Cara Rosy, sulla
Sanità Ti scrivo…
Cara
Rosy Bindi, sono 25 anni che non ci sentiamo! Ma nel leggere il Tuo ultimo
Saggio “Una Sanità uguale per Tutti
perché la salute è un diritto”, Ti voglio esprimere il mio compiacimento
per la Tua analisi in materia.
Bene
hai fatto a riportare ciò che ha scritto Papa Francesco: “La sanità pubblica italiana è fondata sui principi di universalità,
equità, solidarietà, che però oggi rischiano di non essere applicati. Per
favore, conservate questo sistema, che è un sistema popolare nel senso di
servizio al popolo, e non cadete nell’idea forse troppo efficientista, alcuni
dicono <<moderna>>, soltanto la medicina assicurativa o quella a
pagamento e poi nient’altro. No. Questo sistema va curato, va fatto crescere,
perché è un sistema di servizio al popolo”.
Oggi,
anche dopo la pandemia da Covid, la salute degli Italiani è la migliore al
mondo; benché quotidianamente si legga, sulla cronaca, la insoddisfazione degli
Italiani verso il Servizio Sanitario Nazionale.
Infatti,
il Servizio Sanitario Nazionale italiano (S.S.N.) merita apprezzamento - con le
dovute correzioni delle carenze emerse negli ultimi anni - e si spera che i
cittadini stiano attenti per evitare che eventuali provvedimenti legislativi
peggiorino il Sistema, a favore di interessi privati.
Comunque,
la pandemia da Covid, ha evidenziato punti critici del S.S.N.; e si rischia di
tornare ai tempi delle “Mutue” con INAM, INADEL, ENPAS, ed alle Organizzazioni
Assicurative Private. Oggi, purtroppo, le liste di attesa si sono allungate; e si
sono accentuate le differenze tra Sud Italia e Centro-Nord; e non sono rare le
rinunce a curarsi da parte di chi non ha sufficienti risorse economiche.
Tra
l’altro, nei “Pronto Soccorso” non ci sono medici dipendenti dal S.S.N., ma
medici liberi professionisti, “A gettone”, anche stranieri, organizzati in
gruppi di lavoro, o in cooperative.
Anche
in Inghilterra, il National Health Service ha coinvolto l’Independent Sector
per abbattere le liste di attesa, e mantenere la fiducia dei cittadini.
La
Riforma Bindi della Sanità in Italia fu varata con il Decreto legislativo n.229
del 1999, che prevedeva, tra l’altro, il
tempo pieno per i medici, la istituzione dei Distretti socio-sanitari; ed il sostegno alla Legge del Ministro
del Lavoro, Tina Anselmi, n. 903/1977, che sanciva la parità di trattamento tra
uomini e donne.
Nel
1978 veniva approvata anche la innovativa Legge Basaglia, che sanciva
l’abolizione dei manicomi, ed il trattamento dei malati di mente -considerati
“Persone”- da parte di operatori socio-sanitari.
La
Legge 23 dicembre 1978, n. 833, fu approvata con il solo voto contrario del
Partito Liberale Italiano e del Movimento Sociale Italiano.
Si
sono susseguiti vari provvedimenti legislativi, tra i quali il Decreto
Legislativo 502/92, che sancisce la regionalizzazione e l’aziendalizzazione
della Sanità, ed una apertura al mercato.
Alla
fine degli anni ’90 si scontrarono l’impostazione privatistica e neoliberista
sostenuta dal Governo di Centrodestra guidato da Silvio Berlusconi, e
l’impostazione solidaristica, e pubblica, sostenuta dal Governo di
Centrosinistra, guidato da Romano Prodi.
Infatti,
con la vittoria nel ’96 del Centro-sinistra guidato da Prodi, furono stabiliti
i LEA - Livelli Essenziali di Assistenza - da garantire a tutte le Persone; ed anche
i Distretti Sociosanitari ed il “Tempo pieno” per i medici del Servizio
Sanitario Nazionale.
Purtroppo,
la riforma del Titolo V della Costituzione ha ampliato le funzioni delle
Regioni, e sono aumentate le disparità tra Nord e Sud
Italia nella gestione della Sanità.
Non
mancano allarmi! Nel corso della inaugurazione dell’Anno giudiziario 2024, la
Corte dei Conti ha dichiarato: da anni si manifesta un ”Servizio sanitario nazionale incentrato sulla tutela del diritto
costituzionalmente garantito,… e a tanti diversi sistemi sanitari regionali,
sempre più basati sulle regole del libero mercato”.
In realtà,
si è accentuata una privatizzazione del Sistema sanitario; e, con ciò, 6
milioni di Italiani rinunciano a curarsi, per mancanza di proprie risorse economiche.
E,
purtroppo, si deve prendere atto di un sostanziale sottofinanziamento del
Sevizio Sanitario Nazionale, pari, per il 2025, a 136,5 miliardi di euro, 6 per
cento del PIL, la percentuale più bassa registrata dagli inizi del secolo.
In
conclusione, la crisi attuale della Sanità la si deve alla mutilata
applicazione della Riforma Bindi, e si auspicano provvedimenti risolutivi in
merito; tra questi, l’attivazione di una “sanità di prossimità” con strumenti
moderni, come la digitalizzazione, per non gravare sugli ospedali.