cecilia abbiamo abitato nel tempo in diverse case tutte belle. Una di queste, allora di proprietł di Mango, era collocata accanto alla splendida Villa fatta costruire in una posizione panoramica sul mare da Francesco Saverio Nitti. Lô conobbi Giovanni, Rosaria e la madre Italia che erano stati per decenni della Villa custodi e cuochi della famiglia Nitti. E mi hanno raccontato di quella famiglia storie ed episodi, coinvolgendomi cosô tanto che decisi di leggere le opere del grande storico, politico e statista lucano studiandole a fondo. E di raccontarne la storia immaginandolo ottantenne vivo, e andando a trovarlo per intervistarlo. Il libro che ne ricavai venne presentato all'Istituto di Studi Filosofici di Napoli. Sullo slancio, avendo ascoltato con grande partecipazione e coinvolgimento i racconti dei paesani che l' avevano conosciuto sulla giovane e intensa vita di Gian Paolo Nitti, nipote di Francesco Saverio, morto a 37 anni in un terribile incidente d'auto sulla Statale 18, ne ricavai una biografia che intitolai Colui che non Ć diventato, aiutato nell'opera da alcuni dei suoi parenti e da Ernesto Galli della Loggia, che di Gian Paolo era stato grande amico nonchÄ allievo all'Universitł di Roma. E ditemi voi, pur essendo io un veneto capitato ad Acquafredda di Maratea perchÄ sposato a una lucana, se potevo essere piŁ e meglio coinvolto in storie locali importanti dalle quali ho anche ricavato libri.

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A 35 anni, l'etł che ora ha mio figlio, vivevo a Palermo. Era il 1978, e collaboravo nella gestione di una libreria che mi compensava con i soldi necessari al pasto serale. Abitavo in due stanze al quarto piano di una palazzina della Vucciria, con le finestre a perpendicolo su una trattoria dipinta in un suo quadro da Renato Guttuso. La notte ospitavo Antonello e la sua fidanzata, che non avevano altro rifugio. Poi l'anno dopo la Feltrinelli mi ha pubblicato un libro, che in pochi mesi ha venduto ventimila copie. E da librario precario sono diventato all'improvviso scrittore di successo. Poi, grazie a Cecilia, mi sono trasferito in Basilicata a Maratea. E lô, di quei luoghi e le loro storie mi sono cosô innamorato da scriverci cinque libri. Quando gli incontri con le meraviglie non mancano, e non manca la voglia di viverle, le cose possono cambiare in meglio.

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Un amico musicista mi ha chiesto il testo per una sua canzone. E io questo testo gli ho proposto. E' rimasto non poco perplesso. Mi ha detto che non ha mai musicato un mini trattato filosofico esistenziale. E io che pensavo di essere stato originale...

Sono solo un essere umano.

Ma lo sono a volte cosô tanto, e a volte cosô poco,

che manco io del tutto ci credo.

Mi guardo intorno, e mi vedo presente dappertutto:

nel piŁ dolce ragazzino e nel peggiore farabutto.

Sono sempre in movimento, prego e bestemmio,

non mi fermo mai un momento.

Dico sempre quello che penso e non mento.

Tutti mi conoscono e mi salutano.

L'unico a non sapere realmente chi sono

sono probabilmente soltanto io.

Per riuscirci mi sa che non basterł

la vita che sto vivendo.

Forse ci riuscirś quando capirś

che sono anch'io alla ricerca di un Dio.

Rassegnandomi al fatto di non esserlo io.

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Ho sempre pensato che ogni territorio particolarmente bello ha un suo particolare dettaglio che lo riassume al meglio. Confesso che applicare a Maratea questo criterio di giudizio mi mette non poco in imbarazzo. Forse lo splendido panorama che si gode dalla cima su cui sorge la statua del Cristo? Oppure la bomboniera elegante e bene articolata del Porto? O il reticolo di vicoli ospitali del centro storico? O, ancora, le colline rigogliose in alto di Massa e Brefaro? Oppure le coste lunghe trenta chilometri ricche di borghi, grotte e spiagge? O la Statale 18 che a ogni curva apre lo sguardo sbalordito a un panorama diverso e nuovo? O, infine, ad Acquafredda che appoggia le spalle alla montagna e apre le cosce al mare, con al suo centro Villa Nitti che appare come suo invitante clitoride? Come avrete capito, scegliere il frammento piŁ bello della bellissima Maratea non Ć un affare da poco. Nel dubbio io di Maratea scelgo l'insieme e l'intero.

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Ho deciso: per me il fiore piŁ bello Ć il glicine. Scegliere quello che piace di piŁ tra una infinitł di fiori tutti bellissimi non Ć facile. Ma il glicine che si arrampica con le sue cascate di grappoli azzurri sempre piŁ in alto, su alberi e pareti, leggero e gentile ma indomabile e irriducibile, merita il pieno consenso. Insomma, non si fosse capito, dovessi rinascere sotto forma di fiore, mi dispiace per tutti gli altri ma sceglierei il glicine.

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Sono innamorato perso della bellezza in ogni sua manifestazione e forma: dal verde delle foglie degli alberi allo scorrere dell'acqua di un fiume e nel mare, dall'esprimersi potente del pensiero alla melodia e ai ritmi della musica, dalla forma elegante della scultura, della pittura e della danza al conforto della lettura e della scrittura. Ma quando il mio sguardo si posa sulla bellezza perfetta di un viso, sul fiorire del suo sorriso, provo una sorta di mancamento emotivo. Come se fossi arrivato alla manifestazione della bellezza assoluta, alla comparsa di un frammento del divino. Quello che compensa tutto l'orrore in circolazione dell'illegalitł e del crimine osceno.

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Via del Pigneto Ć oggi organizzata per l'intrattenimento e il divertimento di ogni tipo. Musica, schermi televisivi per le partite di calcio, ogni genere di bevande e cibo, tavoli e sedie all'aperto all'infinito, cameriere giovani e belle che sorridono, spacciatori che ti vendono tutto quello di cui hai bisogno. L'apoteosi di un gradevole e onnipotente mercato invasivo. Al Pigneto e San Lorenzo, come in molti altri quartieri storici romani, ha evidentemente vinto, o sta largamente vincendo, lo sfruttamento delle bellezze storiche, del verde, delle piazze e delle strade, degli spazi pubblici a favore del profitto privato. Non al servizio dei residenti, ma del flusso turistico con l'aviditł del suo mordi e fuggi. E' la logica del mercato e del cliente che va accontentato perchÄ ha il denaro. San Lorenzo e il Pigneto non sono piŁ, o sempre meno, il risultato di secoli di storia sociale, artistica e culturale: sono diventati piattaforme a vantaggio del conto bancario di qualcuno. Insomma, San Lorenzo e il Pigneto sono oggi assimilabili alla logica di prestazione delle prostitute. Non soddisfano piŁ i bisogni abituali e normali dei residenti, ma puntano a spremere i soldi ai turisti clienti. Che arrivano da tutto il mondo e pagano per godersi una vacanza di pochi giorni, ore o minuti. I quartieri storici romani non valgono piŁ per il loro valore d'uso prolungato a vantaggio dei residenti, ma per quello di uno scambio immediato e fruttuoso con i clienti. E lo chiamarono processo di gentrificazione e svuotamento, e impero dei bed and breakfast con la loro moltiplicazione all'infinito.

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Di mio padre ricordo quando lo accompagnavo nella vecchia Balilla a raggiungere qualche casa sperduta nelle campagne di Lovara dove lo avevano chiamato a prestare soccorso medico. E mentre lui visitava e curava, io mi arrampicavo su un albero da frutta di cui facevo scorpacciata. E quando ce ne andavamo portavamo una gallina o un coniglio con cui quella famiglia aveva compensato mio padre per la visita. Poi mi ricordo quando lui stava seduto a gambe accavallate accanto alla radio da cui usciva qualche brano di musica lirica. Io mi sedevo su un suo piede, e lui cantando mi dondolava in sintonia con la musica. Poi la domenica andavamo in auto a Valdagno ad assistere a una partita di calcio del Marzotto. E lô mi comperava un magnifico gelato.

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Il come sta girando malamente il mondo in questi ultimi tempi - dal Covid alla guerra, dalle crisi climatiche e ambientali agli sbarchi dei migranti con un crescente numero di affogati, alla evidente incapacitł della politica ad affrontare e risolvere questi enormi problemi - si traduce inevitabilmente in perdita di fiducia ed energia positiva in tutti. Ci si sente sempre piŁ delusi, scoraggiati, depressi, impotenti. Si Ć sempre meno disposti a impegnarsi anche nel risolvere i propri concreti problemi e a dare una mano per risolvere quelli altrui. Ogni bomba che cade in Ucraina o dovunque sia, ogni migrante che affoga, ogni prezzo di beni necessari che vistosamente aumenta, toglie a tutti una quota di energia necessaria a rendere migliore la vita propria e collettiva.

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C'Ć chi Ć partito con la famiglia dal Bangladesh per l'Italia quando era ancora ragazzino. Poi gli Ć morto il padre, la madre si Ć gravemente ammalata, i tre fratellini piŁ piccoli sono stati adottati, e lui a quattordici anni Ć stato accolto in una struttura di pubblica assistenza. Ha frequentato la scuola fino a diciotto anni, organizzandosi in proprio una palestra perchÄ ci teneva troppo a crescere bene anche nel corpo. Ora Ć maggiorenne, si Ć fidanzato e vive con la ragazza che ama, ed Ć impegnato in un lavoro con regolare contratto. Poi, per non trascurare niente e nulla, dł regolarmente esami alla Facoltł di Economia cui si Ć iscritto. Non meriterebbe il premio Oscar per avere fatto il suo possibile meglio malgrado tutto? Non viene da dire che il ragazzo migrante piŁ svantaggiato puś diventare, se aiutato, un'ottima risorsa per se stesso e non solo?

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"Solo una cultura sociale e politica che comprenda l'accoglienza gratuita potrł avere futuro", scrive Papa Bergoglio nella sua enciclica Fratelli tutti. E prosegue "Spesso di parla dell'apporto che i migranti danno o possono dare alle societł che li accolgono. Questo Ć importante e vero. Ma il criterio fondamentale non sta nell'utilitł della persona, bensô nel valore in che essa rappresenta. L'altro merita di essere accolto non tanto per quello che ha, o che puś avere, o che puś dare, ma per quello che Ć. Il migrante va accolto, accompagnato, sistemato, integrato. Solo una cultura sociale e politica che comprenda l'accoglienza gratuita potrł produrre un futuro migliore per l'intera umanitł." Io non sono religioso, sono agnostico e laico. Anche se percepisco ogni essere vivente come sacro. Ma sono particolarmente soddisfatto e orgoglioso che oggi il Papa sia Francesco Bergoglio.

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Mentre la moglie di Biden atterra con il suo jet militare a Napoli per farsi consegnare dieci pizze ordinate pronte, e ripartire rapidamente in volo per gli USA, un centinaio di migranti dai Paesi disastrati del Medio Oriente naufraga sulle coste della Calabria e annegano insieme ai loro bambini. Cosô va il mondo oggi: mica tutti possono viaggiare allo stesso modo.

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Selinunte. L'antica Grecia a dominare con i suoi templi il mare africano della Sicilia. Acquafredda di Maratea e Scario. Il levar del sole e il tramonto che si godono l'uno di fronte all'altro lo splendore del Golfo di Policastro. Acciaroli. un pezzo della migliore Svizzera adagiata sul mare della Campania. Santa Maria di Castellabate. Qui non si muore. Le Cinque Terre liguri. Splendide colline che precipitano zigzagando lungo sentieri tortuosi fino all'abbraccio azzurro del mare. E chiedo scusa per tutte le altre meraviglie di luoghi sul mare e territori nostri che non ho citato. 

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PerchÄ amo Ennio Morricone? PerchÄ quando ad esempio mi capita di ascoltare la splendida colonna sonora da lui creata per il film Nuovo Cinema Paradiso, mi rivedo nel 1969 a Enna, dove avevo aperto e dirigevo il Centro Servizi Culturali dentro al quale si riuniva la miglior gioventŁ del capoluogo piŁ elevato della Sicilia. E poi, dopo avere discusso sul come fare la rivoluzione, la sera andavamo insieme al cinema. Che era esattamente quello dove Ć stato ambientato il film con la musica di Morricone. A volte il gioco e l'incrocio delle circostanze della vita concorrono a determinare la migliore bellezza.  

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Solo ora che ho ottant'anni capisco pienamente quanto sono stato felice quando ne avevo otto: perchÄ vivevo in un paesino di campagna di duecento abitanti provvisto di tutto. C'erano due latterie dove i contadini portavano il latte delle loro mucche che veniva trasformato in ottimi formaggi. E poi due negozi di generi alimentari, un macellaio e un fruttivendolo. E ancora tre bar e trattorie. E una scuola elementare dove insegnava mia madre, e una chiesa parrocchiale con un sagrato enorme dove noi ragazzini andavamo a giocare a guardie e ladri e a pallone. Io avevo decine di amici e amiche, di qualcuno o qualcuna dei quali ero innamorato cotto. E tutti insieme raggiungevamo il torrente in fondo alla valle per pescare qualche pesce, e a farci d'estate il bagno nelle piscine piŁ profonde. E si viveva quotidianamente tutti insieme, a contatto fisico e in relazione amicale, si partecipava collettivamente alle vendemmie e alle mietiture, ai matrimoni e ai funerali. Oggi il centro di quel paesino Ć deserto, non ci abita piŁ nessuno, se non sulle colline qualche contadino con orto, mucca e vigneto. Si sono tutti trasferiti in pianura intorno alle fabbriche. L'aria e l'acqua sono inquinate per i troppi veleni prodotti e scaricati. Di vivo Ć rimasto il piccolo cimitero, dove l'ultima volta che sono stato a Lovara, il mio paesino del vicentino, sono andato a vedere e a salutare le facce dei miei vecchi amici e amiche che ora vi riposano. Oggi dś una mano ai ragazzini migranti che arrivano a Roma e devono imparare l'italiano. Penso sia anche un mio modo per mantenermi in contatto con i miei amici ragazzini di allora.

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Amo l'arte, la bellezza, la musica in tutte le forme creative di cui sono capaci. Ma fosse dipeso da me avrei sostituito il festival di Sanremo e la sua settimana di serate televisive, con il confronto sul come trovare una soluzione di compromesso pacifico capace di superare la guerra tra Russia e Ucraina. Invitando a partecipare politici e chi Ć alta espressione delle istituzioni e della cultura. Penso che il festival sia stato invece usato come via di fuga, alibi e copertura demagogica, e che sia stato fatto ben poco per affrontare le questioni di ingiustizia, crisi, fame e guerra di cui siamo in balia. Mentre il Titanic affonda, la scena puś essere ossessivamente riempita da un popolo che canta?

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Poche righe in memoria dei tre fratelli piŁ grandi che se ne sono andati.

Ciao Guido, fratello primogenito. Eri tra i migliori del Liceo che hai frequentato. Sei approdato all'Accademia navale di Livorno e sei diventato comandante di una nave militare. Alla fine, non sposato e senza figli, ti sei fatto costruire una casa bellissima con la forma slanciata di una nave che solca le onde del mare. Avresti voluto che la abitassimo tutti noi fratelli di cui tu eri il maggiore. Ti abbiamo trovato una domenica mattina morto di infarto mentre accendevi da solo il fuoco del caminetto. Ma l'essere nato primogenito e avere comandato una nave militare quanto avrł influito?

Ciao Paolo, sei stato maestro di scuola elementare, e poi giornalista apprezzato. Amavi le feste, l'allegria in compagnia. Eri appassionato di opera lirica, me l'hai fatta conoscere all'Arena di Verona. Amavi bere in compagnia, senza obblighi, impegni ,responsabilitł. Hai terminato la tua vita passando le giornate dentro un bar. Amavi il divertimento e la gioia: non hai accettato la vecchiaia.

Ciao Ernesto. eri un coerente e rigoroso ambientalista. Giravi in bicicletta, bevevi l'acqua dal rubinetto di casa per non comprarla nelle bottiglie di plastica. Ma l'acqua naturale, grazie alle industrie chimiche dei Marzotto, era avvelenata dal Pfas. A causa dell'aviditł criminale dell'industria capitalistica, tu, coerente ambientalista, sei morto di tumore alla vescica. Vi ricordo tutti e tre vivi e vitali. Non siete stati fortunati: forse non avete trovato le giuste ali.

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La mano che dś a Nabil, ventenne bangladino che Ć arrivato tre mesi fa a Roma e lavora come cameriere al Pigneto, funziona cosô. Seduti dentro il locale un'ora prima dell'apertura, io gli indico tutti gli oggetti che lo arredano e riempiono, e che hanno a che fare con il suo lavoro, Nabil me li dice nella sua lingua, io in italiano. E via via glieli faccio scrivere sulle pagine di un quadernetto. Alla fine lui me li indica tutti nominandoli in italiano, e io cerco di ricordare il loro nome in bangladino. Cosô l'ora di apprendimento linguistico avviene in un clima di scambio paritario. Per indicare insieme le stesse cose con il loro suono diverso, siamo tutti e due apprendisti e maestri allo stesso tempo. Facendo insieme il percorso di apprendimento linguistico ci conosciamo meglio l'uno e l'altro.

Alla fine Nabil mi ringrazia preparandomi una magnifica cioccolata calda, festeggiando cosô il nostro impegno. Non ci sono di mezzo ordini, voti o soldi. Ci diamo vicendevolmente una mano, che Ć anche il modo migliore per diventare amici.

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Bella l'iniziativa dell'associazione Scuola e Vita di Acquafredda che ha organizzato una partecipazione corale per una festa di carnevale in maschera piŁ ricca perchÄ frutto di un contributo inventivo collettivo. E' esattamente ciś che la festa stessa del carnevale reclama. E l'edificio della ex scuola elementare a questo positivamente si presta. Ma la piŁ bella festa di carnevale che io ricordo ad Acquafredda Ć stata quella tenuta negli Anni Novanta all'interno di Villa Nitti appena restaurata, ma ancora vuota. La festa, sempre organizzata da Scuola e Vita, si svolse dentro le grandi sale della Villa con balli, musica, bambini mascherati in allegria collettiva. Fosse per me, l'associazione Scuola e Vita, che raccoglie il meglio della popolazione di Acquafredda, dovrebbe potersi insediare dentro la Villa: per farne un luogo di incontro e confronto, un centro studi formato da biblioteca, teatro, cinema. E pure per ospitare le danze e le feste come queste del carnevale. Potessero esprimersi, penso che anche Francesco Saverio Nitti e il nipote Gian Paolo ne sarebbero felici. Una Villa storica sul ciglio del mare, cosô splendida e non goduta, Ć una oscenitł che grida vendetta. 

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Nonna Anna Ć stata la persona a me vicina che io considero tra le migliori incontrate nella mia vita. Sempre attiva, sorridente, positiva, impegnata a curare salute e benessere di chi le stava accanto. E siccome mio padre e mia madre lavoravano all'esterno, di noi suoi famigliari, della casa e della cucina si occupava principalmente e abitualmente lei. E noi suoi nipoti eravamo sei, nati via via nell'arco di dodici anni. Nonna Anna era originaria di Foggia, e aveva sposato un vicentino di Altavilla. Morto il marito a causa della peste esplosa un secolo fa, e che aveva fatto piŁ morti della guerra, aveva ereditato un palazzetto collocato su una collina, circondato da due ettari di giardino, orto e vigna, e con vista sulla pianura che conduce a Vicenza. Lô ho trascorso le piŁ belle vacanze della mia vita. Giochi in compagnia, feste e scorpacciate, teatro, canti e danze, i primi amori, la bicicletta e poi la Vespa. E nonna Anna sempre disponibile e attiva, sorridente e positiva. Se n'Ć andata a novant'anni che ancora si occupava di noi e della casa. E' stata la persona piŁ affettuosa e generosa, la socialista e comunista non ideologica e dogmatica, ma concreta e fattiva che abbia conosciuto nella mia vita. Ciao e grazie nonna Anna.

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Vi prego, accogliete il mio invito. Quando la vita se ne sarł andata dal mio corpo, non voglio che diventi pasto dei vermi interrato. Voglio che sia cremato, e le sue ceneri sparse nel vento dalla roccia sopra i Garottoli di Acquafredda, quella dove venne ucciso, dagli sgherri del prete borbonico don Peluso, Costabile Carducci, eroe del Risorgimento. Lo so, forse chiedo troppo. Ma l'idea che grazie al vento le mie ceneri si spargano sul mare del Golfo di Policastro, mi piace tanto. 

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Qualche tempo fa sono andato una sera a mangiare alla pizzeria con vista su Villa Nitti al girone sopra la ferrovia di Acquafredda. Ero solo, ma non mi sono sentito affatto solo. Avevo intorno a me, nella memoria emozionata, visi e voci dei ragazzini e ragazzine lucani provenienti da tutti i Paesi d'Europa, che io assistevo, ospiti in vacanza a metł degli anni Ottanta al Collegio Scuola di Fiumicello. Bella pizzeria con vista sul mare e Villa Nitti, bambini e adolescenti pieni di energia e allegria. E' stata una delle piŁ belle stagioni della mia vita.

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Ho trovato curioso e un paradossale l'essere intervistato ieri in RAI, Radio 3, a Fahrenheit, su un libro in cui racconto dieci anni di incontri quotidiani diretti con decine di minori stranieri non accompagnati. E l'intervista in RAI avviene da solo in una sala attraverso microfono e cuffia. Il che, almeno all'inizio, mi ha fatto pensare a un invito a nuotare in una vasca senza acqua. Per fortuna ho capito subito dalle domande pertinenti e stimolanti che chi mi intervistava non in presenza fisica diretta aveva letto il libro molto attentamente. E l'intervista Ć proseguita in modo che ritengo interessante. E ora puś essere ascoltata su RAI Radio 3

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 I miei libri in ordine temporale.

I nuovi termini della Questione Meridionale. Come aprirsi, insieme alla migliore gioventŁ agrigentina, all'incontro e confronto tra diversi per ricavarne ricchezza comune.

Mia cara. Da un marito compagno. Come imparare a vivere al meglio il rapporto maschio/femmina, uomo/donna.

Verso un mondo globale. Come aprirsi al mondo incrementando il benessere collettivo e comune.

L'impresa etica e le sue sfide. Come rispettare e favorire nell'eguaglianza le norme comuni e i diritti di tutti.

Compagno di viaggio. Come impegnarsi e rigenerarsi nell'esperienza di paternitł.

Quando. Come ho scoperto che il Liceo Tasso, il piŁ celebrato di Roma, fondava fama e prestigio sul vanto del piŁ elevato numero di bocciature. CioĆ sul selezionare e respingere, non sul promuovere facendo crescere.

Shock Brasil. Come scoprire e godere la bellezza naturale e umana al meglio nel suo multiforme miscuglio.

Maratea e la famiglia Nitti. Come scoprire le radici storiche importanti e le bellezze naturali uniche di Maratea e della Basilicata abitualmente considerate minori e marginali.

Lettere dal Sud. Come raccontare il proprio progressivo innamoramento, dovuto specialmente al Sindaco Angelo Vassallo, per le tante bellezze delle cittł e del territorio del Meridione italiano.

Io non ci sto. Come raccontare in presa diretta e cronaca quotidiana l'elezione a Sindaco di Ignazio Marino, la guerra che gli Ć stata mossa perchÄ non obbediente ai poteri malavitosi, fino alla sua cacciata dal Campidoglio con le dimissioni davanti a un notaio dei consiglieri del suo stesso Partito.

Diario militante. Come sperimentare nel collettivo quotidiano l'importanza della politica organizzata dalla parte giusta.

La scrittura che salva. Come immergersi e navigare nel magma scolastico adolescenziale alle prese con la forza della parola orale e scritta finalizzata alla conoscenza.

Io sono la Villa. Come innamorarsi di Villa Blanc, del suo stile liberty eclettico unico, del suo splendido parco, raccontandone i cento anni di storia.

Minori stranieri non accompagnati. Come accogliere e seguire per anni decine di bambini e adolescenti lasciati praticamente soli. Scoprendo che poi non si Ć cosô diversi, e caso mai che hanno loro le energie miglior

Minori stranieri non accompagnati non Ć il mio primo libro ad essere presentato in RAI. E' gił successo con un altro dei miei. Era il 1979, il libro si intitolava Mia cara. Da un marito compagno, pubblicato da Feltrinelli, e da me firmato, con il cognome di mia madre, Carlo Monico. Era il racconto diretto e schietto del mio impatto problematico e duro con il femminismo allora emergente e aggressivo. Vivevo a Palermo, lavoravo in una libreria. Fu una esperienza che contribuô non poco a educarmi alla paritł nel rapporto tra i sessi.

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L'anno nuovo per me Ć cominciato bene. Stamattina squilla il cellulare, a chiamarmi Ć GiosuĆ Calaciura, autore dei libri che io considero tra i piŁ belli pubblicati negli ultimi anni. Malacarne, Borgo Vecchio, Io sono GesŁ, La Notte. E mi annuncia di avere letto il mio ultimo Minori stranieri non accompagnati, e di presentarlo il 12 gennaio a Fahrenheit, la trasmissione Radio 3 che la Rai dedica ai libri. Quando si puś dire che l'anno nuovo per me Ć cominciato bene..

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Oltre ai due figli naturali, di cui vado orgoglioso e fiero, penso di poter dire che lungo l'intera mia vita ho avuto piŁ di una cinquantina di figli adottivi. Facendo politica appassionatamente attiva, l'educatore di ruolo o volontario in strutture scolastiche e rieducative varie, grazie al laboratorio di scrittura con ragazzi della scuola media. Maschi e femmine, italiani e di quasi tutti i Paesi del mondo, a partire dai pochi anni in . E' stata una grande festa di affetti ed emozioni, di incontri, scoperte, conoscenza. Ho ricevuto molto, non poco credo di avere dato anch'io. Compreso qualche malinteso, contrasto, incidente, conflitto. Il che fa parte della vita quando si Ć disponibili e ci si mette in gioco. Ora ho la mente e il cuore affollati di facce, nomi, confidenze, lacrime e sorrisi. E' il modo migliore di viversi la vecchiaia, in compagnia dei tanti affetti vissuti, libri letti e scritti.

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