LÕuomo delle stazioni
Percorrendo la strada che,
scendendo dal centro alla stazione ferroviaria, si lascia
alle spalle le case a grappolo protette dallÕantico campanile della Chiesa
Madre, si raggiunge una piazzola che, quasi a sorpresa, affaccia su un panorama
incantevole: un azzurro intenso di mare corteggia la costiera frastagliata, il
cielo � sempre una sinfonia di colori. Procedendo poco oltre, si arriva a una
curva familiarmente detta ÒtornichettoÓ, un piccolo spiazzo erboso con una
panchina sovrastata da un alto albero.
Quasi ogni giorno, appena la
temperatura si faceva pi� mite, sedeva su quella panchina un uomo dai capelli
grigi, ora assorto nella lettura del quotidiano, pi� spesso intento a sottolineare, annotare, comporre con una stilografica sempre
in movimento linee e frasi sulla cornice bianca delle pagine di un libro
aperto. Sempre cos“, ogni giorno con un fascio di giornali o qualche libro
accanto. In paese era un poÕ unÕeccezione, perchŽ a quei tempi solo poche
persone frequentavano lÕedicola-libreria. Quando lÕinverno si faceva
particolarmente rigido, lÕuomo scendeva fino alla stazione e rimaneva ore a
leggere vicino alle stufe, interrompendo la lettura solo allÕarrivo o alla
partenza di un treno.
Pomeriggi freddi e brevi
di
inverni colmi di giornali,
di
libri annotati a ridosso di stufe di stazioni
da
dove partivi verso lidi liberi.
Si, mio padre era lÕuomo delle stazioni. Erano
quelle, le ore di maggiore quiete della sua tormentata esistenza. Teorico
dellÕinternazionalismo proletario, anche nei cortei di contestazioni giovanili
restava fedele alla sua coccarda rossa annodata al collo. Spesso, infatti,
partiva per Napoli, dove si era laureato nel lontano 1925. Amava quella cittˆ,
anche perchŽ cÕera la libreria Guida dove trascorreva molte ore a discutere, a
partecipare a seminari oltre che a comprare libri. Mio cugino Sergio, che a
Napoli, negli anni Sessanta, frequentava la facoltˆ di Medicina, mi raccontava
che spesso lo vedeva in prima fila, con la sua coccarda rossa, nei cortei di
contestazione; poi, col passare degli anni, non apriva pi� i cortei ma, pur
faticando a camminare, li chiudeva: costasse anche sforzo, non rinunciava alle
dimostrazioni importanti.
Pronto a difendere deboli,
oppressi, emarginati, a gridare ad alta voce i diritti sacrosanti dellÕuomo
contro ogni ingiustizia sociale, contro ogni conformismo, non si limitava
soltanto a questa partecipazione attiva e ideologicamente impegnata: leggeva
per intere giornate, e di tutto, saggi storici, letteratura russa, francese,
tedesca, greca, latina, oltre naturalmente allÕitaliana. I volumi, si direbbe,
non facevano in tempo ad arrivare nelle librerie che subito venivano
acquistati, letti, annotati, commentati. Per dirla con le sue parole, nei rari
momenti di umorismo arrivava a vantarsene scherzosamente: Çne
ho mazzicato di carta stampata, io!È.
A volte lo si
vedeva passeggiare con i giovani del paese: li prendeva sottobraccio, li
indottrinava, ne stimolava gli aurorali interessi libertari e ripeteva, dopo
ogni affermazione: Çho reso lÕidea? mi sono spiegato
bene?È. In paese, ma forsÕanche
nel circondario lucano, era lÕunico privato a possedere una ricchissima
biblioteca personale, che comprendeva autori dÕogni orientamento politico o
confessionale; testi fondamentali di teatro, musica, astronomia, grandi romanzi
e volumi di narrativa contemporanea.
Ottenuta la laurea in Scienze
Economiche e Commerciali, si era adattato ad
esercitare lÕattivitˆ di segretario comunale, continuando per˜ a coltivare la
passione per gli studi umanistici. Mai segretario comunale fu pi� scomodo ai
sindaci, soprattutto per il suo carattere irriducibile e per il suo rifiuto ad ogni compromesso; ma era apprezzatissimo nellÕambiente di
lavoro per la sua dedizione e per le sue capacitˆ: non abbozzava mai
preventivamente una delibera, ne dettava infatti direttamente il testo al
collaboratore di turno, camminando avanti e indietro per la stanza, fermandosi
a conclusione di ogni periodo.
Ben presto,
per˜, il disagio per le mansioni di routine e per un impiego che avvertiva
inadeguato alla preparazione tecnica e culturale acquisite con letture ed
esperienze, degener˜ in vera e propria nevrosi: mal sopportando (ma rispettando
rigorosamente) i vincoli imposti dallÕincarico, arrivarono a pesargli anche gli
obblighi di marito e di padre: in famiglia erano fuochi e tuoni giornalieri e
talvolta i suoi comportamenti rasentavano una pesante durezza. Soltanto lÕamore e il raro spirito di
dedizione di nostra madre gli fecero superare la fase pi� critica della crisi.
Si sentiva limitato nel desiderio di libertˆ, e la libertˆ di pensiero si
faceva desiderio di fuga, voglia di infinito, di
libertˆ, di stazioni.
Sei
lungo i binari del mondo
padre
mio
sei
sotto le chiome assordate da uccelli infiniti
sei
accanto ai rifugi
dei
poveri
col
cuore
in
tormentati
ritorni.
Nel corso di una vita
contrassegnata, come ho detto, da un grande amore per la cultura, nostro padre
aveva capitalizzato un vero patrimonio librario che noi due figlie abbiamo donato al Centro Culturale del paese, pensando, con questo
gesto, di interpretare pienamente la sua volontˆ. Molti di questi libri risultano contrassegnati, sui margini di non poche pagine,
da pesanti sottolineature, o da riquadrature che evidenziano parole o frasi
dellÕautore, accompagnate non di rado da commenti personali, che attestano
lÕapplicazione di un metodo di lettura particolarmente partecipativo, quasi da
dialogo diretto fra autore e lettore, mai fra lÕaltro inquinato da
preoccupazioni moralistiche e/o predicatorie, talvolta addirittura punteggiato
di pi� colorite esclamazioni dÕinsofferenza o di totale apprezzamento.
Tempi, temperie culturale, studi che, pur se in misura diversa,
educavano anche nei paesi minori ragazzi e meno giovani alla lettura, oggi sono
molto cambiati, purtroppo, forse perchŽ la vita esige altri ritmi e altri
interessi che mortificano il giusto approccio alla lettura, che troppo spesso
rimane fugace e superficiale. CÕ� da sperare, per il
loro bene, che soprattutto i giovani possano riscoprire il modo di lettura che
era proprio di nostro padre e di tantissimi altri delle due o tre generazioni passate,
per godere del
piacere della conoscenza che ogni testo possiede e
vuol trasmettere e che, per giovare, va c˜lto nella sua pienezza.
Nostro padre usava la penna stilografica col pennino largo per segnare pesantemente un gruppo di pagine o un determinato settore del testo, isolando con violenza di tratto singole parole, frasi, parti del discorso, quasi come il chirurgo usa il bisturi per arrivare alla veritˆ della diagnosi. Ogni parola incasellata compone una cadenza ritmica come in una recita teatrale. Evidenziando con tratti decisi frasi o intere pagine, � come se si appropriasse di ogni concetto dell'autore per condividerlo o a volte per disapprovarne l'enunciato .
Apro a caso un libro che ho tenuto nella biblioteca di casa, I fratelli Karamˆzov di Dostoevski j : faccio quasi fatica a leggerne il contenuto, tante sono le annotazioni e le sottolineature ; per dare un'idea del tono delle osservazioni personali, ne trascrivo qui un frammento esemplare, tratto da pagina 420 del primo volume dell'opera , lˆ dove l'autore parla della partenza di Ivan Fiodorovic per Cermˆsnja :
La carrozza si mosse e rapidamente si allontan˜. Nell'animo del partente
c'era una confusa
inquietudine: ma con aviditˆ egli si guardava
intorno, ai campi, alle collinette, agli alberi a una punta d'oche selvatiche che passava a volo su lui, ben alta nel cielo
limpido. E a un tratto fu invaso da un gran benessere, si prov˜ ad attaccar discorso col cocchiere, e gli si dest˜ un interesse straordinario
a certe cose che il contadino gli rispondeva ... Allora rest˜ in silenz io, ma era bello anche cos“: quell'aria tersa, viva, freddolina, quel cielo cos“ limpido. Provarono a balenargli le immagini di Alioscia e di Katerina lvˆnovna: ma lui ebbe un lieve sorriso e lievemente soffi˜ sui cari fantasmi e quelli dileguarono: "Verrˆ ancora il loro tempo", si disse.
ÉÓPerchŽ con un uomo
intelligente anche due
chiacchiere sono interessanti?
E cosa ha voluto dire con questo?
– di colpo fu come se gli mozzasse il fiato .
Questo frammento � interamente sottolineato e circoscritto da barre verticali
che ne inquadrano le componenti, parola
per parola, congiunzioni comprese; e su un lato della pagina
si legge:
Che stupendo, stupendissimo ... quanto profondo interessante, bello, riposante, fra mezzo a tante cose, qualcuna delle quali tenebrose - tetre - fra tanto grottesche ... questo baleno di Bellezza - caratteristico c'� qualche cosa di occidentale diciamo cos“ nell'arte di Dostoevski j .
Maratea 31 marzo 1956 B. Mordente
In Jacques il fatalista e il suo padrone, a pagina 139 l'autore parla dell'inquietudine vaga dei giovani
e non facile a calmarsi.
Viene un momento in cui quasi tutte le fanciulle e i giovanotti cadono nella malinconia; sono tormentati da un'inquietudine vaga che si posa su tutto e non trova nulla che la calma. Cercano la solitudine; piangono; il silenzio dei chiostri li commuove; l'immagine della pace che sembra regnare nei monasteri li seduce.
Prendono per la voce di Dio che li chiama a sŽ i primi moti di un temperamento che si sviluppa: ed � precisamente quando li sollecita la natura, che abbracciano un genere di vita contrario al voto della natura.
Questo frammento � evidenziato con una vigorosa sottolineatura, espressione di una condivisione del pensiero
dell'autore. E a pi� di pagina aveva vergato con convincimento: ÇIncipiente
malinconia ... segno dell'Amore che picchia alle porte del nostro cuore ...È
Non � facile spiegare il modo con cui mio
padre si
impossessava del testo, immedesimandosi nella
lettura al punto da sentirsene
personaggio. Toccato dalle emozioni
delle vicende narrate, annotava a margine di quasi
ogni pagina stati d'animo , bisogno di comunicare i propri pensieri, di contestare con impeto affermazioni contrarie a quanto sentiva o sapeva, di fermare memorie, auspicare utopie. Certi volumi ne uscivano mezzo scardinati nella legatura,altri arrivavano a somigliare ad antichi palinsesti dalle geometrie irregolari.
Sei curvo, ma indomito
nel tuo cappotto grigio.
Ti pesa una vita di lotte,
l'aver fatto tanto soffrire e aver sofferto.
Ma, lo sguardo sempre fiero,
continui a viaggiare.
Ha scritto Natalia Ginzburg: ÇSiamo adulti perchŽ abbiamo alle spalle la presenza muta delle persone morte. Siamo adulti per quel breve momento che un giorno ci � toccato di vivere; quando abbiamo guardato come per l'ultima volta tutte le cose della terra e abbiamo rinunciato a possederle, le abbiamo restituite alla volontˆ di DioÈ.