UN PROGETTO PER IL GOLFO DI POLICASTRO
di
Ho rincontrato Gaetano Fierro sul sito web https://www.radiodigiesse.net/ , attratto
da una significativa e stimolante sua idea con un progetto che, come tale, giˆ
di per sŽ rappresenta, come modo di procedere, qualcosa di particolare ed
innovativo in un contesto socio-politico piuttosto disabituato alle idee rese in
forme progettuali di ampio respiro.
Con le sue note esperienza e
passione, Tanino Fierro ha affidato una lettera a Martino Ciano,
brillante, giovane Redattore di Tortora, perchŽ il suo interessante contenuto potesse,
per cos“ dire, volare di Comune in Comune, soprattutto a cominciare dalla
fascia costiera del bel Golfo di Policastro, per promuovere, espandendosi, un
argomento di proficuo dibattito propositivo.
A me, senza alcun commento ma con sincero
apprezzamento per lÕiniziativa, piace concorrere a questa promozione,
richiamando integralmente di seguito quanto pubblicato :
LETTERE ALLA REDAZIONE. ÒUn Golfo
con unÕidentitˆ votata alla bellezzaÓ. Gaetano Fierro lancia il ÒProgetto
PolicastroÓ
Di Martino Ciano Pubblicato il 28 Maggio 2025
ÒDa Scario, in provincia di
Salerno, a Maratea, in provincia di Potenza, per terminare a Praia a Mare, in
provincia di Cosenza. Ecco lÕaffascinante Golfo
di Policastro, che unisce tre province di tre regioni differenti, ma la cui
continuitˆ territoriale dovrebbe dare spunto a un progetto unico di promozione.
Questo quanto scrive Gaetano Fierro, in una lettera inviata alla nostra
redazione. Giˆ sindaco di Potenza per tre volte tra gli anni Ottanta e Novanta
del secolo scorso, nonchŽ consigliere regionale della
Basilicata, Fierro lancia il ÒProgetto PolicastroÓ contro la frammentarietˆ
ÒnocivaÓ di unÕarea che non ha valorizzato ancora le proprie bellezze
paesaggistiche e naturalistiche. LÕobiettivo: costruire
lÕidentitˆ del Golfo, tenendo lontana ogni logica di campanileÓ.
ÒPubblichiamo la lettera di Gaetano FierroÓ:
ÒDa Punta degli Infreschi a Scario, fino allÕIsola di Dino a
Praia a Mare, esiste un ben di Dio ambientale che, nella sua interezza, ha
pochi eguali nel Mediterraneo. é un patrimonio paesaggistico e
naturalistico straordinario, un mosaico di macchia mediterranea, acque
cristalline, promontori maestosi, piccole spiagge nascoste e borghi che
sembrano usciti da un dipinto.
Eppure,
questo incanto non � percepito nella sua totalitˆ. Lo si
conosce per frammenti: Maratea da un lato, Scario dallÕaltro. Due luoghi di indiscusso richiamo, due perle che per˜, invece di
riflettersi lÕuna nellÕaltra, sembrano appartenere a pianeti diversi. Nel
mezzo, o appena oltre, restano Sapri, Villammare,
Policastro, Tortora: territori magnifici, ma marginalizzati nella narrazione
turistica prevalente, spesso lasciati soli a gestire il proprio destino.
Questa
frammentazione � il segno di un limite culturale prima ancora che politico. Una
consuetudine tutta meridionale, quella di separare, dividere, marcare i confini
anche dove non servono. Ogni comunitˆ tende a
promuovere se stessa come se fosse unÕisola, scollegata dal contesto,
in competizione piuttosto che in armonia con il vicino. Cos“ facendo, non solo
si perde forza e attrattiva complessiva, ma si disperde anche il senso profondo
del territorio, che non vive per compartimenti stagni. In Sardegna si parla di
Costa Smeralda, in Francia di Costa Azzurra: brand
unitari, forti, sinergici. Da noi, invece, si vendono singole cartoline, mai un
racconto completo.
Eppure,
il Golfo di Policastro ha tutto: la ricchezza naturale, lÕidentitˆ culturale,
la bellezza struggente, la profonditˆ della storia. é un luogo che potrebbe
benissimo raccontarsi al mondo come un unico corpo geografico e umano. Un luogo
dove il turismo non sia solo consumo del paesaggio, ma
esperienza del senso, della relazione, dellÕautenticitˆ. Con il Progetto
Policastro, si cerca finalmente di voltare pagina. Di
guardare alla costa nel suo insieme. Di costruire una proposta turistica
unitaria, inclusiva, moderna. Una visione che tenga insieme le spiagge nascoste
e le scogliere mozzafiato, i sapori della cucina genuina e la lentezza dei
borghi interni, la storia millenaria e lÕenergia dellÕestate. Una visione capace di sfidare il tempo e lo sguardo, capace di
tenere insieme la memoria e il futuro.
Il mare
che lambisce queste coste � pulito, trasparente, vivo. Le spiagge sono intime,
accoglienti. Le sporgenze della costa ti lasciano senza fiato. E poi ci sono le
tradizioni enogastronomiche, che non hanno bisogno di effetti speciali per
convincere, perchŽ parlano la lingua dellÕautenticitˆ. Non siamo di fronte a un
sogno da inseguire, ma a una realtˆ giˆ pronta, solo da organizzare meglio. Da
raccontare meglio. Da credere di pi�. é tempo di smettere di vendere pezzi di costa come se fossero oggetti separati. Di uscire da una
logica di ÒcampanileÓ che ci ha portato a restare sempre un passo indietro. Di
costruire, finalmente, unÕidentitˆ condivisa, unÕidea di Golfo che non sia solo
una coordinata geografica, ma un progetto collettivo. La cultura pu˜ fare da
traino, come giˆ accade con eventi come Marateale,
rassegna nazionale dedicata al cinema che ogni anno porta a Maratea attori,
registi, autori. UnÕopportunitˆ straordinaria per mettere il
territorio sotto i riflettori.
Ma non basta un evento, se attorno non si muove tutto il resto.
Se non si crea una narrazione coerente, una regia
unica, una direzione di marcia. Bisogna imparare dalla Costa Smeralda, dove non
si promuove solo Porto Rotondo ma tutta la litoranea; o dalla Costa Azzurra,
dove Cannes non � mai un corpo isolato, ma parte di una costellazione armonica.
Da noi, invece, si stenta ancora a pensare in termini di rete. La sinergia
resta una parola abusata ma raramente praticata. Eppure � l“ la chiave. Nella capacitˆ di fare sistema, di coordinare, di condividere
obiettivi, promozione, servizi.
Non
possiamo pi� accontentarci delle frasi fatte: Òqui abbiamo
tuttoÓ, Òil mare � bellissimoÓ, Òmanca solo la promozioneÓ. Sono decenni che lo
diciamo. Adesso serve il salto di qualitˆ. E il salto
non pu˜ avvenire senza una nuova mentalitˆ collettiva. Una mentalitˆ che sappia
vedere oltre il proprio ombrellone, oltre la propria sagra di paese, oltre
lÕevento annuale che fa numero e non lascia traccia. Serve una visione. Ma soprattutto serve coraggio. Il coraggio di mettere da
parte rivalitˆ inutili, lÕorgoglio fine a sŽ stesso,
il Òprima noi e poi gli altriÓ. Serve il coraggio di aprire i confini
invisibili che separano ogni comune costiero da quello vicino, il coraggio di
immaginare un piano comune. PerchŽ se non lo facciamo adesso, quando?
CÕ� una
generazione che guarda altrove, che si sposta, che viaggia, che sa distinguere
la differenza tra un luogo che funziona e uno che si regge
sullÕimprovvisazione. E oggi questa generazione guarda al Golfo con occhi
sospettosi: ÒBello, ma disorganizzatoÓ, Òsplendido, ma
difficile da raggiungereÓ, Òautentico, ma poco valorizzatoÓ. Non possiamo
permetterci di lasciare che il fascino del Golfo venga
sempre raccontato con un ÒmaÓ. E allora torniamo allÕessenziale. CosÕ� il Golfo
di Policastro, oggi? é una promessa non mantenuta. é unÕopportunitˆ lasciata a
metˆ. é unÕidea che tutti amano, ma che nessuno ha il coraggio di completare.
E cosa
potrebbe diventare, invece? Potrebbe diventare un modello. Un
laboratorio di turismo sostenibile e integrato. Un esempio di come
territori diversi, con dialetti, storie e culture proprie, possano
mettersi in rete e costruire qualcosa di grande. Un luogo dove il viaggiatore
arrivi e trovi tutto: il mare, il silenzio, la cultura, la festa, la lentezza,
la qualitˆ. E non serve aspettare la manna dal cielo.
Le forze ci sono: imprenditori coraggiosi, amministratori illuminati, giovani
professionisti, artisti, cittadini che non si arrendono. Serve solo un
coordinamento, una spinta. Un primo passo deciso.
Magari proprio da chi legge questo articolo. PerchŽ il
cambiamento inizia cos“: con una domanda semplice, ma
necessaria. ÒPerchŽ no?Ó
PerchŽ
non investire nella rete tra i comuni?
PerchŽ
non creare un Distretto del Golfo che unisca cultura, turismo, ambiente ed
economia in un unico piano strategico?
PerchŽ
non chiamare esperti di marketing territoriale, urbanisti, architetti del
paesaggio per ripensare la costa in chiave moderna ma radicata?
PerchŽ
non rendere la ferrovia tirrenica una dorsale
turistica intelligente, con fermate valorizzate, servizi integrati, info point unificati?
Il
turismo non � solo vacanza. é economia, � dignitˆ del lavoro, � ritorno dei
giovani, � rinascita dei borghi, � tutela del paesaggio, � orgoglio locale. E
il Golfo pu˜ essere tutto questo. Ma deve crederci.
Deve volerlo. PerchŽ in fondo, questa costa, da Punta degli Infreschi a Praia a
Mare, � come unÕorchestra disposta sul palco, con strumenti unici, suoni irripetibili. Ma finchŽ ognuno
suona per conto proprio, la musica non parte. Serve un direttore. O almeno,
serve una partitura comune.
E
allora, questo mio scrivere non � solo un racconto. é un invito. A chi governa,
a chi opera, a chi sogna. A chi ha vissuto tutta la vita in questi luoghi e a
chi li ha scoperti per caso. Fermiamoci un attimo. Guardiamo la costa con occhi
nuovi. E poi agiamo. Non domani. Ora.
Il Golfo
di Policastro non � solo un luogo: � una possibilitˆ. Non lasciamola andare.
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