Come individuare Maratea su una mappa della civiltˆ italiana

 

di Luca Luongo

LĠultimo articolo si chiudeva sollevando il tema di come la Storia potesse aiutare a orientarci e mostrarci il posto che occupiamo in unĠipotetica mappa del mondo, una mappa - sia ben chiaro - che usa coordinate molto diverse da quelle geografiche. Si dava quindi appuntamento alla settimana successiva... ossia a quindici giorni fa. Ma come ho lasciato intendere proprio in quel precedente articolo, a causa di impegni lavorativi, la puntualitˆ non sarˆ il mio forte questĠanno.

Un ricordo personale.

Ricordo di un giorno, quando ero bambino. Ero steso a pancia in su sul letto dei miei genitori a pensare a chissˆ cosa. In qualche modo quel filo di ragionamenti mi port˜ a fare due domande a mio padre. La prima era: ÇLĠItalia  importante per qualcosa?È. Mio padre mi rispose di s“, riassumendomi, con la sintesi pedante dei maestri delle elementari, i contributi italiani alla storia del mondo. La seconda era: ÇE Maratea  importante?È. Papˆ ci riflettŽ. Poi disse che poteva esserlo per qualcosa legata alla sfera del turismo.

Ricordare questo aneddoto mi serve per tenere presente due concetti: il primo  che tutti desideriamo che la comunitˆ o il gruppo nazionale al quale apparteniamo abbia un valore. Secondo, quando si parla di quel valore va chiarito il metro di giudizio e chi sono i soggetti che lo applicano.

Per sottrarci al momento di riflessione (o dĠimbarazzo) che ebbe mio padre, alla domanda se Maratea sia importante e perchŽ lo sia potremmo anche rispondere con un Çs“, lo  per noi perchŽ ci viviamo o ci siamo natiÈ. Sarebbe una risposta con unĠindubbia dignitˆ sentimentale. Problema  che applicando questo metro restringiamo significativamente il numero di persone che possono dare un valore a Maratea e, parallelamente, aumentiamo a dismisura il novero dei luoghi al mondo con una qualche importanza, perchŽ ogni essere umano  nato o vive da qualche parte.

Apparentemente anonima.

Guardandola su una carta geografica, Maratea non sembra avere alcuna particolaritˆ se non essere lĠunico comune della Basilicata ad affacciarsi sul mar Tirreno e trovarsi incastrata tra altre due regioni. Insomma, un nome da tenere a mente per superare una domanda di geografia in un quiz-show televisivo.

Cercando qualche immagine, poi, un nostro contemporaneo resterebbe colpito, forse incantato, dalla bellezza dei suoi paesaggi. Incuriositi, si scoprirebbe che Maratea si alterna a Matera quale localitˆ turistica pi visitata della regione ed  stabilmente tra le pi frequentate localitˆ balneari a sud di Napoli. Quindi, quantomeno  anche un nome da appuntare per le prossime vacanze, ma cosĠaltro?

DovĠ Maratea nella storia dĠItalia?

Proviamo a cercare qualche lume nella Storia della cittadina.

Prima di riassumerla per sommi capi,  necessaria per˜ una precisazione. La periodizzazione della storia di Maratea  stato sinora uno degli aspetti pi deludenti - a mio avviso - della storiografia paesana. I libri di storia marateota si presentano per lo pi come una collezione di episodi, aneddoti e curiositˆ. Ci˜ li priva di una struttura che leghi i fatti locali quantomeno al quadro storico del Regno di Napoli o della storia del Mezzogiorno variamente intesa o, ancor di pi, che offra una lettura complessiva e organica della vicenda storica della cittˆ, con una propria e distintiva periodizzazione.

Non pu˜ essere questa la sede per sopperire a questa lacuna. Per comoditˆ espressiva, possiamo dividere la storia cittadina in quattro macro-epoche, distinte proprio in base alla caratteristica principale che connotava la vita della cittˆ nel panorama storico contemporaneo.

Le tante vite di Maratea.

La prima ÒvitaÓ di Maratea fu quella di fortezza: arroccata sul monte San Biagio, la vecchia Maratea Castello ebbe una certa importanza come roccaforte medievale, tanto da essere inserita nei castra (da intendere come cittˆ fortificate e non castelli) controllati direttamente dalla Corona durante il regno di Federico II di Svevia. Poi, allo scoppio della Guerra del Vespro, Maratea fu per diversi anni uno dei pi vivaci teatri di battaglia sulla terraferma. Quella di Maratea nel Vespro Siciliano  ancora una  storia ancora misconosciuta e poco approfondita: si pensi che nelle duecento e pi pagine del pi recente libro di storia marateota le sono dedicate appena otto righe...!

La segregazione della Sicilia dal continente, conseguente a quella guerra, sembrava dover condannare Maratea e gli altri paesi rivieraschi a unĠeconomia di mera sussistenza, avendo privato le coste tirreniche di Calabria, Basilicata e Cilento del proprio naturale interlocutore commerciale.

Maratea, centro di commercio.

Invece, grazie alla crescita demografica di Napoli, alla conquista di cittˆ e regno da parte degli Aragonesi, la costa di Maratea divent˜ il punto di imbarco e sbarco dei prodotti che da qui si importavano ed esportavano dalla e verso la sempre pi popolosa capitale. Dal Cinquecento alla fine del Settecento, il porto di Maratea fu tra i pi importanti scali del Tirreno meridionale. Per dare un dato, nel 1778 la dogana di Maratea registr˜ un volume dĠaffari tre volte superiore a quella di Salerno. Quella di centro di commercio fu la seconda ÒvitaÓ di Maratea, la pi lunga sino ad oggi.

é anche quella che ha lasciato pi segni, visibili ancora tuttĠora. Si pensi solo al fatto che lĠattuale centro storico marateota, a differenza di simili insediamenti lucani, non si sviluppa intorno a una chiesa o a un castello. Si dipana invece intorno a un lungo corso detto piazza, cio laddove si affacciavano (e si affacciano ancora oggi) le porte delle botteghe.

La figura storica dei marateoti.

LĠereditˆ di questĠepoca non si esaurisce allĠaspetto urbanistico. Resta, seppure in maniera indiretta, anche e soprattutto a connotare la figura storico-antropologica pi caratteristica del marateota, cio quella del commerciante.

Anche qui ci sarebbe da premettere una lunga lamentela su come questa figura sia cos“ poco studiata nelle sue origini e sviluppi. Anzi, poichŽ lĠeconomia meridionale si caratterizza per la limitatezza o, per certi versi, per lĠassenza di uno sviluppo borghese e capitalistico simile a quello dellĠItalia settentrionale, spesso si nega addirittura lĠesistenza stessa di questa figura.

Per quel che ci interessa qui, il pensiero deve andare a quella figura del ÇmercatanteÈ napoletano (aggettivo qui inteso come proprio del Regno e non della cittˆ), che la sensibilitˆ sei-settecentesca esigeva dovesse legare alla fortuna economica virt sociali, ossia sentirsi obbligato a ÒrestituireÓ in azioni filantropiche parte dei suoi guadagni a beneficio dei bisognosi.

UnĠereditˆ ancora presente.

A Maratea la presenza e il peso storico di queste figure sono evidenti ancora oggi. Non parlo semplicemente delle sopravvivenze antiche, quali possono essere il nome di quel Giovanni Antonio De Pino, che dopo aver fatto fortuna a Napoli volle donare i suoi averi ai concittadini per far costruire due conventi (e un conservatorio per fanciulle) o quello di Giovanni Di Lieto, che dopo una vicenda simile volle donare casa sua per farne lĠospedale civile. (Ci sarebbe anche da nominare Carmine Ventapane, forse la pi affascinante di queste figure, ma paradossalmente il suo nome  scomparso dalla memoria collettiva: lo riesumai io in un articolo di sei anni fa).

Mi riferisco ancor di pi a quella sensibilitˆ che, ereditata poi dalla figura degli emigranti che trasmettevano in patria le fortune fatte in America, ci fa percepire ancora oggi logico e naturale che il buon cittadino di Maratea debba, in misura delle sue risorse e capacitˆ, adoperarsi in qualche modo per la comunitˆ. Senza dilungarmi su esempi contemporanei, i quali potrebbero anche offendere modestia e privacy di qualche concittadino, si pensi solo alle tante attivitˆ delle varie associazioni di volontariato che operano sul territorio.

Questa sensibilitˆ  un qualcosa che noi marateoti diamo per scontato e che biasimiamo vivamente quando non vediamo, ma che, in realtˆ, non  affatto tipico del mondo che ci circonda:  la cosa che, nella mia esperienza, pi sorprende e incanta coloro che vengono a visitare la nostra cittadina.

Un passato pi recente.

Dopo il 1806, con la conquista napoleonica del Regno di Napoli e il blocco continentale operato dagli inglesi contro Napoleone e i suoi alleati, il commercio marateota croll˜. Le nuove vie di collegamento terrestri, che tagliavano fuori Maratea, portarono altrove i grandi traffici.

Ecco allora che, pur non rinunciando al piccolo cabotaggio, la terza ÒvitaÓ di Maratea fu quella di centro di servizi. La cittadina fu sede di istituzioni di importanza circondariale come il Regio Giudicato (dal 1861 divenuto pretura), della dogana al Porto, dellĠospedale distrettuale (fino al XX secolo uno dei soli quattro in Basilicata!) e soprattutto di scuole.

Nei progetti e nelle iniziative v˜lte a rendere Maratea un piccolo centro di studi  pi riconoscibile lĠimpronta data alla vita amministrativa dagli eredi dei commercianti settecenteschi, per la forza delle cose i pi aperti e i pi ricettivi verso le nuove idee e ai pi moderni stimoli culturali. Anche in questo caso, la presenza di ben quattro scuole superiori, riferimento per i paesi vicini, sono un vivo retaggio di questo passato.

Il presente dalle misteriose origini.

Arriviamo allĠultima ÒvitaÓ di Maratea, quella che dura tuttĠoggi, quella di centro turistico. Qui, duole precisare, il biasimo verso la storiografia paesana raggiunge la massima evidenza. é davvero incredibile pensare che Maratea manchi ancora di studi metodologicamente moderni e ben documentati sullĠorigine e sullo sviluppo della sua storia turistica.

Se non fosse per le pagine che il compianto prof. JosŽ Cernicchiaro dedic˜ allĠargomento nel suo ultimo lavoro, Maratea nel panorama postunitario, edito postumo nel 2011, oggi non sapremmo che Maratea fu la prima stazione balneare di Basilicata (e probabilmente tra le primissime a sud di Napoli) giˆ nel 1918.

Se non fosse stato per quel piccolo ma fondamentale contributo, lo studioso, cos“ come fa ancora oggi, per ovvie ragioni, il comune cittadino, che del passato conosce solo quel che ha visto e sentito durante la vita, dovrebbe anchĠegli raccontarsi quella favola del turismo a Maratea tutto inventato da un imprenditore del Nord...

Il presente ha un cuore antico.

In realtˆ, le cose furono ben pi complicate di cos“.

Abbiamo intuito come Maratea fosse da tempo luogo di passaggio di genti e merci a causa del suo porto e, per la presenza delle reliquie di S. Biagio di Sebaste, meta di pellegrinaggi.

Ma nel passaggio il XIX e il XX secolo la ragione principale della frequentazione di Maratea era divenuta unĠaltra: la talassoterapia. Le prime tracce di questa pratica risalgono agli anni Ô30 del XIX secolo. A fine Ottocento era divenuto consueto che in estate Maratea si affollasse di bagnanti, per lo pi provenienti dai paesi dellĠentroterra lucano fino a Senise. (Ci˜ non deve sorprendere: occorre ricordare che fino alla metˆ del XX secolo la costa ionica lucana era falcidiata dalla malaria).

Il numero dei villeggianti che affittavano una camera o una intera casa al Porto o a Fiumicello era considerevole, tanto che nel 1918 il comune di Maratea adott˜ per la prima volta lĠimposta di soggiorno.

La fama di stazione balneare rinomata, rapidamente raggiunta, fece s“ che Maratea fosse scelta nel 1925 per ospitare una colonia marina per i bambini bisognosi della provincia, che ebbe sede a Fiumicello. Anche Francesco Saverio Nitti, statista e meridionalista di fama europea, intanto aveva scelto la costa di Maratea, e precisamente Acquafredda, per costruire una villa, avendo bisogno di curare una malattia polmonare un figlio.

LĠarrivo dei Rivetti e la parentesi industriale.

Lo sviluppo dellĠeconomia turistica fu per˜ ostacolato dai due conflitti mondiali. LĠattivitˆ ricettiva riprese nel Dopoguerra. A questo punto, anche a causa delle disastrose condizioni causate dalla guerra, tra gli amministratori e gli imprenditori del paese si era fermamente imposta lĠidea che lo sviluppo turistico potesse essere il volano dellĠeconomia locale.

Nel 1951, tra le prime richieste di finanziamento del Comune di Maratea alla neonata Cassa per il Mezzogiorno ci fu quella per una Strada Panoramica sovrastante il Porto, pensata proprio per Çincrementare il turismo in questa ridente zona di Maratea che per circa diciotto chilometri si affaccia sul mare con una costiera incantevole, per niente inferiore a quella AmalfitanaÈ (queste le parole della delibera di richiesta del finanziamento).

Da parte privata, Antonio Cernicchiaro, imprenditore marateota che aveva fatto fortuna in Sud America, dopo aver fondato a Maratea e nei paesi limitrofi la ditta commerciale Casa Lucana, si fece promotore di diverse iniziative per la valorizzazione turistica del territorio. Tra queste cĠera il progetto dellĠapertura del primo moderno albergo, che doveva aver sede nei pressi della stazione ferroviaria centrale.

Ma lĠiniziativa locale fu subissata da quella di un nuovo soggetto. Nel 1953 Maratea fu individuata da Ezio Oreste Rivetti, imprenditore laniero di Biella, come sede di un nuovo impianto industriale, ideato per intercettare i finanziamenti che la Cassa per il Mezzogiorno aveva messo a disposizione degli industriali del Nord Italia che avessero esteso i loro affari al Sud. A suo figlio Stefano, invece,  attribuita lĠidea di allargare gli investimenti nel settore turistico. Stefano Rivetti si adoper˜ per distrarre parte dei proventi dellĠindustria laniera per la costruzione dellĠHotel Santavenere, che nel 1957 fu il primo albergo a cinque stelle aperto a sud di Napoli.

Il turismo dopo Rivetti, sino ad oggi.

Proprio una pi attenta lettura della parabola delle fortune dei Rivetti a Maratea mostrano il reale significato storico del loro apporto allo sviluppo turistico del paese.

Di certo, un apporto importantissimo, essendo i finanziamenti della Cassa per il Mezzogiorno di fatto preclusi allo sfruttamento diretto da parte degli imprenditori del Sud. Ma non una ÒinvenzioneÓ da zero, anzi, al contrario, il riconoscimento di potenzialitˆ che gli stessi marateoti, per ovvie ragioni, erano stati i primi a cogliere.

Il fatto stesso che lo sviluppo turistico continu˜ dopo il fallimento delle attivitˆ dei Rivetti, che nel 1973 sub“ un miliardario sequestro di beni per risarcire i creditori,  la prova pi lampante di come questo sviluppo non fosse legato esclusivamente a un singolo soggetto.

Il Lanificio di Maratea, poichŽ troppo dipendente dalle sovvenzioni pubbliche, and˜ incontro a una crisi dietro lĠaltra fino al fallimento. Dopo di allora, non solo il turismo continu˜, ma crebbe: dato esaustivo  quello delle presenze turistiche, che passarono dalle 13mila del 1957 alle 51mila del 1977. In tempi recenti, pre-CoViD19, si  toccato il record delle 251.680 nel 2018.

Che valore ha la Storia di Maratea?

Al termine di questo lungo - davvero pi lungo di quanto prevedessi di scrivere - excursus, riprendiamo il nostro discorso iniziale con maggiori consapevolezze. Ma sorge unĠaltra considerazione: quali e quanti di questi eventi che hanno coinvolto Maratea hanno un oggettivo valore? Quante anche solo delle cose che ho scritto quass possono avere davvero importanza nel grande e ricco quadro della Storia dĠItalia?

Non  un mistero che ancora oggi esiste un pregiudizio negativo su tutto ci˜ che riguarda la Storia del nel Mezzogiorno. Qui, la marginalitˆ storico-economica degli ultimi secoli sembra esser stata retroattivamente estesa a tutto il passato: nessun evento, personaggio e fenomeno storico sembra importante quanto ci˜ che  accaduto in altre parti dĠItalia. Per rendersi conto di ci˜, basta aprire un qualunque manuale scolastico: la Storia dĠItalia pare fermarsi a Napoli.

Si tratta per˜ di una considerazione basata su preconcetto fallace. Non ci sono infatti valori oggettivi in questo senso, ma solo quelli che lo storico, a seconda dellĠoggetto del suo studio, si pone il problema di cercare.

Se lĠoggetto ultimo dello studio della Storia  lĠUomo, ossia lĠessere umano (la nostra lingua , in questo senso, ahim, maschilista), il valore che possiamo cercare nella Storia di Maratea  proprio quello umano.

Una bellissima bugia.

Bisogna fare subito una importante premessa. é quella v˜lta ad allontanare ogni considerazione imbevuta, pi o meno consapevolmente, da determinismo geografico (ossia il pensiero secondo cui il rapporto fra ambiente naturale e societˆ umana sarebbe regolato da causalitˆ unidirezionale dal primo al secondo elemento. Il comportamento territoriale delle comunitˆ risulterebbe ÒdeterminatoÓ dalle condizioni fisiche di un territorio).

Ci˜ non soltanto perchŽ lĠinconsistenza scientifica di questo pensiero  stata ampiamente dimostrata negli ultimi cento anni, ma anche perchŽ, nel caso di Maratea, un pensiero di questa specie  davvero fuorviante.

é unĠabitudine molto diffusa e ma davvero poco ponderata quella di attribuire le fortune, presenti e passate, di Maratea ai doni che la Natura avrebbe elargito, anche generosamente, al suo territorio. Ma chi crede che il ruolo dei marateoti delle varie epoche sia stato molto semplicemente quello di beneficiari di ricchezze piovute dal cielo si sta precludendo la corretta intelligenza delle cose. La realtˆ, semmai,  allĠesatto opposto.

Guardando il nostro territorio sotto questa luce, infatti, dovremmo concludere che Maratea sia stata condannata dalla Natura alla marginalitˆ storica e alla pi nera miseria. Certo, allĠocchio dellĠUomo moderno il territorio e in particolare la costa hanno degli alti pregi paesistici. Ma i doni della Natura si esauriscono allĠaspetto estetico.

Bella, ma complicata.

La grandissima parte del territorio  montuoso e collinare e lascia pochissimi fazzoletti di terre alle coltivazioni di frutta e agrumi: da dimenticare quelle estensive di cereali.

Come se non bastasse, gran parte dei rilievi  orientata per offrire i versanti pi larghi a est/sud-est o a nord. Ci˜ fa s“ che uno sia arso per 13 o 14 ore dal sole estivo e lĠaltro, per pari tempo, sia allĠombra in inverno. (Neanche a parlare dei pochi e rocciosi versanti a ovest, omaggiati giornalmente dalla salsedine soffiata dalla brezza di mare). Ne consegue che, a parte per le pinete e i lecceti di recente formazione, non abbiamo avuto boschi dĠalberi dallĠalto fusto da cui attingere grandi quantitˆ di legname.

Il territorio  ricco, in alcuni punti pi che in altri, di sorgenti dĠacqua, ma i terreni e soprattutto i sottostrati argillosi lo rendono anche molto franoso: la frana catastrofica del 30 novembre 2022 a Castrocucco  stata un cortese promemoria offertoci dalla Natura.

Appetita, ma distante.

Rocce e frane hanno reso - e rendono tuttĠora - molto difficile tracciare strade nel territorio e ancor di pi quelle utili per collegare il nostro ai paesi vicini. Persino la costa  ben poco utile allo scopo. é alta e rocciosa anchĠessa, con spiagge piccole e arenose, alcune delle quali neppure raggiungibili dalla terraferma.

Come se non bastasse, Maratea si trova nel punto dĠItalia pi lontano da una qualsiasi delle 15 cittˆ metropolitane (ossia i comuni pi popolosi) della Penisola. Questo determina un pesantissimo handicap allo sviluppo di un turismo di prossimitˆ che garantisca un numero consistente di presenze anche fuori dalla stagione estiva e delle ferie.

LĠimprevedibilitˆ della vita e della Storia.

Tenuto presente tutto ci˜, comĠ possibile allora - per dirne una - che per tanti secoli Maratea  stato un vivace centro di commercio? Considerati tutti questi limiti alle possibilitˆ di produzione locale, da dove venivano quei prodotti esportati a Napoli dalla marineria marateota? Considerate le difficoltˆ dei collegamenti, come venivano smerciati nellĠentroterra i manufatti importati dalla cittˆ? Considerata la posizione di Maratea nella Penisola, la sua economia basata sul turismo pu˜ considerarsi quasi un miracolo, inspiegabile alla scienza della geografia economica?

La semplicitˆ della risposta nasconde la grande complessitˆ delle cose. é semplicemente da tenere presente che, cos“ come la vita per lĠindividuo, la Storia non si compone soltanto delle contingenze degli eventi a cui una comunitˆ o un gruppo di persone  messa davanti. Soprattutto essa  la serie di risposte, di azioni e di progetti che quella comunitˆ o un gruppo di persone mette in campo per affrontarle. é in questo senso che si dice che non  la Storia a fare lĠUomo, ma sono gli Uomini a fare la Storia.

Senza tenere conto del fattore umano, infatti, i libri di Storia potrebbero essere scritti dagli agronomi e dai geologi, il che  abbastanza assurdo anche a solo a dirsi.

Le coordinate storiche di Maratea.

Ed  proprio qui, finalmente, che giungiamo alla risposta del nostro quesito iniziale. Dove si posiziona Maratea in una classifica del valore e della importanza di contributi alla storia dĠItalia?

Ovviamente da nessuna parte, per tale classifica non esiste e non pu˜ esistere. Non sono misure quantificabili, perchŽ troppo variegati sono quei contributi e pertanto sono impossibili da equiparare per una scala di valore. Si possono solo fornire le coordinate di quei contributi, ossia cercare di collocarli in un ˆmbito dello studio della Storia.

Come suggerito in precedenza, tale ˆmbito  quello dove pi prepotente emerge il fattore umano. La Storia di Maratea  una storia che ha per assoluti protagonisti gli Uomini, le loro azioni e le loro idee, i loro progetti, le loro conquiste e i loro fallimenti.

Ci mostra con brutale evidenza che nella Storia, cos“ come nella vita, raramente il fallimento  fatale e la vittoria, per contrasto, non  mai definitiva: la capacitˆ di Maratea, nel corso dei secoli, di reinventarsi e cambiare pelle  assolutamente emblematica in questo senso.

Il fattore umano.

Il ruolo dei marateoti, come individui e come membri una comunitˆ,  quindi la parte centrale del nostro discorso. Eppure, non  un mistero per nessuno che questo ruolo sia stato di recente molto ridimensionato o addirittura negato. Le ragioni di ci˜ hanno anchĠesse una storia e saranno al centro del prossimo articolo: Lo stereotipo del marateota.

Maratea 24 gennaio 2024

Luca Luongo

 

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