MARATEA SENZAÉ ÒSARDINEÓ
di
Emanuele Labanchi
Mattia Santori, 32
anni, laureato in Scienze politiche, � uno degli ideatori del movimento delle
ÒsardineÓ che ha esordito a Bologna per poi manifestarsi a Modena, Firenze,
Torino, Rimini, con prossimo appuntamento in piazza a Roma, sino a diffondersi
ovunque nella nostra penisola con il coinvolgimento di migliaia e migliaia di
giovani e non solo.
Tutto � cominciato da unÕidea di quattro amici, tra i quali
Mattia, insieme a Roberto Morotti, 31 anni, Ingegnere,
Gabriella Trappoloni, 30 anni, Fisioterapista, e Andrea Garreffa, 30 anni,
Guida turistica, allo scopo di contrastare il Leghismo, il sovranismo
e la retorica populista. Il nome ÒsardineÓ � nato dal desiderio di stare tutti
stretti come sardine in una scatola, vicini e silenziosi come pesci.
ÒEravamo quattro
amici al bar
Sognavamo di cambiare il mondoÉÓ.
Cantava tempo fa Gino Paoli.
Sognatori o meno, i quattro amici ideatori delle ÒsardineÓ hanno
dato vita ad un opportuno, positivo e vitale movimento
di contrapposizione.
A Maratea di ÒsardineÓ nemmeno lÕombra, un poÕ per la mancanza
di giovani ed un poÕ per un comodo adeguarsi di quelli
che ci vivono allÕatavico e predominante, se non quasi esclusivo, modello di
vita tradizionale, caratterizzato da acritico rispetto di tradizioni, usi,
costumi e quantÕaltro venga dal passato, in un contesto in cui pur ci sarebbe
bisogno diÉaria nuova. E cos“ il paese rimane sempre quello delle 44 chiese, dei monaci basiliani, delle tante processioni,
della vita tranquilla e abitudinaria, anche dei giovani che continuano a vivere
nella casa in cui sono nati, e della costante, consolidata propensione verso un
nostalgico passato e verso chiunque in qualche modo lo rievochi.
Ma non � un problema solo di MarateaÉ ed,
in merito, concordo sul fatto che Òbisogna essere rivoluzionari É.e bisogna
arieggiare il paeseÓ, come pu˜ leggersi nel condivisibile contributo di Franco
Arminio:
ÒVivere nel luogo in cui sei nato, nella casa in cui sei nato, � una cosa rischiosa. E' come giocare in fondo al
pozzo. Si nasce per uscire, per girare il
mondo. Il paese ti porta alla
ripetizione. In paese � facile essere infelici. I progetti di sviluppo locale
devono tenere conto di questo fatto: non li possono fare da soli i rimanenti, perchŽ in paese non c'� progetto, c'� ripetizione. In genere ognuno fa quello
che ha sempre fatto, giusto o sbagliato che sia. Ci
sono due abitanti tipici: il ripetente e lo scoraggiatore
militante. Spesso le due figure sono congiunte, nel senso che lo scoraggiatore � per mestiere abitudinario, non cambia il
passo, continua a scoraggiare, � appunto un militante. Pi� difficile � essere
militanti della gratitudine, della letizia. E' come se la natura umana in un
paese fosse pi� contratta, non riuscisse a diluirsi. E si rimane dentro un
utero marcito.
Fatte queste premesse, come si fa a fare
progetti di sviluppo locale? La chiave � dare forza a nuove forme di residenza.
Il paese deve essere scelto, non subito. Chi arriva da lontano ha un piglio,
una disponibilitˆ che non trovi in chi � affossato nel suo paese. Il residente a oltranza anche quando � animato da buona volontˆ tende a
impigliarsi nelle proprie nevrosi. Il paese tende a essere nevrotico. Il paese
non sta bene, questo � il punto. E non ha voglia di curarsi. Lo sviluppo locale
si pu˜ fare partendo da queste premesse. Allora bisogna aprire porte che non ci
sono, esercitarsi nell'impensato, essere rivoluzionari se si vuole riformare
anche pochissimo. In paese si fallisce, ma in un certo senso non si fallisce
mai perchŽ si fallisce a oltranza. Bisogna arieggiare
il paese portando gente nuova, il paese deve essere un continuo impasto di intimitˆ e distanza, di nativi e di residenti provvisori.
Questo produce una dinamica emotiva e anche economica. Bisogna agitare le
acque, ci vuole una comunitˆ ruscello e non una
comunitˆ pozzanghera. Il mondo ha bisogno di paesi, ma non come luoghi
obbligati, come prigioni per ergastolani condannati a vivere sempre nello
stesso luogo. Il paese deve essere organizzato come fosse un premio, non come
una condanna. Non si dˆ sviluppo locale facendo ragionamenti quantitativi,
mettendo il pensiero economico metropolitano nell'imbuto del paese. Ci vuole un
pensiero costruito sul posto, ma non solamente dagli abitanti del posto.
Un'azione di sviluppo locale allora deve essere delicata ma anche dura, deve togliere al paese i suoi alibi, i suoi equilibri
fossilizzati. E allora non si fa sviluppo locale senza conflitto. Se non si arrabbia nessuno vuol dire che stiamo facendo calligrafia,
vuol dire che stiamo stuccando la realtˆ, non la stiamo trasformandoÓ.
(Franco Arminio, poeta paesologo militante)
Allora, alŽ, alŽ ragazzi! Forza giovani e meno giovani di Maratea, non restiamo fermi mentre il mondo
cambia e si globalizza rapidamente !
Superiamo gli Òequilibri fossilizzatiÓ e non importa, anzi meglio,
se qualcuno si arrabbiaÉ!
In tanti si arrabbiarono a Maratea quando, dopo gli studi
universitari a Napoli o a Roma, in tre nemmeno trentenni, con pochi altri,
turbammo gravemente gli equilibri localiÉ
Che bello! Facevamo arieggiare il nostro paese e agitavamo le
acqueÉ