Dal libro di Sergio De Nicola:
Maratea … parliamone ancora

Virginia Centurione Bracelli

una Santa di casa nostra

 

I1 18 maggio sarà proclamata santa Virginia Centurione Bracelli, nata a Genova il 2 aprile 1587.

La Sua opera e le Sue intuizioni, sviluppatesi geograficamente in una città tanto lontana dalla nostra realtà, hanno concretamente impregnato il tessuto sociale del lagonegrese per cui, non a torto, la si può definire una Santa di casa nostra.

Le suore, figlie di nostra Signora al Monte Calvario, ordine da Lei fondato, hanno, infatti, con impegno e nel Suo spirito, segnato la vita delle nostre comunità, grazie ad un’opera di educazione, di riscatto sociale e di assistenza che, dall’inizio del ‘900, hanno svolto sul territorio.

Esse giunsero a Maratea nel 1907 diversificando la loro attività, in località Cappuccini, all’assistenza ai bambini orfani e bisognosi, nel locale ospedale dedicandosi all’assistenza morale e fisica degli infermi e nell’attuale istituto De Pino Matrone Iannini formando culturalmente intere generazioni di ragazze che, inseritesi nel mondo della scuola, hanno contribuito ad educare e ad avviare alla cultura una massa considerevole di bambini. nelle loro comunità veniva disdegnata l’educazione ad attività artigianali quali ricamo e cucito, creando, per tante altre ragazze, opportunità di lavoro da svolgere nell’intimo delle loro famiglie.

La stessa opera educatrice di formazione e di assistenza venne e viene svolta dalle suore che iniziarono la loro opera a Lagonegro nel 1929, a Trecchina nel 1939 e nella limi­trofa terra calabra di Praia a Mare nel 1935.

Le suore di Nostra Signora al Monte Calvario hanno rappresentato, dunque, nella nostra zona, un’opportunità concreta di emancipazione specialmente del mondo femminile in anni in cui tale problema era poco avvertito a livello nazionale e in particolar modo nelle aree depresse del sud.

Ciò in piena conformità con l’opera della fondatrice che, rimasta vedova in giovane età, si dedicò completamente prima all’educazione e alla sistemazio­ne matrimoniale delle due figlie, poi ad una articolata opera di carità tra i poveri nei vari borghi della sua città.

La Sua fu una carità che si espresse non nel semplice assistenzialismo, ma in una  concreta azione di promozione umana e sociale, atta a reinserire nella comunità di Genova, prevalentemente con il lavoro e quindi con l’indipendenza economica, i poveri, le donne e ogni genere di emarginati.

Virginia svolse tale opera con una strategia e pragmaticità quasi scientifica, avendo individuato con chiarezza gli obbiettivi da raggiungere.

Ella divise la città in settori affidati a sue collaboratrici per censire i bisogni ed individuare, così, caso per caso, le varie tipologie di intervento.

Al Monte Calvario, poi, rac­colse ragazze povere, sfruttate, abbandonate, vendute come schiave dando ad esse, con l’amore del Suo cuore e col Suo denaro, fiducia, dignità, opportunità di apprendimento, valori atti a farle ritornare sicure e libere nella loro città.

Quanta attualità in queste opere!

Proprio di questa peculiare visione del donarsi, il 5 aprile scorso, il Rev. Padre Franco Stano ha ricordato la Santa, nella chiesa del Rosario, intrat­tenendo un numeroso pubblico e le delegazioni di suore giunte da Lagonegro, Trecchina, Praia a Mare, San Nicola Arcella, sul tema Virginia, stratega per vocazione dopo una concele­brazione presieduta dal parroco Don Vincenzo Jacovino e allie­tata robustamente con canti liturgici dal coro interparroc­chiale Santina De Carolis diretto dalla Sig.ra Marirosa Schettino.

La comunità delle suore di Nostra Signora al Monte Calvario di Maratea hanno volu­to ricordare, insieme al consi­glio di amministrazione dell’Istituto De Pino (Biagio Vitolo, Francesco Billari, Francesco Brando, Suor Maria Norberta Minerva, Padre Stano) la loro fondatrice pro­prio a Maratea città che per prima li ospitò e dove tante suore rivivono nel ricordo di gran parte dei cittadini.

La madre vicaria, Suor Maria Margherita Carboni, nel ringraziare il folto pubblico per aver partecipato, ha riaffermato che le suore saranno sempre presenti dovunque sia povertà, dolore e in tutti i calvari della vita.

Esprimiamo da queste colonne l’augurio alle comunità di suore, che operano nel lagonegrese e nel mondo, di saper sempre leggere i tempi e operare con quel concreto spirito di carità che ha caratterizzato la vita della loro fondatrice.

Da “Il Sirino” Aprile 2003

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